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Cronaca
9 Gennaio Gen 2019 1640 09 gennaio 2019

A che punto sono le indagini sulla discoteca di Corinaldo

Stallo a un mese dalla tragedia. Il rapper Sfera Ebbasta può essere sentito. Personale non in regola, focus su autorizzazioni e controlli: così si muove la procura. Ma chi chiede giustizia dovrà attendere.

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Un mese fa la tragedia di Corinaldo, la strage di Corinaldo, cinque ragazzini e una madre travolti dal panico scatenato non si sa ancora esattamente da cosa, dentro la discoteca Lanterna Azzurra, in vana attesa del rapper Sfera Ebbasta. E allora il pianto e lo stridor di denti e i funerali e gli inesorabili palloncini e messaggi agli “angeli volati in cielo”; ma pure le ugualmente immancabili polemiche per la troppa umanità adolescenziale stipata nel locale, per le vie di fuga che non erano proprio il massimo, per le curiose circostanze che volevano il rapper presente alle 22 quando in quell'ora stava in altro locale, a Rimini, e all'una di notte di lui a Corinaldo neanche l'ombra e, dopo il macello, non sarebbe mai arrivato. Un mese dopo, Sfera si è tatuato sei stelline quante sono le vittime, ha fatto in modo che tutti lo sapessero, si è confermato il più venduto nel 2018 e in sei famiglie che sono devastate e c'è chi lo accusa: hai sei morti sulla coscienza. Forse eccessivo, forse troppo facile, ma qualcosa da chiarire rimane se è vero che il procuratore capo di Ancona, Monica Garulli, non esclude di sentirlo in merito alle circostanze della sua esibizione mancata.

ALLA RICERCA DI TRACCE DELLO SPRAY URTICANTE

Già, è passato un mese e la sensazione è che di passi avanti le indagini non ne abbiano fatti. Non ancora. Con le famiglie che, comprensibilmente, invocano giustizia e il numero degli scettici che cresce. In realtà fino a questo momento l'inchiesta si è concentrata sulla causa scatenante, quanto a dire sui rilievi tecnici, i sopralluoghi insistiti nel locale, il primo il 21 dicembre 2018, poi uno nella giornata dell'8 gennaio 2019, ancora un altro, imminente, tra venerdì 11 e sabato 12, in una evidente accelerazione dell'iniziativa. Accertamenti irripetibili alla ricerca di tracce di capsaicina, il principio attivo del peperoncino, per capire se davvero è stato spruzzato, e da chi, lo spray urticante che avrebbe originato lo stato di allarme e di panico destinato a scatenare la ressa suicida: a tutta prima, era stato ipotizzato il coinvolgimento di un 17enne, il cui ruolo attivo si è tuttavia ridimensionato dopo un primo interrogatorio, anche se resta a suo carico una ipotesi per circostanze diverse: spaccio, forse rapina nella discoteca.

Le immagini della ressa fuori dal locale.
Ansa

STATO MISEREVOLE DELLA BALAUSTRA DI SFOGO

Con lo scanner al laser è stata tracciata una mappa tridimensionale del locale, volta a confermare la presenza di un numero abnorme di avventori, quasi tutti minorenni, ciò che anche il numero di tagliandi staccati è sembrato indicare fin da subito; in fase di verifica anche il sistema di aerazione, la macchina del fumo, il funzionamento dei frigoriferi per appurare l'eventuale presenza di elementi irritanti nell'aria. Tutto materiale le cui risultanze verranno vagliate dai tecnici del Ris di Roma, dall'ingegner Costanzo di Perna, consulente della procura, e dal colonnello dei carabinieri Marcello Mangione, cui spettano le verifiche sugli impianti di sicurezza, dalle luci alle porte di accesso, allo stato, apparentemente miserevole, della balaustra di sfogo della ressa che inopinatamente ha ceduto, originando il dramma.

Gran parte del personale attivo la notte tra il 7 e l'8 dicembre, secondo indiscrezioni giornalistiche, sarebbe stata non in regola se non addirittura improvvisata

In questo agitarsi felpato e spettrale di tute bianche tra scanner, proiezioni virtuali, nasi artificiali, rilevatori di polveri, in questo approccio marcatamente hi-tech sta tutto lo scrupolo ma anche la prudenza, se non l'incertezza attuale, della procura, che sembra voler acquisire il maggior numero possibile di sicurezze – quelle che ancora le mancano – prima di procedere a ulteriori passaggi, vale a dire gli interrogatori dei soggetti coinvolti a vario titolo, come il personale attivo la notte tra il 7 e l'8 dicembre – gran parte del quale, secondo indiscrezioni giornalistiche, non in regola se non addirittura improvvisata. Prima le risultanze scientifiche, fattuali, poi i faccia a faccia.

NOVE INDAGATI PER CONCORSO IN OMICIDIO COLPOSO PLURIMO

Intanto i pm coinvolti nelle indagini salgono a tre: se per la procura dei minori resta competente la dottoressa Giovanna Lebboroni, per quella ordinaria al sostituto procuratore originario, Paolo Gubinelli, è stata aggiunta la collega Valentina Bavai: chi sa di cose giudiziarie, chi segue la cronaca giudiziaria, trova evidente conferma che l'inchiesta, finora con nove indagati per concorso in omicidio colposo plurimo, più un decimo, minorenne, per altri reati, tende ad accumulare materiali, filoni di indagine, insomma a dilatarsi, e non sarà né facile né breve.

Il rapper Sfera Ebbasta.
Ansa

LA POSIZIONE DI SFERA POTREBBE RISULTARE NON RILEVANTE

Il procuratore Garulli, contattato al telefono da Lettera43.it, non parla. Ma dalla polizia giudiziaria presso la procura qualche elemento arriva. Anzitutto non è affatto scontato che venga sentito il rapper Sfera, la cui posizione, se pure può apparire discutibile nel senso dell'etica, ai fini dell'indagine penale risulterebbe viceversa non rilevante. In buona sostanza, a insistite sollecitazioni dai giornalisti il procuratore capo Garulli non ha escluso, in linea teorica, la eventualità di un colloquio. Allo stesso modo, ma più nel quadro dell'inchiesta, potrebbero venire convocati elementi del Comune in relazione alle autorizzazioni concesse e allo stato dei controlli esperiti nella discoteca. Ipotesi, tuttavia, funzionale all'esito dei riscontri esperiti in queste ore.

BATTESIMO DEL FUOCO PER IL PROCURATORE GARULLI

Quello che dall'interno della procura si sottolinea è la delicatezza delle ricerche, la necessità primaria di acquisire quegli elementi chiari, decisivi che al momento ancora mancano. «Ma non siamo stati con le mani in mano, l'attività è partita per tempo e viene protratta di giorno in giorno senza clamori ma con estrema convinzione, con la dovuta sollecitudine». E suona tanto come una rassicurazione di fronte allo scontento che a Corinaldo, e non solo, si respira. Certo ci vuole prudenza: in una indagine con sei morti per causa di divertimento, cinque dei quali ragazzini, la fretta meno che mai può essere buona consigliera. Chi chiede giustizia dovrà aspettare molto, per ottenerla, ammesso che si riesca a raggiungerla. Ma in molti per una tragedia così assurda rischiano: lo stesso procuratore capo Garulli, nominata appena ad agosto 2018, ha ricevuto il peggior battesimo del fuoco possibile e immaginabile, e sa che su questa inchiesta così dannatamente complicata si gioca molto, moltissimo.

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