Arresto Estradizione Cesare Battisti
La cattura di Cesare Battisti
Arresto Cesare Battisti Bolivia Trattativa
Cronaca
13 Gennaio Gen 2019 2133 13 gennaio 2019

La trattativa con la Bolivia dopo l'arresto di Cesare Battisti

Dopo il fermo a Santa Cruz, La Paz ha accelerato il processo di espulsione verso l'Italia bypassando il Brasile. Una mossa che permette alla giustizia del nostro Paese di far scontare l'ergastolo all'ex terrorista.

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Dalla cattura al volo verso l'Italia in meno di 24 ore. L'ultimo atto della fuga di Cesare Battisti dalla giustizia italiana si è consumato in modo molto rapido, a Santa Cruz, in Bolivia (leggi gli aggiornamenti sul suo arrivo in Italia). Secondo le ultime informazioni il volo italiano che riporterà nel nostro paese l'ex terrorista dovrebbe atterrare a Ciampino tra le 13 e le 14 del 14 gennaio, con Matteo Salvini che ha già fatto sapere di essere pronto ad aspettare il latitante per prenderlo in consegna. Con lui ci sarà anche il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede insieme agli uomini del Gom, il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, che scorteranno l'ex Pac al carcere di Rebibbia. Secondo il Guardasigilli l'ex terrorista sconterà per intero la pena, l'ergastolo, perché il rientro in Italia è avvenuto attraverso la Bolivia e quindi l'accordo preso con la giustizia brasiliana per un pena massima di 30 anni, sarebbe nullo. Ma la decisione di rientrare direttamente da Santa Cruz non è stata così semplice.

IN ORIGINE SI PENSAVA A UN PASSAGGIO DAL BRASILE

Secondo alcune fonti il governo italiano avrebbe preferito un passaggio di Battisti in Brasile, che fosse Jair Bolsonaro a gestire l'ultimo atto della vicenda. E su questo tema si sarebbe incentrata la lunga e cordiale telefonata tra il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ed il leader brasiliano. Tutto ciò in un quadro di garanzie e certezze che dovevano portare il super latitante in tempi rapidi in Italia, al massimo entro mercoledì 16. Conte non avrebbe comunque nascosto a Bolsonaro l'urgenza di poter assicurare alla giustizia italiana Cesare Battisti.

AEREO ITALIANO INVIATO IN BOLIVIA SUBITO DOPO L'ARRESTO

Ed è proprio per evitare intoppi e far seguire tutta la partita anche da "occhi" italiani che, in stretto contatto con il ministro dell'Interno Matteo Salvini e quello della giustizia Alfonso Bonafede, ha deciso di inviare a Santa Cruz un aereo del Cai, con a bordo uomini dei servizi segreti dell'Aise, già dalla serata del 12 gennaio: poco dopo che era giunta ai vertici nazionali la notizia dell'arresto del terrorista in Bolivia. Un aereo atterrato alle 17 ora italiana nel paese sudamericano e pronto a rientrare in qualsiasi momento.

LA SPINTA DELLE AUTORITÀ BOLIVIANE PER IL RIMPATRIO IN ITALIA

Ma l'accelerazione e il cambio di programma sono venuti proprio dalle autorità boliviane che, dopo aver approntato un decreto di espulsione, hanno chiesto di consegnare Battisti direttamente a Roma senza altri passaggi. E ciò non solo nel rispetto degli accordi sulle espulsioni vigenti tra La Paz e il nostro paese ma anche in considerazione di alcuni motivi legati alla sicurezza. La decisione del presidente boliviano Morales dovrebbe aver preso in contropiede le autorità brasiliane che, anche tramite il loro super ministro della Giustizia Sergio Moro, avevano chiesto di poter inviare un velivolo di stato brasiliano a Santa Cruz per prelevare Battisti e portarlo a Brasilia per poi consegnarlo, dopo alcune procedure di carattere tecnico-burocratico, alle autorità italiane.

IL GIALLO DELLA RICHIESTA DI ASILO A LA PAZ

Nel frattempo però era spuntato anche un possibile cavillo. L'Ombudsman (Difensore del popolo) boliviano, Jorge Paz, in un primo momento ha sostenuto che il governo di La Paz non ha dato una risposta definitiva alla richiesta di asilo presentata dal Cesare Battisti il 18 dicembre 2018 e che quindi è stata esaminata la «possibilità di interporre un ricorso costituzionale per far sì che il richiedente riceva una risposta alla sua richiesta». In un comunicato diffuso attraverso i social network in cui pubblica il testo integrale della richiesta di Battisti alla Commissione nazionale del rifugiato (Conare) in Bolivia, l'Ombudsman ha spiegato che il ministero degli Esteri boliviano ha ricevuto la sua domanda il 21 dicembre e che da allora non ha convocato l'interessato per una intervista, né gli ha comunicato il diniego della richiesta. I due punti, ha concluso, sono secondo le leggi vigenti parti fondamentali del dovuto processo nelle procedure di asilo. Nonostante questo però Paz e l'ambasciatore Placido Vigo hanno preso parte alla consegna di Battisti alla polizia italiana.

IN BRASILE SI RISCHIAVA UN NUOVO STOP DALLA GIUSTIZIA

Alla fine però, come confermato sia da Conte che da Salvini, il volo per Roma è partito. Il cambio di programma imposto dalle autortià boliviane è stato valutato attentamente dalle autorità diplomatiche e dai servizi di Italia e Brasile arrivando alla conclusione che effettivamente un passaggio a Brasilia poteva aumentare qualche rischio, qualche intoppo di carattere giuridico come, per esempio, la richiesta dell'habeas corpus da parte degli avvocati brasiliani di Battisti. Con l'avvio di una procedura da parte della magistratura locale per verificare se esistessero tutte le condizioni previste dalle leggi per la detenzione e l'estradizione in Italia del super ricercato. Una situazione che avrebbe potuto allungare a dismisura i tempi del rientro nel nostro paese. Un dato su cui hanno convenuto sia Roma che Brasilia che ha dato il via libera al rientro in Italia di Battisti direttamente dalla Bolivia a bordo del Gulfstream inviato dal governo italiano.

L'AMBASCIATORE: «EVITATO UN RISCHIOSO PASSAGGIO IN BRASILE»

L'operazione che ha permesso la partenza verso l'Italia di Cesare Battisti «è frutto del bel lavoro realizzato dalle autorità boliviane e dall'Interpol italiano», ha spiegato l'ambasciatore a La Paz, Vigo. Il diplomatico italiano ha inoltre sottolineato che la partenza diretta dell'aereo verso l'Italia, senza passare per il Brasile, «ha permesso di non impegnare il nostro governo al limite di condanna di 30 anni che avrebbe richiesto Brasilia, e ha evitato il rischio di un arresto» in extremis in territorio brasiliano con «l'ipotesi della necessità di una ulteriore richiesta di estradizione». Vigo, che ha gestito materialmente la definizione dell'«uscita obbligatoria» di Battisti decisa dalla Bolivia con il ministro degli Esteri boliviano Diego Pary, ha aggiunto di poter «sottolineare che si tratta del risultato di un paziente lavoro svolto negli ultimi 15 mesi». Dopo aver consegnato Battisti alla polizia italiana, il diplomatico ha segnalato che «la cooperazione con le autorità boliviane è stata eccellente e il governo di La Paz ha mantenuto sempre l'impegno preso con me». Ho svolto questa missione, ha concluso, «sempre pensando alle vittime e alla priorità per l'Italia».

PICCIRILLO: «ESPULSIONE POSSIBILE SOLO VERSO L'ITALIA»

A rinforzare l'ipotesi che Battisti non dovesse necessariamente passare per il Brasile è stato anche l'ex direttore degli Affari di Giustizia del ministero, Raffaele Piccirillo, che seguì il caso quando era ministro Andrea Orlando. «Battisti», ha spiegato Piccirillo, «non aveva mai preso la cittadinanza brasiliana. aveva una sorta di permesso di soggiorno che fu anche messo in discussione, in alcuni frangenti. L'espulsione avviene sempre verso il Paese di cui il soggetto espulso ha la cittadinanza. In questo caso, quindi, l'Italia è la destinazione naturale. Un passaggio in Brasile, oltre a complicare le fasi per il ritorno in Italia, sarebbe stato anche tecnicamente inadeguato».

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