Arresto Estradizione Cesare Battisti
La cattura di Cesare Battisti
Cesare Battisti Bolivia Vittime

Arresto di Battisti, la soddisfazione dei parenti delle vittime

Per Alberto Torregiani, il figlio del gioielliere ucciso nel 1979, forse è «la volta buona». Sollievo anche da Adriano Sabbadin che chiude all'ipotesi di perdono. Mentre Campagna teme dietrofront della Bolivia.

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Con l'arresto in Bolivia di Cesare Battisti e la sua tanto attesa estradizione in Italia dopo quarant'anni anni i familiari di chi è stato ucciso per mano dei Proletari Armati per il comunismo è arrivato il giorno della giustizia. Anni di speranze, delusioni e impegno in una battaglia mai chiassosa ma che ha sempre puntato a fare in modo che si riaprissero una volta per tutte le porte del carcere per l'ex terrorista che da quando è riuscito a fuggire dalla Francia ha vissuto godendo di una rete di protezione non da poco. Rete che il 12 gennaio è caduta.

TORREGIANI: «CREDO SIA LA VOLTA BUONA»

«È fatta. Credo sia la volta buona. Forse davvero è una buona giornata. Non oso pensare che ora possa trovare un escamotage. Sarebbe da scriverci un libro», ha commentato a caldo Alberto Torregiani, il figlio di Pierluigi, il gioielliere ucciso il 16 febbraio 1979, convinto che ormai la latitanza di Battisti sia finita. Lui che durante la sparatoria rimase ferito al punto da perdere l'uso delle gambe stamane ha ammesso di dover 'metabolizzare' la notizia: «Sono talmente esausto di questa storia che adesso sono svuotato. Doveva succedere anni fa».

«FIERO DEL LAVORO DELLA MIA FAMIGLIA»

«Sono fiero», ha aggiunto, «del lavoro fatto in famiglia, della determinazione, senza pretese ma con rispetto, con cui abbiamo chiesto giustizia. Urlare, in altre situazioni, è sembrata l'unica cosa giusta ma noi non lo abbiamo mai fatto». «Più tardi proverò sollievo e felicità», ha continuato dopo una notte insonne, quasi a presagire cosa stesse succedendo. «Adesso prendo almeno quattro caffè e mi metto a lavorare».

L'incontro tra Alberto Torregiani e Matteo Salvini.

CHIESTA «FERMEZZA» AL VIMINALE

Alberto, infatti, si sta occupando di FaPi, Fare Ambiente Piano Invalidi, movimento che punta ad abbattere le barriere architettoniche. Infatti, nel pomeriggio del 13 dicembre, quando alla scuola politica della Lega ha incontrato il ministro dell'Interno Matteo Salvini, non ha nascosto sollievo e commozione. «Penso che mio padre, Sabatini e Campagna possano finalmente riposare in pace», ha detto davanti a taccuini e microfoni. «La ferita non è ancora chiusa, sarà chiusa quando sarà determinata la carcerazione» ha concluso, precisando di chiedere al numero uno del Viminale «fermezza».

SABBADIN: «DI PERDONO NON SE NE PARLA»

Anche per Adriano Sabbadin, il figlio di Lino, il macellaio assassinato a Santa Maria di Sala (Venezia) lo stesso giorno del gioielliere (identici anche volantini e motivazioni) il 13 gennaio «è un momento di soddisfazione dopo 40 anni di attesa. Speriamo che sia la volta buona e che Battisti finalmente sconti la pena che merita. Di perdono», ha però continuato, «non se ne parla. È una parola che deve imparare Battisti».

ANDREA CAMPAGNA TEME DIETROFRONT DELLA BOLIVIA

Pure Maurizio Campagna, fratello di Andrea Campagna, l'agente ammazzato il 19 aprile 1979 a Milano é «contento. Però la Bolivia credo sia uno di quei Paesi che non concede estradizione, quindi adesso vorrei capire se ricomincia la tiritera del 2004 con la Francia. Speriamo questa volta venga estradato». A chiudere le parole Armando Spataro, il magistrato che, assieme a Corrado Carnevali, coordinò le indagini che nel giugno del '79 portarono all'arresto in flagranza dell'ex terrorista e di altre persone: «Si tratta di uno dei peggiori criminali che erano in circolazione e, dunque, soprattutto in ossequio alle legittime aspettative dei parenti delle persone che ha ucciso o che ha deciso di fare uccidere, quella del suo arresto è una buona notizia per la giustizia. Sarà ottima se e quando arriverà nel nostro Paese».

13 Gennaio Gen 2019 1938 13 gennaio 2019
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