Arresto Estradizione Cesare Battisti
La cattura di Cesare Battisti
Battisti Arrivo Italia
Cronaca
14 Gennaio Gen 2019 0814 14 gennaio 2019

Le cose da sapere sull'arrivo di Cesare Battisti in Italia

L'ex terrorista dei Pac è atterrato a Ciampino: «Ora so che andrò in prigione». Bonafede ha spiegato che sarà portato nel carcere di Oristano. La procura di Milano indaga sui fiancheggiatori.

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È atterrato all'aeroporto di Ciampino il Falcon 900 del governo italiano con a bordo Cesare Battisti. L'aereo è decollato da Santa Cruz, in Bolivia, dove l'ex terrorista è stato arrestato dopo una fuga dall'Italia durata 37 anni. Ai funzionari dell'Antiterrorismo che l'hanno preso in consegna, ha detto: «Ora so che andrò in prigione». È apparso rassegnato e ha ringraziato per come è stato trattato e per i vestiti più pesanti fornitigli in aereo. In conferenza stampa da Palazzo Chigi, il premier Giuseppe Conte ha dichiarato: «La cattura di Battisti è un grande risultato, che dovevamo ai familiari delle vittime. Grazie al Brasile e alla Bolivia». Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha annunciato ulteriori operazioni di polizia, per catturare terroristi «di ogni colore politico: bianco, rosso, verde». Mentre quello della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha spiegato che Battisti sarà portato nel carcere di Oristano. Aggiungendo che «è importante che sia caduto l'elemento della commutazione dell'ergastolo in 30 anni di reclusione, così sconterà la pena comminata dai tribunali italiani».

SALVINI E BONAFEDE IN AEROPORTO

Contrariamente a quanto filtrato in precedenza, quindi, Battisti non è passato dal carcere romano di Rebibbia. Da Ciampino è volato verso Cagliari, dopodiché è stato condotto via terra nel carcere di Oristano. A Ciampino, ad attendere l'ex terrorista dei Pac mai pentito, c'erano gli stessi ministri Salvini e Bonafede. «Spero di non incontrarlo da vicino», ha detto il titolare del Viminale, «l'arresto di Battisti non è un punto d'arrivo ma un punto di partenza. Sono sicuro che le forze dell'ordine, con i servizi d'intelligence, potranno riassicurare alle galere altre decine di delinquenti, vigliacchi e assassini che sono in giro per il mondo a godersi la vita». Trapelano intanto altri dettagli sul regime carcerario cui Battisti dovrebbe essere sottoposto. Per i primi sei mesi dovrebbe scattare l'isolamento diurno, ma la notizia non è ancora ufficialmente confermata. Si tratterebbe inoltre di un ergastolo ostativo, cioè senza la possibilità di ottenere benefici nell’esecuzione della pena, almeno se le condizioni non mutano.

Salvini e Bonafede a Ciampino prima dell'arrivo di Battisti.

LA PROCURA DI MILANO INDAGA SUI FIANCHEGGIATORI

Da Milano il procuratore generale Roberto Alfonso e il sostituto Antonio Lamanna hanno spiegato che l'arresto di Battisti è arrivato come conseguenza della «svolta a livello politico in Brasile». Ma soprattutto «grazie alla collaborazione di polizia» a livello internazionale. Alfonso ha precisato che «siamo soddisfatti dal punto di vista del lavoro svolto», ma la cattura apre anche un nuovo capitolo. La rete dei fiancheggiatori di Battisti, infatti, «sarà oggetto di ulteriori indagini». I due magistrati hanno spiegato che per arrestare il latitante è stata usata «una tecnologia molto avanzata ed è stata seguita la scia Internet», ma hanno preferito non aggiungere altri dettagli per tutelare gli sviluppi investigativi successivi. Un fascicolo sulla rete di protezione che ha aiutato Battisti, al momento senza ipotesi di reato e senza indagati, è stato aperto dal pm milanese Alberto Nobili, responsabile dell'Antiterrorismo. Nobili è in attesa della relazione della Digos, che verrà inizialmente depositata alla procura generale e poi girata direttamente a lui. I primi controlli su Battisti e sulla sua rete di 'protezione' sono cominciati lo scorso 16 ottobre ed è emerso che l'ex terrorista ha usato anche il suo profilo Skype 'Cesare 1900'.

GLI ULTIMI SPOSTAMENTI TRA BRASILE E BOLIVIA

Inquirenti e investigatori hanno ricostruito le tappe della fuga dell'ex terrorista dei Pac che era a Santa Cruz de La Sierra dal 16 novembre Cesare Battisti, poi è rientrato per una decina di giorni in Brasile e alla fine è tornato in Bolivia il 17 dicembre, passando il confine nei pressi della cittadina boliviana di San Matias, proveniente dal Mato Grosso. Secondo una prima ricostruzione di Lamanna, nei quasi due mesi di latitanza, dopo esser stato in Bolivia una prima volta, Battisti «scompare fino al 15 dicembre», dunque per una decina di giorni, «per ricomparire in Brasile, a San Paolo. Dalla megalopoli brasiliana l'ex terrorista dei Pac avrebbe preso un volo per raggiungere Sinop, una cittadina nel Mato Grosso dove molto probabilmente ha organizzato gli ultimi dettagli per il suo ritorno in Bolivia. Da lì si sarebbe spostato a Lucas do Rio Verde, a soli 150 km a sud, e il giorno dopo a Caceres, ultima grande città prima del confine. Che viene passato il giorno dopo: il sistema di localizzazione con il metodo a 'imbuto' lo colloca infatti a San Matiàs il 17 dicembre. Da qui Battisti sembra scomparire un'altra volta fino agli inizi di gennaio, tra il 5 e il 7: il segnale dei telefoni intestati a prestanome (uno in particolare) viene individuato in Plaza 21 di dicembre a La Paz, non molto lontano dall'aeroporto. È l'ultimo segnale che spinge gli investigatori a tornare in Bolivia. Da quel giorno Battisti è seguito costantemente fino al suo ritorno a Santa Cruz de La Sierra, dove viene bloccato nel pomeriggio di sabato 12 gennaio.

I RADICALI PROTESTANO CONTRO L'ECCESSIVO CLAMORE MEDIATICO

Intanto si registrano le prime polemiche politiche. Il radicale Riccardo Magi, deputato di Più Europa, e il segretario di Radicali Italiani Silvja Manzi hanno detto infatti: «È avvilente vedere due dei massimi esponenti del governo andare ad accogliere un condannato in via definitiva per reati gravissimi all'aeroporto. Attorno a questo caso si è creato un eccessivo clamore mediatico. Dovrebbero occuparsene solo le forze dell'ordine e la magistratura per l'esecuzione della pena, non i politici».

GABRIELLI: «BATTISTI HA FATTO DEL MALE ALL'ITALIA»

«Abbiamo assicurato alla giustizia una persona pericolosa che ha fatto del male all'Italia e che si è dimostrato irridente e oltraggioso nei confronti del Paese», ha detto invece il capo della polizia, Franco Gabrielli, a margine di un convegno a Reggio Emilia. «Voglio sottolineare il lavoro della nostra Intelligence, della Digos e della questura di Milano che hanno lavorato assieme all'Interpol per raggiungere questo straordinario risultato», ha aggiunto.

SCALZONE «UNA GIORNATA PER CERTI VERSI TERRIBILE»

«Ho visto il frammento che le tv mandano come un tormentone della discesa di Battisti dall'aereo e del comitato di accoglienza con i ministri Salvini e Bonafede. La prima impressione è il senso di angoscia nel vedere un uomo preso, catturato, avviarsi quella che alcuni vorrebbero fosse la sua tomba anticipata»: sono rimbalzate fino alla casa parigina di Oreste Scalzone le immagini dell'estradizione in Italia di Cesare Battisti e il cofondatore di Potere Operaio. Una giornata «per certi versi terribile», ha detto l'ex terrorista. Per Scalzone, originario di Terni, oggi settantunenne, «scagliare prime pietre è un crimine vigliacco e infame» e, «a differenza di chi ha come professione quello di decidere sul destino altrui, qualunque soggetto 'privato', a meno che non sia preso sul fatto, colto in flagranza di reato, in qualsivoglia processo di tipo indiziario non si può mai pretendere di dire con la stessa certezza che sia, nella fattispecie, assassino».

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