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Come procede la detenzione di Cesare Battisti in Italia

L'ex terrorista dei Pac nel carcere di Oristano: «Ormai è tutto finito. Ho 64 anni, sono malato e sono cambiato». Ha chiesto di poter tenere con sé la foto di uno dei figli.

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Cesare Battisti, rinchiuso dal 14 gennaio nel carcere di Oristano, avrebbe detto di essere «malato» e «cambiato». L'ex terrorista ha parlato delle proprie condizioni con alcune guardie e con il direttore del penitenziario. Nel corso di questi colloqui, secondo l'ex presidente della Regione Sardegna Mauro Pili, uomo di centrodestra, l'ex membro dei Proletari armati per il comunismo avrebbe chiesto: «Mi dite in quale parte del mondo mi trovo?». Poi avrebbe aggiunto: «Ormai è tutto finito. Ho 64 anni, sono malato e sono cambiato».

HA DETTO DI NON ESSERE PIÙ LA STESSA PERSONE DI 40 ANNI FA

Incontrando Irene Testa, candidata a Garante delle persone private della libertà personale della Regione Sardegna e membro della presidenza del Partito radicale, e Maurizio Turco, coordinatore dei radicali, Battisti ha rivelato di avere iniziato a leggere il libro Se questo è un uomo. «Non si è lamentato delle condizioni di vita carceraria», ha detto Testa, «ma ha spiegato di avere subito una sorta di 'maltrattamento' per il fatto che lui non è la stessa persona di 40 anni fa, mentre è stato considerato, anche dai media, come se i reati li avesse commessi oggi».

VISITE MEDICHE E COLLOQUIO CON L'EDUCATORE

Tra il 14 e il 15 gennaio Battisti è stato visitato da un medico e poi ha avuto un colloquio con l'educatore. Il suo avvocato, Davide Steccanella, noto penalista milanese, ai giornalisti si è limitato a dire: «Non conoscevo Battisti, l'ho visto oggi per la prima volta. Ieri ha avuto una giornata pesantina, per giudicarlo umanamente un'ora non basta». Steccanella, che ha difeso anche Renato Vallanzasca, è un esperto degli Anni di Piombo.

LA RICHIESTA DI POTER TENERE LA FOTO DI UNO DEI FIGLI

Agli uomini del Gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria che lo hanno preso in consegna a Ciampino e portato nel carcere di Oristano, Battisti è apparso stanco e spaesato. Durante il volo ha chiesto più volte quale fosse la sua destinazione finale. Tra le poche cose che ha chiesto di tenere con sé, la foto di uno dei figli. La procedura non consente di trattenere effetti personali, ma la fotografia è stata presa in consegna e sarà tenuta da parte. Il comandante del Gom, Mauro D'Amico, ha spiegato che Battisti è stato portato a Oristano da una squadra di otto agenti e due ispettori. A parte gli indumenti e poco denaro in tasca, non aveva con sé praticamente nulla: il più era già stato prelevato dall'Interpol e dell'Antiterrorismo, dopo la cattura in Bolivia. L'ex terrorista, ha raccontato un agente, «non ha mai fatto resistenza e ha firmato con tranquillità il verbale, sull'aereo ha cercato di dormire ma non ci è riuscito».

L'ARRESTO? «QUASI UNA LIBERAZIONE»

Il funzionario Emilio Russo e il vicequestore Giuseppe Codispoti, i due poliziotti che quando Battisti è sceso dall'aereo a Ciampino erano alla sua destra e alla sua sinistra, hanno spiegato: «Non ha fatto errori, è probabile che fosse stanco di fuggire ma la sua latitanza era ben organizzata. Forse, l'unica sua debolezza, quella che l'ha tradito, è stata la voglia di passeggiare». Russo e Codispoti, assieme ai colleghi delle polizia boliviana, hanno dato la caccia a Battisti per le strade di Santa Cruz de la Sierra, concentrandosi in particolare su due quartieri residenziali: il Barrio Urbarì e Santa Rosita, dove era stato 'agganciato' il 4 gennaio l'ultimo segnale del telefono dell'ex terrorista: «L'arresto è stata per lui quasi una liberazione, ci ha detto che siamo stati bravi e che percepiva il nostro fiato sul collo».

Aggiornato il 22 gennaio 2019 15 Gennaio Gen 2019 1353 15 gennaio 2019
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