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Cronaca
22 Gennaio Gen 2019 0829 22 gennaio 2019

Così figli e nipoti dei capiclan volevano ricostruire la mafia

Grazie ai pentiti sono stati fermati Leandro Greco e Calogero Piccolo: l'accusa è di aver provato a ricostituire la Cupola a capo di Cosa Nostra. Si amplia l'inchiesta che ha portato agli arresti di dicembre.

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Ancora una volta è il ruolo dei pentiti ad aver reso possibile un nuovo colpo alla mafia, con l'arresto dei figli (e dei nipoti) degli storici capi clan. La dda di Palermo ha emesso un decreto di fermo nei confronti di sette persone accusate di far parte della ricostituita Commissione di Cosa nostra. Il progetto di ridare vita la Cupola era stato scoperto a dicembre e aveva portato al fermo di 47 tra boss e gregari. Tra i fermati ci sono Leandro Greco, nipote di Michele Greco il "papa" di Cosa nostra, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss ergastolano Salvatore Lo Piccolo.

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L'inchiesta, coordinata dal capo della Dda di Palermo Francesco Lo Voi, dall'aggiunto Salvatore De Luca e dai pm Roberto Tartaglia e Amelia Luise, ha consentito di confermare la ricostituzione della Cupola e di individuare, oltre a quelle già scoperte nell'inchiesta di dicembre, altre due figure di vertice: si tratta appunto di Leandro Greco, nipote dello storico capomafia di Ciaculli, Michele Greco, e Calogero Lo Piccolo, figlio del boss di San Lorenzo Salvatore Lo Piccolo. Entrambi partecipavano alle riunioni della rinata Commissione provinciale. Fermato anche Giovanni Sirchia, affiliato alla famiglia mafiosa di Passo di Rigano, e accusato di aver partecipato alla ricostituzione dell'organo direttivo di Cosa nostra occupandosi della consegna ai boss delle convocazioni per i summit e di aver accompagnato alcuni padrini alle riunioni. In cella anche Giuseppe Serio, Erasmo Lo Bello, Pietro Lo Sicco e Carmelo Cacocciola ai quali è stato contestato il reato di associazione mafiosa e alcuni episodi di estorsioni commesse nel territorio del mandamento mafioso di San Lorenzo.

Fondamentale per questa nuova ondata di arresti è il ruolo di Filippo Colletti, capomafia di Villabate fermato il 4 dicembre dai carabinieri con l'accusa di far parte della nuova commissione di Cosa nostra. Grazie alle sue dichiarazioni, e alle rivelazioni di un nuovo pentito, Filippo Bisconti, finito in manette nella stessa indagine, i pm della Dda di Palermo sono riusciti ad aggiungere un ulteriore tassello all'inchiesta sulla rinata Cupola. Colletti, ai vertici della nuova Commissione, venne intercettato mentre parlava in auto col suo autista Filippo Cusimano. «Si è fatta comunque una bella cosa.. per me è una bella cosa questa.. molto seria... molto...con bella gente.. bella! grande! gente di paese..vecchia gente di ovunque», disse confermando i sospetti degli inquirenti sulla restaurazione dell'organo direttivo. Colletti e Bisconti hanno rivelato ai magistrati il loro ruolo di vertice dei 'mandamenti' di Villabate e Belmonte Mezzagno. Entrambi hanno inoltre confermato la riorganizzazione della Commissione provinciale di Cosa nostra svelando le dinamiche interne alla stessa e hanno fornito elementi importanti a carico di Leandro Greco, Calogero Lo Piccolo e Giovanni Sirchia.

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