Salvini Strage Migranti

Salvini sui migranti è disumano per mero calcolo politico

Davanti all'ennesima strage il capo della Lega ha avuto una reazione agghiacciante ma funzionale al suo consenso. Per disinnescare l'emergenza sbarchi servirebbe una Ue più forte.

  • ...

I sondaggi che danno la Lega ben oltre il 30% grazie soprattutto al suo approccio alla questione migratoria dovrebbero preoccupare. Per due ragioni fondamentali. La prima è che essi denunciano come il senso di umanità degli italiani si stia indebolendo. Ed è significativo che questa tendenza si manifesti dietro lo scudo dell’anonimato garantito dai sondaggi, domani questa stessa garanzia sarà offerta dalla cabina elettorale. Ed è importante perché si ha a che fare con un veleno pericoloso in quanto foriero di una progressiva corrosione del collante sociale di un Paese. Un cancro che lo distrugge progressivamente. La seconda è che questa tendenza ha trovato nel ministro dell’Interno e vice-presidente del Consiglio Matteo Salvini il suo grande promotore e istigatore che, sondaggi alla mano, continua a investire nella ricerca del consenso a ogni prezzo; anche a quello del rispetto della persona e della convivenza in nome di una discutibile legalità.

Ultimo esempio: le agenzie stampa battono la notizia di una strage in mare. Oltre 100 morti. E il capo del Viminale cosa fa? Dichiara: «Io non sono stato, non sono e non sarò mai complice dei trafficanti di esseri umani, che con i loro guadagni investono in armi e droga, e delle Ong che non rispettano regole e ordini». Reazione agghiacciante per una persona che per missione istituzionale è chiamato a tutelare la convivenza e la giustizia in nome di «regole e ordini» non rispettati, come se si fosse in guerra e i migranti fossero dei disertori. E per il silenzio osservato in proposito da tutti i membri del suo governo con la sola, debole eccezione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Viene da chiedersi se forse, in cuor suo, Salvini pensi di poter essere giudicato complice delle stragi in mare nella misura in cui la sua azione abbia in qualche modo concorso a che si verificassero

Agghiacciante per la mancanza di un qualsivoglia cenno di dolore per un evento tanto grave e per la decisione di rifugiarsi in un’imbarazzante excusatio non petita, visto che nessuno lo ha mai accusato di complicità né con i trafficanti né con le Ong. Viene da chiedersi se forse, in cuor suo, pensi di poter essere giudicato complice di quella strage nella misura in cui la sua azione od omissione abbia in qualche modo concorso a che si verificasse. Come e dove?

CREARE ALLARME SENZA DARE SOLUZIONI CONCRETE: LA RICETTA SALVINI

Vorrei proporre qualche esempio in proposito:

- la criminalizzazione delle Organizzazioni non governative che ha trovato nella accusa, tristamente famosa, loro rivolta dal suo sodale Luigi Di Maio, ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro, di essere nientemeno che dei «taxi del mare» al servizio dei trafficanti; criminalizzazione di cui il ministro e vice-presidente del Consiglio Salvini si è subito impadronito facendone il caposaldo di una caccia alle streghe la cui colpevole insensatezza è stata clamorosamente denunciata dal fallimento delle tante accuse rivolte alle Ong rimaste, tutte, senza alcun seguito giurisprudenziale malgrado i ripetuti tentativi di qualche esponente della magistratura;

- l’apparente incapacità dimostrata fino ad ora dai servizi di sicurezza, italiani ed europei, di smantellare le reti di comando dei traffici di esseri umani che pure hanno dimostrato e dimostrano grande efficacia in materia di contrasto del terrorismo;

- l’evidente difficoltà del governo nella conclusione di siglare i tanti declamati accordi di riammissione con i Paesi che sono notoriamente all’origine dei flussi migratori. Si dirà che sono accordi difficili e solitamente onerosi: vero, ma se non si sono fatti passi avanti in questa direzione, e non se ne sono fatti, una ragione ci sarà pure. Ragione che non può essere elusa ricorrendo al solito «ci stiamo lavorando», oppure accusando l’Unione europea di scarsa collaborazione o, peggio ancora, di non fare abbastanza per «risolvere alla radice» le cause dei flussi migratori come ha ribadito il presidente del Consiglio nella sua visita in Niger e in Ciad di cui si ignorano i risultati concreti perché non comunicati e forse perché inconsistenti;

Le operazioni di recupero di un cadavere ritrovato lungo la spiaggia di Torre Melissa, nel Crotonese. Il corpo molto probabilmente apparteneva al migrante segnalato come disperso nello sbarco di 51 cittadini extracomunitari avvenuto sul litorale della cittadina lo scorso 10 gennaio.

- la chiusura dei porti, in questo contesto, oltre che essere velleitaria è una mistificazione visto che gli sbarchi continuano anche se per evidenti ragioni non lo dicono né il ministro dell’Interno né quello delle Infrastrutture;

- il persistente silenzio sulla politica di gestione che si intende portare avanti rispetto alla presenza delle centinaia di migliaia di migranti irregolari (illegali secondo Palazzo Chigi) che vagano per le nostre strade chiedendo la carità e/o cercando di vendere qualche calza di dubbia origine. A richiesta al riguardo non si risponde e scatta l’accusa ai governi precedenti di un buonismo scriteriato e/o di affarismo delittuoso, colpevole di aver favorito la formazione di questa bolla migratoria. Accusa non infondata alla quale però non segue alcuna indicazione di rotta per una sua soluzione, soprattutto a breve e medio termine. Viene il dubbio che questa scelta sia finalizzata a mantenere il Paese in uno stato di persistente e forse crescente fastidio/allerta/paura dei migranti e dunque di una diffusa insicurezza, pozzo di san Patrizio elettorale. A questo sarebbe funzionale anche lo smantellamento della strategia della distribuzione diffusa sul territorio dei migranti e la loro concentrazione in mega strutture. E se già si pensasse a una futura, grande sanatoria simile a quella varata con la benedizione dell’ex ministro dell’Interno Bobo Maroni nel 2002-2003?

NELLA SCELTA DISUMANA DEL GOVERNO SI CELA UN DISEGNO POLITICO

In questo ampio contesto rientra anche l’accusa rivolta all’Unione di non fare abbastanza in materia migratoria in generale e in particolare in quella della ricollocazione/ripartizione dei migranti tra i Paesi membri. Si tratta di un’accusa legittima e condivisibile, ma che rivela una buona dose di ingenuità-ipocrisia. Come si fa a pensare che l’Ue possa imporsi in materia migratoria senza disporre di un potere sovraordinato rispetto a quello agli Stati membri? Al momento, infatti, qualunque decisione in proposito richiede il loro consenso e questi, con i sovranisti in prima linea, non ci pensano proprio a darlo, e offrono anzi un comodo alibi a quei Paesi che sovranisti non sono o non si dichiarano tali; e comunque non si vergognano di comportarsi come i primi. La conseguenza è stata che ed è che non si è trovato di meglio che ricorrere alla loro «disponibilità/volontarietà», col risultato che sappiamo: la vittoria dell’egoismo nazionale, una poderosa iniezione di insensibilità umana e sociale.

Solo una Ue con poteri sovraordinati rispetto a quello degli Stati membri in materia migratoria potrebbe aprire la strada a una gestione strutturalmente appropriata dei flussi

In parallelo non deve stupire se l’accordo di Dublino continua ad essere vigente. Si tratta dell’accordo – quello del primo approdo per intenderci – che l’Italia ha sottoscritto a suo tempo quando era nel suo interesse per essere poi duramente contestato quando la direzione dei flussi migratori è cambiata a nostro danno. Morale? Solo una Unione con qualche potere sovraordinato rispetto a quello degli Stati membri in materia migratoria potrebbe aprire la strada a una gestione strutturalmente appropriata dei flussi. Un’Unione più forte, naturalmente, non quella ricercata dai sovranisti.

In definitiva, ho la netta impressione che la gestione emergenziale dei flussi migratori che si sta portando avanti sia funzionale a un certo disegno di governo; anche nella sua componente di disumanità. Con buona, anzi, cattiva pace dei governi che con la loro titubanza concettuale e in definitiva anche politica ne hanno inconsapevolmente favorito l’incubazione. Intanto si muore e ce ne importa sempre di meno anche se poi ci si riscopre “persone” quando un geniale disegnatore ci scuote con l’immagine del piccolo annegato con la pagella cucita addosso. Come dire: indignazione e dolore per uno, silenzio e indifferenza per 100. Alla prossima strage, forse già in corso.

22 Gennaio Gen 2019 0800 22 gennaio 2019
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso