Cgil Congresso Landini Segretario Generale
Cronaca
23 Gennaio Gen 2019 0807 23 gennaio 2019

Intesa per Landini nuovo segretario generale della Cgil

Vincenzo Colla sarà vice. Al centro dell'accordo anche la composizione dell'intera segreteria confederale, che dovrebbe essere composta da 10 persone.

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La Cgil ha trovato l'intesa per il nuovo vertice, con Maurizio Landini segretario generale e Vincenzo Colla vice. Oltre a Colla alla vicesegreteria dovrebbe andare anche una donna, Gianna Fracassi. Al centro dell'accordo, che è stato raggiunto nella notte tra il 22 e il 23 gennaio, anche la composizione dell'intera segreteria confederale, che dovrebbe essere composta da 10 persone: sette dell'area Camusso e tre dell'area Colla. Complessivamente i colliani dovrebbero avere circa il 40% del direttivo. Il 23 gennaio, nell'ambito del 18esimo Congresso nazionale del sindacato a Bari, si riunirà la commissione elettorale degli oltre 800 delegati, e il giorno seguente si procederà appunto all'elezione del successore di Susanna Camusso.

COLLA RIVENDICA DI AVER TENUTO UNITA LA CGIL

«Abbiamo trovato la soluzione per tenere unita la Cgil, lo voleva la nostra gente e lo voleva anche il Paese», ha spiegato Colla, affermando di aver «ritirato la disponibilità a fare il segretario generale perché abbiamo fatto un accordo. Ho voluto far di tutto per non rompere la Cgil, al voto andrà un unico segretario, che sarà il segretario di tutti». La Cgil «è la casa più importante che ha sempre tenuto insieme tutte le culture di sinistra, riformiste e, quindi, non potevamo permetterci, in un momento così delicato per il Paese, di indebolirci sul linguaggio della rottura. Abbiamo messo insieme i tanti 'io' che fanno il 'noi' di questa organizzazione, li dobbiamo tenere insieme e fare il 'come', che è il contenitore della Cgil, quel quadratino rosso che noi vogliamo preservare sempre». Il sindacato, inoltre, «chiede un dialogo al governo, lo ha sempre fatto e continuerà a farlo. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha fatto un errore a non venire qui, perché il pluralismo è questo: si viene e ci si confronta. Anche perché quando loro non ci ascoltano, fanno anche tanti pasticci. Sarebbe meglio che ci convocassero, poi vedano loro. Non ci vogliono convocare, non vengono ai congressi, mi sembra un modello di democrazia che, se supera i corpi intermedi, rende un po' difficile la gestione della complessità in questo Paese».

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