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Il generale dei carabinieri Casarsa indagato per il caso Cucchi

L'alto ufficiale, fino a un mese fa capo dei corazzieri in servizio al Quirinale, è accusato di falso in atto pubblico. Ma ha negato ogni addebito.

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Il generale dei carabinieri Alessandro Casarsa.

Nell'inchiesta bis della procura di Roma sui depistaggi che hanno avvolto il caso Cucchi c'è un altro indagato eccellente: il generale dei carabinieri Alessandro Casarsa, fino a gennaio capo dei corazzieri al Quirinale, attualmente in attesa di una nuova destinazione e nel 2009, con il grado di colonnello, comandante del Gruppo Roma. Casarsa, come spiega il Corriere della Sera, è indagato per falso in atto pubblico, insieme agli altri ufficiali già finiti sotto inchiesta per aver manipolato, secondo l'accusa, almeno due relazioni di servizio. Casarsa è stato interrogato dal procuratore Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, davanti ai quali ha negato ogni addebito e si è detto estraneo a qualunque tentativo di intralciare la verità sulla morte di Cucchi. Ma gli accertamenti della procura non si fermano. Al centro della vicenda che ha coinvolto Casarsa ci sono le annotazioni sulle condizioni di salute di Cucchi, redatte dai carabinieri Gianluca Colicchio e Francesco Di Sano, ai quali dopo la morte del detenuto era stato chiesto di riferire quello che avevano visto e sentito la notte dell’arresto. Il luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, comandante della stazione dei carabinieri di Roma-Tor Sapienza già inquisito per questo episodio, ha raccontato che le relazioni furono in seguito modificate dopo l’intervento del maggiore Luciano Soligo. Secondo Colombo il maggiore, che si è avvalso della facoltà di non rispondere, parlava al telefono con un superiore chiamandolo «signor colonnello». E fece trasmettere per posta elettronica le annotazioni all’allora capo dell’ufficio comando del Gruppo Roma, il tenente colonnello Francesco Cavallo, il quale le rimandò indietro modificate, con l’indicazione «meglio così». Dalle relazioni erano spariti i riferimenti a «forti dolori al capo e giramenti di testa», nonché a difficoltà a camminare, tremori e dolori al costato lamentati da Cucchi. Di Sano accettò di firmare la relazione modificata, Colicchio no. Cavallo ha detto ai pm di non ricordare le modifiche, ma che in ogni caso tutto fu fatto in accordo con il comando del Gruppo Roma e che se ne era occupato pure il suo diretto superiore, il colonnello Casarsa.

6 Febbraio Feb 2019 0929 06 febbraio 2019
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