Spesa Cure Vendite Immobiliari

In 3 milioni vendono casa per curarsi: qualcosa non torna

La notizia è vecchia di un anno. Le fonti sono imprecise. E basta consultare l'Agenzia delle entrate per capire che i dati sono gonfiati e mal interpretati. 

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Un titolo apparso su Affari Italiani ha attirato la mia attenzione: «Spese sanitarie consultabili online: 2,8 mln vendono casa per permettersele». Nel testo dell'articolo ci spiegano:

Gli italiani pagano 40 miliardi di euro (9,6% in più rispetto al 2013-2017), per acquistare 150 milioni tra cure e prestazioni, farmaci, visite specialistiche e protesi. 7 milioni di italiani si sono indebitati per curarsi e 44 milioni se le pagano di tasca propria. Addirittura 2,8 milioni di italiani si sono venduti la casa per permettersi le cure.

Non viene riportata la fonte da cui è tratto il dato sulle case vendute per pagare le spese sanitarie. E onestamente quel numero mi pare un filo assurdo. Da dove l'ha ricavato l'autore dell'articolo? L'unico link che ci viene dato (o meglio che viene segnalato, ma come al solito senza collegamento ipertestuale, perché aiutare il lettore a verificare le fonti è cosa per pochi) è quello a sistemats.it dove non si parla di vendite d'immobili, ma solo di spesa sanitaria.

L'ARTICOLO DI UN ANNO PRIMA SU IL SOLE 24 ORE

Una veloce ricerca sul web mi porta però a un articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore lo scorso anno praticamente identico a quello di Affari italiani di quest'anno, quasi un copia e incolla. Il titolo recita: «Spesa sanitaria di tasca propria a 40 miliardi: 7 mln di italiani indebitati e 2,8 mln vendono la casa». Anche il Sole cita lo stesso numero, 2,8 milioni di italiani avrebbero venduto casa per pagarsi le spese sanitarie. Ma avete notato una cosa? L'articolo del Sole è di giugno 2018, quello di Affari Italiani è di febbraio 2019, la notizia è la stessa. Affari Italiani passa per news qualcosa uno studio vecchio di otto mesi, va bene lo slow journalism, ma questa notizia appare un filo stantia.

LA FONTE: L'VIII RAPPORTO CENSIS-RBM ASSICURAZIONE SALUTE

Ma andiamo avanti. Il Sole 24 ore, a differenza di Affari Italiani, spiega da dove arriva quel numero: «A tracciare il quadro di una spesa sanitaria privata “fuori controllo” è l'VIII Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute, presentato oggi a Roma in occasione del Welfare Day 2018». Anche loro non lo linkano, ma almeno ci permettono di arrivare a una fonte del dato (qui il link al rapporto). A pagina due ci viene spiegato che:

Il presente Rapporto è stato realizzato grazie al supporto incondizionato di RBM Assicurazione Salute Spa

A pagina 17 dello stesso c'è un grafico (il n.16) purtroppo non in grande qualità:

Il grafico del Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute che mostra come pagano gli italiani le cure private.

Come si può osservare nel grafico viene spiegato che degli italiani che fanno uso di cure private un 20,8% è costretto a fare delle rinunce. Nel testo che accompagna il rapporto viene spiegato:

Nel 2017 oltre 11 milioni di italiani hanno dovuto indebitarsi per finanziare le proprie cure,
hanno dovuto intaccare i propri risparmi e poco meno di 3 milioni sono arrivati vendere
i propri immobili o a liquidare i propri investimenti mobiliari (prevalentemente Titoli di Stato).

La frase a mio avviso è stata fraintesa. Nel rapporto si parla di persone che hanno venduto immobili e/o investimenti mobiliari, con specifica molto chiara: prevalentemente titoli di Stato. I 2,8 milioni che vengono citati da tutti i giornali in realtà sono molto inferiori, vediamo insieme il perché.

I DATI SULLE COMPRAVENDITE IMMOBILIARI

Il rapporto usa come anno di riferimento il 2017. Si parla di case e sul sito dell'Agenzia delle Entrate sono raccolti i dati sui volumi delle compravendite. Li potete trovare qui. Non esiste ancora un documento definitivo per il 2017, solo un risultato provvisorio che tiene però già conto di tutti e quattro i trimestri. Si parla di 391.763 compravendite durante l'anno. Ovviamente non esiste una specifica delle motivazioni che hanno portato alla vendita, ma non credo che neppure la metà di quelle proprietà siano state vendute per pagare dei farmaci. Ci saranno casi, possibilissimo. Ma è evidente che non si tratti di compravendite immobiliari. Anche sommando quelle non residenziali non ci si avvicina minimamente ai numeri citati. Sarei inoltre curioso di sapere come siano stati raccolti i dati, ma come sempre il mio compito si limita alla verifica di quelli che ci sono stati presentati. Se devo dare un giudizio trovo quel titolone, al pari di quelli sui «suicidi per crisi», sensazionalismo spinto dalla necessità di dipingere un quadro di un determinato genere. Fossi il giornalista che ha firmato quegli articoli comincerei col correggere, e magari a farmi qualche domanda sui dati raccolti dal rapporto, per poterne dare un'interpretazione più corretta.

18 Febbraio Feb 2019 1700 18 febbraio 2019
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