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Camorra infiltrata in Veneto, 50 arresti tra Venezia e Caserta

Guardia di finanza e Polizia hanno eseguito una cinquantina di misure cautelari. In manette il sindaco di Eraclea per voto di scambio. Per i fermati l'accusa è di associazione a delinquere di stampo mafioso.

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Colpo alla camorra infiltrata in Veneto. La Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla Dda di Venezia, hanno eseguito 50 misure cautelari e 11 provvedimenti di obbligo di dimora e di altro tipo. Sequestrati anche beni per 10 milioni. Gli arresti sono scattati a Venezia, Casal di Principe, in provincia di Caserta, e in altre località. I destinatari del provvedimento sono accusati, a vario titolo, di associazione a delinquere di stampo mafioso e altri gravi reati.

OLTRE 300 AGENTI IMPEGNATI

L'indagine è stata condotta dal Gico del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Trieste e dalla squadra mobile di Venezia. Dalle prime ore dell'alba sono stati impegnati per eseguire le misure cautelari oltre 300 uomini dello Scico della Gdf, dello Sco della Polizia e del nucleo di polizia economico-finanziaria di Venezia. I dati salienti dell'intervento saranno comunicati dal Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho e dal Procuratore Distrettuale di Venezia Bruno Cherchi in un incontro con la stampa alle ore 11.30 nei locali del tribunale di Venezia.

TRA GLI ARRESTATI ANCHE IL SINDACO DI ERACLEA

L'inchiesta vedrebbe coinvolti a vario titolo almeno un avvocato e dei commercialisti. Tra i filoni d'indagine anche l'ipotesi di rapporti con la politica e il voto di scambio, in particolare in rapporto con il clan dei Casalesi. A coordinare l'inchiesta è il sostituto procuratore veneziano Roberto Terzo, mentre l'ordinanza con i provvedimenti restrittivi - oltre 1.100 pagine - è stata emessa dal gip Marta Paccagnella. Il blitz è scattato tra le 4.00 e le 5.00 di stamani, con i primi arresti. Tutto ruoterebbe attorno al mondo dell'edilizia legato alle costruzioni lungo la costa adriatica veneziana, da San Donà di Piave a Bibione, Caorle e oltre. Il sindaco di Eraclea, Mirco Mestre, figura tra gli arrestati. Mestre, che è avvocato, era stato eletto primo cittadino nel maggio 2016, con una lista civica di centrodestra. I 50 arrestati sono stati trasferiti in penitenziari di tutta Italia, in particolare nell'Italia centrale.

PRIMO CASO DI VOTO DI SCAMBIO IN VENETO

Il Procuratore capo di Venezia, Bruno Cherchi, ha spiegato che l'arresto di Mestre, rappresenta il primo caso in Veneto di voto di scambio, accertato nel corso delle elezioni comunali del 2016. «Abbiamo accertato», ha detto Cherchi, «che vi è stato nelle elezioni del 2016 uno scambio elettorale con la criminalità organizzata, non per tantissimi voti ma sufficienti, in cambio di coperture e 'strade' più rapide per la gestione delle loro attività. Il primo caso in Veneto». Non solo Cherchi ha anche specificato che «il coinvolgimento di un sindaco per mafia è il primo caso in assoluto per il Veneto». Di fatto, Mirco Mestre avrebbe ricevuto «quei pochi voti necessari» per essere eletto in «cambio di favori», ha aggiunto, «al clan dei Casalesi».

LA PROCURA: A RISCHIO UNA FORTE PENETRAZIONE NEL TESSUTO DEL NORDEST

Cherchi, illustrando l'operazione anticamorra, ha spietato «Questa operazione per la prima volta ha accertato la presenza della criminalità organizzata strutturata nel territorio veneto, profondamente penetrata settore economico e bancario». «Questi sono aspetti», ha aggiunto, «che devono far riflettere tutti noi ma anche la comunità veneta e del Nordest, sui pericoli che a questo punto sono fatti accertati, per evitare che anche queste regioni diventino sede stabile della criminalità organizzata».

COSCHE AGIVANO AUTONOMAMENTE

Il procuratore capo ha anche spiegato che per la prima volta in Veneto è stata registrata «la presenza da anni di una cosca che facendo riferimento al clan dei casalesi si era organizzata autonomamente». «A mia memoria», ha aggiunto Cherchi, «è l'operazione più importante nei confronti della Camorra nel Nordest, nata da dichiarazioni di alcuni pentiti e gestita con capacità di Gdf e Polizia, che sono riuscite con molta pazienza a ricostruire movimenti bancari, accertamenti e intercettazioni telefoniche; un'attività coordinata con disponibilità al confronto e stimolo reciproco che ha dato risultati di rilievo».

CAMORRA INSERITA NEL TESSUTO PRODUTTIVO VENETO

«Con questa indagine», ha precisato Cherchi, «abbiamo individuato gravi indizi di un inserimento non casuale o marginale, ma stabile in attività produttive e anche nel controllo del territorio, secondo caratteristiche tipiche della criminalità organizzata. Si è trasferito in questa zona del Veneto un controllo del territorio che di norma non era stato ancora accertato in questi termini». Per il magistrato «anche molti locali ed esercenti pubblici garantivano la presenza della criminalità organizzata, che dava garanzie di stabilità».

ATTIVITÀ CRIMINALE A TUTTI I LIVELLI

L'attività del sodalizio criminale si declinava «nella commissione di svariati delitti, dal riciclaggio all'usura, alle rapine, e soprattutto», ha puntualizzato il procuratore, «un'attività estorsiva che passava attraverso l'organizzazione di strutture societarie che venivano create con l'obiettivo di farle fallire, lasciando i soggetti entrati in contatto nelle condizioni di creditori insolventi. Questa attività non era disgiunta dalle più classiche attività dello spaccio di sostanze stupefacenti, della gestione della prostituzione, dell'introduzione di lavoratori in maniera illegale nelle imprese. Soggetti locali non solo conoscevano questa situazione ma vi hanno partecipato. Da un momento iniziale nel quale erano vittime dell'inserimento dei soggetti in attività di usura, successivamente», ha concluso, «vi era un accordo che ha reso più facile l'inserimento dell'attività criminale camorristica».

INDAGINE INIZIATA NEL 1996

L'attività investigativa anticamorra che ha portato agli arresti «è enorme, parte addirittura dal 1996, in essa sono stati riversati elementi che compaiono da oltre 20 anni, personaggi che hanno sviluppato un ruolo camorristico di rilievo da tantissimo», ha spiegato il Procuratore nazionale antimafia, Federico Cafiero de Raho. Nel Veneto orientale, ha sottolineato De Raho, «la Camorra non si comporta diversamente che in Campania o altre regioni. Quel che è avvenuto altrove è stato replicato. In questo territorio di volta in volta venivano svolti gli elementi sintomatici, le estorsioni, e su queste si interveniva con arresti, e già da anni emergeva una modalità mafiosa di agire sul territorio».

19 Febbraio Feb 2019 0815 19 febbraio 2019
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