Maestro Foligno Bambino Nero

La discriminazione del bambino nero da parte di un maestro di Foligno

Un insegnante, poi sospeso e denunciato, ha chiesto a un alunno di voltarsi, dicendo: «Troppo brutto questo bimbo di colore!». Episodio analogo con la sorella. Le scuse con i genitori: «Era per l'integrazione».

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Gli alunni lo hanno raccontato ai genitori e dai genitori la vicenda è finita in uno studio legale. A Foligno in provincia di Perugia, alla scuola del quartiere Monte Corvino, un maestro di scuola elementare ha fatto voltare un bambino nero di spalle, chiedendogli di guardare un segno disegnato sul vetro della finesta, e ha detto di fronte a tutta la classe: «Ma che brutto che è questo bambino nero! Bambini, non trovate anche voi che sia proprio brutto? Girati, così non ti devo guardare». Sembrerebbe una storia di razzismo, perpetrato a danno di un bimbo e in mezzo ad altri bambini, che tuttavia l'insegnante ha motivato definendola «un'attività per l'integrazione finalizzata a far prendere coscienza agli studenti del concetto di differenza razziale e di discriminazione». Un «malinteso» per il quale l'insegnante ha presentato «le sue scuse ai genitori dell'alunno coinvolto e in generale ai genitori dell'intera classe». Anche se la stessa umiliazione sarebbe stata fatta subire alla sorella più grande.

IL MIUR SOSPENDE IL DOCENTE IN VIA CAUTELARE

Nando Mismetti, il primo cittadino della cittadina ha spiegato a Repubblica: «Stiamo facendo tutte le verifiche del caso, che è esploso il 20 febbraio dopo un post pubblicato su Facebook in cui si raccontava la vicenda». «Ho informato il direttore dell'Ufficio scolastico regionale, ritengo molto grave quello che è emerso e preferisco non fare ulteriori dichiarazioni perché non voglio inficiare un’indagine interna che deve essere rigorosa ed efficace», ha detto la dottoressa Marconi. Secondo il professore il suo intento sarebbe stato il contrario di quello che gli viene attribuito: mostrare ai bambini cosa è il razzismo e cosa è l'ingiustizia. In serata fonti del Miur hanno reso noto che il «docente sarà sospeso dal servizio in via cautelare» e che il provvedimento è in «via di notifica». L'Ufficio scolastico regionale avvierà il relativo procedimento disciplinare.

IL PADRE DEL BIMBO: È RAZZISMO

Lapidaria la valutazione del padre: «È un episodio di razzismo e non si è trattato di un esperimento sociale. I miei figli stanno male», ha detto ai giornalisti fuori dal cancello della scuola dopo aver incontrato la preside in compagnia della moglie. Con i genitori dei bambini c'era anche il loro legale, l'avvocato Silvia Tomassoni. L'uomo è originario della Nigeria e in Italia da 17 anni. «I miei figli», ha detto ancora l'uomo, «stanno molto bene dentro la scuola con gli altri bambini, il problema è soltanto con questo maestro. In tanti anni che siamo in questo Paese», ha detto ancora, «è la prima volta che ci capita una cosa del genere». Ha poi sottolineato la solidarietà degli altri genitori evidenziando che l'Italia «non è un Paese razzista». «Altrimenti», ha continuato, «non saremmo qui da tanto tempo. In Italia abbiamo fatto tante cose belle, tra cui i nostri cinque figli». Prima di salire in auto con la moglie e il legale rispondendo alla domanda se crede alla versione del maestro in merito all'esperimento sociale, ha sottolineato che il docente «non aveva informato gli alunni». «E comunque», ha concluso, «non riterrei giusto che possa aver preso i miei figli per fare un esperimento». Dopo la visita a scuola i genitori e il legale si sono recati in procura a Spoleto per sporgere denuncia contro il supplente.

«NOSTRA FIGLIA APOSTROFATA COME SCIMMIA»

Intervistati da Repubblica, i due genitori hanno ripercorso di quanto avvenuto ai figli. «A nostra figlia ha detto: sei così brutta che possiamo chiamarti scimmia», hanno raccontato Odigie e Favour nello studio del loro avvocato. Il padre ha ricostruito la vicenda spieganto che i fatti si sono svolti tra venerdì e sabato. Il 15 il docente avrebbe portato il figlio in un altra classe «per far vedere quant'era brutto», mentre il giorno dopo sarebbe avvenuto l'episodio della classe del bimbo. Nei giorni precedenti gli eposizodi con la sorella, che ha raccontato di essere stata insultata e appunto apostrofata come «scimmia».

IL DOCENTE: AVEVO AVVERTITO GLI ALUNNI CHE ERA UN ESPERIMENTO

In una intervista a Porta a porta, il docente ha ribadito la sua versione: si trattava, ha detto di «una sperimentazione didattica che puntualmente ho annunciato ai ragazzi». «Ho detto - ha sostenuto ancora il maestro -: possiamo fare una cosa di questo tipo? E loro mi hanno risposto: proviamo». L'uomo ha spiegato anche di avere avvisato gli alunni e sottolinea che in quel momento in classe si parlava «della Shoah, dell'integrazione». «E quindi - ha concluso il maestro - era per suscitare una provocazione».

LE CRITICHE ANCHE DEGLI ALTRI GENITORI

«Non si può far provare un sentimento di vergogna a un bambino di 10 anni che ancora non ha sviluppato una capacità di pensiero astratto». Ha commentato così la vicenda Silvia, psicologa e mamma di una bimba di prima elementare, parlando di quanto accaduto a Foligno. «Anche se si fosse trattato di un esperimento sociale», ha aggiunto la professionista, «il metodo adottato lo ritengo profondamente sbagliato». Un pensiero che accomuna praticamente la totalità dei genitori e dei nonni che stamani hanno accompagnato i propri figli e nipoti presso l'istituto dove sarebbe accaduto il presunto episodio di razzismo. «È una vicenda talmente grande è paradossale», ha detto un nonno, «che merita un approfondimento serio. Di certo», ha aggiunto, «neanche il peggior razzista può dire una cosa del genere a un bambino». E c'è chi, tra i genitori, auspica che «vengano presi provvedimenti molto seri». Tra le voci raccolte anche quella di un giovane padre che ha tenuto a sottolineare come «questo sia un episodio isolato avvenuto all'interno di una scuola dove mai era accaduta una cosa del genere».

Aggiornato il 22 febbraio 2019 21 Febbraio Feb 2019 1328 21 febbraio 2019
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