Code Reddito Cittadinanza Burocrazia
Cronaca
9 Marzo Mar 2019 1500 09 marzo 2019

Quante ore perdono gli italiani in coda

Ogni giorno l'attesa agli sportelli pubblici, siano essi della Asl o dell'anagrafe, ci ruba tempo e denaro. Solo per gli imprenditori si parla di 20 mld l'anno. Il punto. 

  • ...

Il D-Day del reddito di cittadinanza è trascorso senza particolari disagi né emergenza code: qualche fila ai Caf e niente più. Ma quanto tempo trascorriamo aspettando il nostro turno a un semaforo o a uno sportello? Secondo una ricerca di Traffic Scorecad realizzata da Inrix, ogni cittadino romano spende, in media, 35 ore della propria vita imbottigliato nel traffico. A Mosca, una delle metropoli più congestionate al mondo, si sfiorano persino le 130. Ore perse per sempre, dal costo economico, in termini di Pil, assai rilevante.

E poi ci sono le code davanti agli sportelli delle Asl e della pubblica amministrazione. Anche questo tipo di ingorgo dovuto alla burocrazia ha un costo, che in Italia supera i 20 miliardi di euro annui e grava anche sul tessuto produttivo. Questo nonostante ogni governo fissi al vertice della propria agenda la digitalizzazione della Pa. Secondo uno studio della Cgia di Mestre su dati Istat, la situazione nei nostri uffici non solo non sta migliorando ma, negli ultimi 20 anni, è persino peggiorata.

L'andamento dell'attesa agli sportelli della Pa dal 1997 al 2017.

UN ITALIANO SU DUE IN CODA PER PIÙ DI 20 MINUTI

Per il centro studi della Cgia, nel 2017 (ultimo dato disponibile) la coda davanti agli sportelli delle Asl è aumentata – rispetto al 1997 - di 19 persone. Quella che potremmo trovare di fronte all'anagrafe del nostro Comune di 13. Per continuare il paragone con il traffico stradale, la Barberino-Roncobilaccio della burocrazia italiana è rappresentata dagli ospedali, in cui si registrano le code più intense. Nel 2017, infatti, 52,7 intervistati su 100 – ben più di un interpellato su due - hanno dichiarato di aver atteso più di 20 minuti davanti allo sportello dell'Asl, il 56% in più rispetto a quanti si erano trovati nella stessa situazione nel 1997.

Il numero di persone che hanno atteso più di 20 minuti agli sportelli delle Asl.

LA GEOGRAFIA DELLE CODE: PIÙ LENTI AL SUD

Il report, oltre a ribadire che la burocrazia italiana è farraginosa e nemica del cittadino, conferma anche un altro storico pregiudizio: è al Sud che gli uffici pubblici lavorano peggio. O, comunque, più lentamente. «Le situazioni più difficili», evidenziano dalla Cgia, «si registrano presso gli sportelli delle Asl in Calabria, Basilicata e Puglia. Le attese in coda agli uffici anagrafe, invece, si sono fatte sentire in particolar modo nei Comuni del Lazio, Sicilia e Puglia». Le code di cittadini alle prese con scartoffie, marche da bollo, ticket e cartelle esattoriali vengono invece smaltite più rapidamente al Nord e, in particolar modo, al Nord-Est: «Tra le realtà regionali più virtuose», osservano gli analisti, «primeggiano Friuli Venezia-Giulia, Veneto e Valle d’Aosta. La regione più efficiente è il Trentino Alto-Adige».

FISCO E GIUSTIZIA, LUMACHE DELLA NOSTRA PA

Che la burocrazia portata agli eccessi rappresenti un freno per l'economia del Paese è ben rappresentato da questi dati: per pagare le tasse e assolvere dunque ai doveri civici di onesti contribuenti, gli imprenditori perdono in media 238 ore annue, quasi un mese di lavoro. Nei Paesi dell’area euro per sbrigare le medesime pratiche con il Fisco si trascorrono in fila davanti allo sportello 147 ore, vale a dire 11 giorni in meno. Ma le situazioni da “bollino nero”, quelle per le quali si sconsiglia di mettersi in viaggio durante i ponti e le ferie estive, si verificano come è noto sul fronte della giustizia civile. Se il Tribunale di Roma impiega 1.120 giorni (oltre tre anni) per definire una controversia, la media dei giudici nelle altre capitali europee è di 661 giorni, ben 459 in meno. Ingorghi che azzoppano le imprese nostrane e spaventano quelle estere, che infatti tengono lontani i loro capitali dal nostro Paese.

PER UN PERMESSO SERVONO 228 GIORNI DI MEDIA

Continuando con i raffronti con l'estero, sempre da una elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia su dati della Banca Mondiale (Doing Business 2019), emerge che nel nostro Paese sono necessari 228 giorni per ottenere tutti i permessi, i certificati e i documenti necessari per costruire un fabbricato a uso produttivo. In particolare, lo studio ha preso in considerazione i tempi necessari per compilare e ottenere la documentazione progettuale, tutte le autorizzazioni, le licenze, i permessi per registrare un capannone. La media dell'Unione europea è pari a 186 giorni: la burocrazia, dunque, ruba l'imprenditore italiano non meno di 42 giorni annui.

Quanti giorni occorrono per ottenere le autorizzazioni per fare impresa in Italia.

NEL 70% DEI CASI LA BUROCRAZIA PESA SUGLI AUTONOMI

E non crediate che questi giorni siano “virtuali”, usati come unità di misura per dare un peso specifico al tempo buttato via allo sportello: se si considera che oltre il 70% dei 3 milioni di artigiani e commercianti italiani lavora da solo, ogni commissione in un ufficio pubblico (uffici che, viene sottolineato nel report, spesso sono aperti solo al mattino), data l'impossibilità di demandare ad altri, si traduce materialmente in una saracinesca abbassata, uno studio chiuso, insomma, in una giornata di lavoro persa per mettersi in fila.

LE RESPONSABILITÀ DEL LEGISLATORE

A sorpresa, dall'analisi emerge anche un altro dato su cui sarebbe bene riflettere. La lungaggine della burocrazia italiana non è causata solo dalla digitalizzazione a rilento, dalla mancanza di mezzi e personale e dall'eventuale lassismo di chi siede al di là dello sportello, ma è continuamente alimentata dalla sovrapproduzione normativa del legislatore. Insomma, è ascrivibile al parlamento e – quando interviene con decreto – al governo. La politica ha dunque precise responsabilità nel ritardo italiano, non solo perché non interviene per migliorare la situazione, ma in quanto contribuisce attivamente al suo costante peggioramento, come dimostrano i dati che raffrontano gli ultimi 20 anni. «La responsabilità», segnala il segretario della Cgia, Renato Mason, «va ricercata negli effetti che caratterizzano moltissime leggi, decreti e circolari che, spesso in contraddizione tra loro, hanno aumentato a dismisura la burocrazia, complicando non solo la vita dei cittadini e delle imprese, ma anche quella degli impiegati pubblici».

IL COSTO PER LE IMPRESE È DI 22 MILIARDI L'ANNO

E il costo in termini economici? Lo rivela un altro report, Piccole imprese e Pubblica amministrazione: un rapporto (im)possibile, elaborato dalla Cna di Ravenna. Secondo lo studio, il gravame degli ingorghi allo sportello è quantificabile in 2 euro l'ora, vale a dire oltre 20 miliardi di euro l’anno (circa 22), perduti per inseguire i capricci dello Stato. Meno dell'equivalente, per restare sull'attualità, di quelli che l'esecutivo gialloverde dovrà ritrovare per disinnescare le clausole di salvaguardia dell'Iva. Forse anche per questo sarebbe bene intervenire al più presto e permettere al ceto produttivo di risparmiare tempo e, soprattutto, denaro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Correlati
Potresti esserti perso