Val Di Mello Disabili

È possibile conciliare turismo accessibile e tutela del paesaggio?

Le polemiche sul progetto di un sentiero di trekking attrezzato in Val di Mello dimostrano come, per affrontare questi temi, serva un confronto costruttivo. Che possa tenere conto delle esigenze di tutti. 

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Mi è sempre piaciuta la montagna. Quand'ero giovane e più magra mi portavano in spalla per sentieri scoscesi, impraticabili in auto, fino a raggiungere rifugi e punti panoramici. Ora sarebbe impossibile ripetere queste imprese senza provocare un'ernia al disco allo sfortunato sherpa di turno, quindi scelgo mete raggiungibili in auto. Anni fa Anna, un'amica che gestisce un rifugio in alta quota, è riuscita in via del tutto eccezionale a farmi trasportare in elicottero fin lassù ma sarà difficile ripetere l'esperienza ed è anche per questo che ricordo quei giorni di vacanza con particolare affetto. I monti non sono decisamente una delle mete più accessibili alle persone con disabilità motoria e nessuno ne ha colpa.

I PROGETTI DI TURISMO ACCESSIBILE SULLE DOLOMITI E IN VALTELLINA

Fino a poco tempo fa, quindi, non era molto frequente sentir parlare di escursionismo montano praticabile da tutti. Ora invece iniziano a nascere progetti di turismo accessibile in quota: la fondazione Dolomiti Unesco in collaborazione con le amministrazioni comunali e le associazioni della zona, per esempio, sul suo sito web fornisce informazioni sui percorsi disponibili lungo questa catena. Navigando in VisitDolomites è possibile consultare la sezione Dolomiti accessibili e individuare itinerari percorribili da tutti avvalendosi della mappa interattiva di Google Street View. Sempre sulle Dolomiti un anno e mezzo fa sono stati installati due ascensori che consentono di raggiungere anche la terrazza panoramica più alta, quella della Marmolada. Il progetto lo Stelvio per tutti, promosso dal negozio e-Stelvio, agli esordi, è un servizio di noleggio di e-handbike a pedalata assistita (gratuito per le persone con disabilità) per permettere a chi ha un discreto controllo degli arti di godere degli splendidi paesaggi della Valtellina in bicicletta.

LE POLEMICHE SUL SENTIERO IN VAL DI MELLO

Finora ho citato esempi di iniziative ben riuscite. Talvolta però le proposte di turismo accessibile sono fonte di scontri e polemiche, soprattutto se per realizzarle occorre modificare la morfologia del territorio. La bufera di critiche che si sta sollevando sul progetto di un sentiero da trekking attrezzato per disabili nell'area naturalistica della Val di Mello, in provincia di Sondrio, ne è un esempio lampante. Due parti contrapposte che difendono interessi apparentemente inconciliabili: da un lato Ersaf Lombardia (Ente regionale per i servizi all'Agricoltura e alle Foreste), promotore e difensore del percorso; dall'altro il comitato per la tutela della Val di Mello secondo cui il sentiero, se venisse realizzato, snaturerebbe la bellezza naturale del territorio in modo inammissibile tant'è vero che, in sua difesa, ha lanciato una raccolta firme contro la realizzazione del tracciato. Bisognerebbe conoscere bene il progetto e avere competenza in materia per poterne dare una valutazione sensata e utile. Però questo “caso” è interessante perché offre la possibilità di riflettere sulla conciliabilità o meno di esigenze, diritti e doveri che sembrano in contraddizione tra loro: la necessità di rendere i luoghi e le esperienze accessibili e il diritto di tutti al turismo contro il diritto/dovere di difendere il nostro patrimonio naturalistico.

ACCETTAZIONE DEI LIMITI O TENTATIVO DI SUPERARLI?

La mia amica Anna mi ripete spesso che la montagna non è per tutti e bisogna accettarlo come dato di fatto. Ammetto di non riuscire a prendere una posizione chiara su questa questione che, secondo me, ha molto a che fare con l'accettazione dei limiti piuttosto che il tentativo di superarli. Fin dagli albori della sua esistenza, la specie umana è intervenuta modificando la natura per adattarla alle sue esigenze. Come fare a determinare la soglia oltre la quale l'opera umana non è più rispettosa dell'ambiente? Forse per orientarsi bisognerebbe assumere come criterio quello del minimo impatto ambientale, anche se dovremmo accordarci sul significato di “minimo” declinato in situazioni e contesti molto concreti. Credo dovremmo anche accettare che nessuno è in grado di sperimentare tutto eppure, per ogni occasione a noi preclusa, ce ne sono altre cento che aspettano solo di essere colte. Le mie riflessioni sull'argomento sono molto in divenire e non prive di ambivalenze.

Tornando al sentiero in Val di Mello, una delle accuse mosse a Ersaf è quella di aver creato il progetto a tavolino, senza la minima conoscenza del luogo, della situazione e della sua storia. Se davvero fosse così sarebbe certamente auspicabile effettuare dei sopralluoghi in modo da disporre di elementi oggettivi (in quanto osservati) su cui basare le successive valutazioni. Altre critiche sono legate al timore che, una volta realizzato, l'itinerario non venga effettivamente utilizzato né sottoposto a manutenzione, rischio che andrebbe scongiurato sia con un'adeguata promozione del progetto sia con costanti interventi di cura. Il tema merita di essere approfondito e arricchito da contributi di persone con competenze ed esperienze eterogenee perché è molto complesso e ha molteplici risvolti. Spero che casi come questo si trasformino in opportunità di alimentare un confronto produttivo dal quale potrebbero scaturire idee inaspettate ma in grado di soddisfare le diverse esigenze in campo.

9 Marzo Mar 2019 1400 09 marzo 2019
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