Processo Ruby Avvelenamento Imane Fadil Morte

Le ombre sulla morte di Imane Fadil, testimone del processo Ruby

La modella 34enne, teste chiave, è deceduta il primo marzo forse per un «mix di sostanze radioattive». I pm indagano per omicidio volontario: «Un mese di agonia e cedimento degli organi».

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Sarebbe morta per un «mix di sostanze radioattive» Imane Fadil, la modella testimone chiave nell'inchiesta sul caso Ruby. È quanto è emerso dagli esiti degli esami tossicologici disposti il 26 febbraio dai medici dell'Humanitas di Rozzano ed effettuati in un centro specializzato di Pavia, che ha comunque precisato di non aver misurato la radioattività delle sostanze trovate nel sangue della modella. Il polonio non è tra le sostanze riscontrate. Gli esiti degli esami sono arrivati il 6 marzo e trasmessi immediatamente dallo stesso ospedale alla Procura di Milano. La donna è deceduta il primo marzo 2019 all'Humanitas di Rozzano dove era ricoverata da fine gennaio. La procura di Milano sta indagando sull'accaduto, come riferito dal procuratore Francesco Greco, che ha spiegato anche che la giovane aveva detto ai suoi familiari e avvocati che temeva di essere stata avvelenata. Sul corpo è stata disposta l'autopsia. L'inchiesta è stata aperta per omicidio volontario, visto che dalle cartelle cliniche è emersa una «sintomatologia da avvelenamento».

UN MESE DI AGONIA E IL CEDIMENTO DEGLI ORGANI

La 34enne è morta dopo «un mese di agonia». Secondo le indagini la modella marocchina è stata vigile fino all'ultimo, nonostante i forti dolori e il «cedimento progressivo degli organi».

Imane prima di un'udienza del processo Ruby.

ERA UNA DELLE PENTITE DEL BUNGA BUNGA E CHIESE 2 MILIONI DI DANNI

Imane Fadil era considerata una delle pentite del bunga bunga. Nel racconto delle cene eleganti di Arcore con Silvio Berlusconi spiegò di avere assistito al travestimento da «sexy suora» dell'ex consigliera della Regione Lombardia Nicole Minetti. Si costituì parte civile nel 2011 in quanto riteneva di essere stata indotta alla prostituzione «per essere stata coinvolta», come spiegò il suo legale, «nell'ingranaggio delle feste di Berlusconi con la prospettazione di opportunità lavorative in televisione». Chiese 2 milioni di euro di risarcimento per il «dolore psicofisico provato e la grave onta e vergogna subite per essere stata bollata come ragazza bunga-bunga».

Imane Fadil intervistata da "Servizio pubblico".
Ansa

RICOVERATA PRIMA IN TERAPIA INTENSIVA E POI IN RIANIMAZIONE

Era stata però poi estromessa da parte civile nel processo Ruby ter. Da quanto è stato riferito, si è sentita male a casa di un amico, da cui viveva, a gennaio e poi il 29 di quel mese è stata ricoverata, prima in terapia intensiva e poi in rianimazione. La giovane, già prima del ricovero, stando a quanto ha spiegato il procuratore Greco accusava sintomi tipici da avvelenamento come mal di pancia, gonfiore e dolori al ventre. Una delle diagnosi, poi scartata, è stata quella di 'lupus', una malattia cronica di natura autoimmune che può colpire diversi organi e tessuti del corpo.

UNA GRAVISSIMA DISFUNZIONE DEL MIDOLLO OSSEO

Fadil era stata ricoverata all'Humanitas di Rozzano per una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. Da quanto si è saputo, i medici nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato ad un tumore, poi escluso. Ora l'autopsia dovrebbe chiarire cosa abbia aggredito il midollo e poi gli organi vitali, portando, nel giro di un mese, alla morte.

Dopo la condanna nel processo Ruby, Emilio Fede disse di voler denunciare Imane Fadil.

DISPOSTI GLI ACCERTAMENTI SUL SANGUE DELLA MODELLA

Gli inquirenti dovranno ascoltare anche i medici che non sono riusciti a salvarla. Inoltre hanno disposto gli accertamenti sul sangue rilevato alla giovane modella durante il ricovero ospedaliero e l'acquisizione di oggetti personali, documenti scritti e brogliacci di un libro che stava scrivendo e che conservava.

INDAGINI SULLA PRESENZA DI METALLI NEL SANGUE

Le indagini della procura di Milano si stanno concentrando sulla presenza di alcuni metalli nei campioni di sangue prelevati alla 34enne e analizzati nel Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, che ha precisato di non svolgere esami per la misura di sostanze radioattive. Per stabilire le cause della morte bisognerà attendere gli esiti dell'autopsia in programma per mercoledì o giovedì. Comunque, i sintomi, come l'assenza di globuli bianchi che ha richiesto molte trasfusioni e il fegato compromesso, per i pm sono «compatibili con un avvelenamento». Le indagini della Squadra Mobile di Milano, coordinate dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Luca Gaglio, si concentrano sui metalli individuati nel sangue di Fadil, ossia il cobalto, il cromo, il nichel e il molibdeno. Da quanto si è saputo, il primo sarebbe stato presente con un quantitativo di 0,7 microgrammi per litro. Valore molto basso se si pensa che il livello di minimo di tossicità è di 41 microgrammi per litro. Ad ogni modo, il cobalto potrebbe presentare degli indici di radioattività, ma il Centro di Pavia non effettua questo tipo di misurazioni.

La modella intervistata da "Servizio pubblico".

AVEVA PARLATO DI AVVELENAMENTO 10 GIORNI PRIMA DI MORIRE

Solo una decina di giorni prima di morire, Imane Fadil aveva rivelato ai medici dell'Humanitas, dove era ricoverata in gravi condizioni, di temere di essere stata avvelenata. È quel che risulta in base alle cartelle cliniche che la Procura ha sequestrato il primo marzo, giorno in cui la modella marocchina di 34 anni è morta a causa, come risulta dagli esiti degli esami tossicologici eseguiti in un centro specializzato di Pavia, di un mix di sostanze radioattive.

ASCOLTATO IL FRATELLO, LA PERSONA CON CUI SI CONFIDAVA

È già stato anche sentito in procura il fratello, la persona con cui lei in questo ultimo periodo si sarebbe confidata. La procura ha saputo della morte della modella in quanto informata dal suo legale. Greco ha assicurato che devono essere effettuati in tempi brevi «indagini approfondite perché in questo caso c'è stata una morte e quindi bisogna considerarla una vicenda seria».

NELL'ULTIMO ANNO ERA MOLTO SOSPETTOSA

La modella era «molto sospettosa», in particolare nell'ultimo anno. Stando a quanto riferito da chi ha avuto modo di parlarle a lungo negli ultimi mesi, la 34enne temeva anche di essere «controllata» e andava ripetendo che aveva ancora «molte cose da dire» sul caso con al centro le serate ad Arcore. Diversi testimoni sono stati sentiti dai pm in questi giorni.

SBAI: «BERLUSCONI NON C'ENTRA»

«Caso Fadil, Berlusconi non c'entra. Le responsabilità vanno ricercate altrove, in una certa alta 'diplomazia' con cui la ragazza uccisa aveva lavorato e che gli ha chiuso la bocca per paura denunciasse la verità». È quanto scritto su Twitter da Souad Sbai, ex deputata del Popolo della libertà, giornalista e saggista italiana originaria del Marocco.

15 Marzo Mar 2019 1610 15 marzo 2019
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