Imane Fadil Berlusconi Cobalto

Cosa sappiamo della morte di Imane Fadil

Dal giallo sull'avvelenameno al libro sul bunga bunga. Cosa si nasconde dietro la morte della modella considerata testimone attendibile dai giudici milanesi ma che B. nega di aver conosciuto. 

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La modella marocchina Imane Fadil, 34 anni, è probabilmente morta per avvelenamento il primo marzo dopo settimane di agonia nell'hospice Humanitaria, a Rozzano, Milano. Di questa ipotesi ha parlato anche il pm capo di Milano Francesco Greco il 18 marzo. Fadil era considerata una testimone chiave nei processi Ruby sulle cene eleganti tenute da Silvio Berlusconi nelle sua residenze. La Procura di Milano ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario e ha sequestrato le cartelle cliniche e la salma. Ecco cosa sappiamo di una vicenda piena di punti oscuri.

CADMIO E ANTIMONIO NEL CORPO DI IMANE FADIL

Il decesso di Fadil sarebbe avvenuto – dopo un mese di agonia - a causa di un mix di sostanze ingerite. Sulla donna il 26 febbraio erano stati eseguiti da parte del Centro antiveleni di Pavia i test tossicologici. Fin dall'inizio si era partato di mix di sostanze radioattive, ma in una nota il direttore del centro Carlo Locatelli aveva precisato che il test «non identifica radionuclidi e non effettua misure di radioattività». La consulenza tossicologica riguardava solo «il dosaggio su 50 metalli metalli». Il 18 marzo i risultati delle nuove nuove analisi: nel corpo di Imane era presente un'alta concentrazione di alcuni metalli, in particolare il cadmio e l'antimonio. In particolare il secondo era presente con un valore di quasi tre volte superiore e il cadmio urinario di quasi sette volte superiore il range normale. «Gli esami», ha spiegato il pm, «sono stati fatti in parte sul sangue che è stato lavato due volte nel corso della degenza e sulle urine». Prima di pronunciarsi definitivamente sulla vicenda è necessario attendere «l'esito degli esami autoptici», che dovrebbero svolgersi entro il 22 marzo. «C'è l'opzione sull'ipotesi di un avvelenamento», ha detto il procuratore capo di Milano, «ma non si esclude che Imane Fadil sia morta per una malattia rara».

I SINTOMI, IL RICOVERO E IL DECESSO

A un primo esame interno della struttura non era stato rilevato nulla, anche se Fadil già 10 giorni prima di morire aveva detto ai medici di esser stata avvelenata. La stessa versione era stata data dalla donna al padre e al fratello. Dal 29 gennaio – giorno del ricovero - le sue condizioni erano diventate sempre più gravi: lamentava gonfiori, importanti dolori all'addome, vomitava, e presentava un quadro clinico molto complicato.

LE IPOTESI SCARTATE: TUMORE E LUPUS

La donna quando è stata ricoverata presentava una gravissima disfunzione del midollo osseo che aveva smesso di produrre globuli bianchi, rossi e piastrine. Da quanto sta emergendo i medici nel cercare le cause di questa grave aplasia midollare avevano anche pensato a un tumore, poi escluso. Un'altra delle diagnosi scartate era quella del lupus, una malattia cronica di natura autoimmune che può colpire diversi organi e tessuti del corpo.

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LE «ANOMALIE» NELLE CARTELLE CLINICHE

La morte è stata registrata alle 6 del mattino del primo marzo. I risultati degli esami tossicologi sono stati resi noti cinque giorni più tardi, il 6 marzo, quando ormai la donna era deceduta. L'autopsia è stata disposta successivamente. Resta un dubbio: perché la Procura milanese è stata informata del decesso dall'avvocato della giovane solo la scorsa settimana? «I medici della clinica non hanno avvisato la procura del decesso», ha detto il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, titolare dell’inchiesta sulla morte insieme al pm Luca Gaglio. Inoltre secondo quanto dichiarato dal procuratore capo di Milano Francesco Greco nelle cartelle cliniche «c'erano diverse anomalie». In una nota l'Humanitas ha precisato: «Al decesso della paziente, il primo marzo scorso, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro di tutta la documentazione clinica e della salma. Il 6 marzo, Humanitas ha avuto gli esiti tossicologici degli accertamenti richiesti, lo ha prontamente comunicato agli inquirenti». Il direttore della struttura è stato sentito in procura lunedì 18 marzo.

LA SCRITTA CHE PROIBISCE DI MOSTRARE IL CORPO

Ignoto anche il significato della scritta a mano comparsa sul fascicolo dell'obitorio di Milano dove Fadil è stata portata. «Non farla vedere a nessuno», è la frase trascritta da uno degli addetti del Comune che riporta l'ordine della procura di non fare avvicinare nessuno, nemmeno amici e parenti, al cadavere della donna.

AUTOPSIA COORDINATA DALL'ANATOMOPATOLOGA CRISTINA CATTANEO

L'autopsia avverrà entro il 22 marzo alla presenza di un pool di consulenti nominati dai pm e guidato dalla anatomopatologa Cristina Cattaneo.

FADIL NEGLI ULTIMI MESI TEMEVA DI ESSERE CONTROLLATA

​Da più di due anni Fadil diceva di temere per la sua vita. Chi l'ha frequentata nell'ultimo periodo ha riferito che era «molto sospettosa». La 34enne temeva anche di essere «controllata» e andava ripetendo che aveva ancora «molte cose da dire» sul caso con al centro le serate ad Arcore.

I RACCONTI SUL BUNGA BUNGA E I PROCESSI RUBY

Nel 2011 Fadil, all'ìepoca 25enne, aveva deposto nel processo sul caso Ruby bis con imputati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti con accuse di concussione e prostituzione minorile. Nei suoi racconti – era considerata testimone attendibile - ha raccontato le serate nella villa di Berlusconi - e il reclutamento suo e di altre ragazze per «intrattenere rapporti intimi» con il padrone di casa. Ha chiesto inoltre, insieme, ad altre due ragazze, Ambra Battilana e Chiara Danese, di costituirsi come parte civile per il processo Ruby Ter, con imputato Berlusconi insieme ad altri per corruzione in atti giudiziari. Richiesta però rigettata due mesi fa dai giudici della settima sezione penale di Milano con esclusione dal processo e stop all'eventuale richiesta di risarcimento.

LA TRATTATIVA DI RISARCIMENTO EXTRAGIUDIZIALE

«Io ho detto la verità in questi anni e le altre hanno raccontato il falso ai nostri danni, in quanto erano pagate per farlo», così denunciava Imane Fadil. Non solo, parlava apertamente anche durante le udienze in tribunale di una lunga trattativa con Mariarosaria Rossi, senatrice di Forza Italia, collaboratrice di Berlusconi, nonché imputata per falsa testimonianza. Al centro c'era un risarcimento extragiudiziale, con richieste milionarie, poi saltato.

IL MISTERO DELL'EMISSARIO SIRIANO

Sempre secondo la sua ricostruzione la modella avrebbe più volte rifiutato proposte di corruzione: «Non ho mai preso un centesimo». E aveva citato già nel 2012 un misterioso emissario siriano, Saed Ghanaymi, che avrebbe avanzato offerte di denaro per conto di Berlusconi. Fadil aveva ipotizzato che appartenesse a un servizio segreto straniero. Ghanaymi aveva raccontato Fadil in aula, «diceva di essere amico di Berlusconi, mi disse di andare ad un incontro ad Arcore per avere dei soldi» nella primavera del 2011. La modella aveva ricostruito l'episodio. Nel «marzo, aprile 2011», aveva dichiarato, «mi recai dall'avvocato Asa Peronace, per chiedere una consulenza riguardo al fatto che figuravo tra le 33 ragazze di Arcore». Solo dopo, aveva aggiunto Fadil, «venni a sapere che quello era il legale anche delle gemelle De Vivo». Stando al racconto di Fadil, «l'avvocato mi fece incontrare quest'uomo straniero che si presentò come Marco. Lo incontrai due giorni dopo a Linate e là mi diede un telefono e una scheda per potermi chiamare e non essere intercettato». E ancora: «Mi ha chiamato tante volte e ogni volta mi diceva di prendere un taxi per andare a Arcore per avere dei soldi». Secondo la donna il siriano, dopo aver capito che lei non avrebbe accettato l'offerta, la minacciò: «Mi disse: "io fossi in te non mi scontrerei con certe persone, stai zitta"».

LE BOZZE DEL LIBRO IN MANO AGLI INQUIRENTI

Da tempo Fadil aveva intenzione di scrivere un libro sulla sua verità, come ha dichiarato anche nelle aule dei tribunali. Negli otto anni di processi aveva realizzato delle bozze su fatti, pensieri e ossessioni - come l'idea di riti satanici durante le serate en travesti a casa dell'ex premier – che sono finite all'esame della procura.

BERLUSCONI NEGA DI CONOSCERLA

La mattina del 16 marzo l'ex premier Berlusconi ha negato di conoscerla: «Spiace sempre che muoia qualcuno di giovane», ha detto. «Quello che ho letto delle sue dichiarazioni mi ha sempre fatto pensare che possano essere tutte cose inventate e assurde». Fadil però in aula aveva raccontato di otto serate a villa San Martino e di un incontro faccia a faccia con B. ed era stata considerata testimone attendibile. Lo stesso Lele Mora ha ammesso, ricordandola, di averla portata lui stesso ad Arcore.

Aggiornato il 18 marzo 2019 16 Marzo Mar 2019 1550 16 marzo 2019
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