Imane Fadil Berlusconi Karima El Marough

Cosa temeva Imane Fadil?

La 34enne deceduto per possibile avvelenamento il primo marzo temeva di essere controllata. Aveva raccontato dei festini a casa Berlusconi risultando testimone credibile. 

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Sono ancora troppe le cose che non tornano nella morte di Imane Fadil, modella marocchina morta il primo marzo in un hospice di Rozzano, periferia sud di Milano, forse a causa di un avvelenamento. Di certo, al momento, c'è solo la preoccupazione della donna che, negli ultimi mesi, a chi la conosceva diceva che aveva ancora «molte cose da dire» sulle serate a luci rosse ad Arcore. Lei che era diventata già otto anni fa una delle grandi accusatrici di Silvio Berlusconi nel caso Ruby. E che ora l'ex premier Silvio Berlusconi nega di aver conosciuto.

In più, Imane Fadil, la modella e testimone anche nell'ultima tranche dell'inchiesta, appariva anche «molto sospettosa» e continuava a chiedere «giustizia», dopo aver subito «più tentativi di corruzione», e giudicava «scandalosi» i rinvii in serie del processo 'Ruby ter' per corruzione in atti giudiziari. E se una decina di giorni prima di morire disse ai medici dell'Humanitas che aveva paura di essere stata «avvelenata», nei mesi scorsi aveva aggiunto di temere anche di essere «controllata», sempre stando a quanto riferito da suoi conoscenti.

Nel frattempo, Fadil stava scrivendo un libro verità sul bunga-bunga nel quale, però, in una sorta di deriva spirituale avrebbe parlato anche, come ripeteva, di «Lucifero e del Male». Le bozze sono al momento al vaglio degli inquirenti.

IL RACCONTO DELLE SERATE A VILLA SAN MARTINO

La Corte d'Appello di Milano nelle motivazioni della sentenza (del maggio dello scorso anno) d'appello 'bis' sul caso 'Ruby bis', a carico di Emilio Fede e Nicole Minetti, ha ritenuto Fadil una testimone «credibile». Una «credibilità», ha messo nero su bianco la Corte, «riscontrata dalla descrizione precisa e dettagliata del diverso contenuto» delle otto serate a Villa San Martino «a cui ha preso parte», riferendo, poi, agli inquirenti dello «svolgimento dell'attività prostitutiva». Una delle cene, per esempio, quella del 5 settembre 2010, si era conclusa, scrivono i giudici, «con un colloquio privato con Berlusconi che, dopo averle ricordato che Fede lo aveva informato dei suoi problemi di lavoro, le chiedeva espressamente di fermarsi a trascorrere la notte con lui offrendole la somma di 5 mila euro».

LELE MORA: «FUI IO A PORTARLA AD ARCORE»

L'incontro con Berlusconi sarebbe confermato anche dalle parole di Lele Mora. «Ricordo una ragazza triste, che doveva avere avuto un sacco di problemi, cercava una strada per il successo, ma era davvero insignificante e non ebbe nessuna fortuna», ha detto l'ex talent scout ricordando Fadil. «Fui io a portarla a una delle cene di Arcore. Una sera che il presidente mi chiamò e mi invitò, non volevo andare da solo e contattai quella povera ragazza che avevo conosciuto conosciuto poco tempo prima tramite un dj marocchino, credo che ci tornò solo un'altra volta ed escludo sia rimasta mai sola anche per un secondo con Berlusconi». Mora ha poi chiarito di non aver più visto la ragazza dai tempi del processo. «Non posso che essere molto dispiaciuto e rammaricato per la sua fine», ha detto, «ma non potrei dare nessuna spiegazione su quel che le è accaduto, non ne ho più sentito parlare». Quanto al fatto che la giovane possa essere stata in possesso di foto o altri documenti scabrosi, Mora ha escluso categoricamente questa possibilità. «Lei è stata ad Arcore solo due volte», ha ripetuto, «e io, che sono stato ospite del presidente dal 1985 al 2011, posso ribadire che in tanti anni non ho mai visto foto o altro di compromettente relativo a quelle serate».

LE ACCUSE DEL MANAGER POLACCO

Intanto, nel 2013 la giovane, quando era in corso il primo grado del 'Ruby bis' anche a carico di Lele Mora, si era dovuta anche difendere dalle dichiarazioni di uno strano testimone di origine polacca, che lavorava nel settore del casting di modelle, che l'accusava di aver fatto parte di un gruppo di «una quindicina di ragazze reclutate» per «circuire personaggi che venivano a loro indicati al fine di poterli poi successivamente ricattare». Dichiarazioni che, però, i giudici non avevano ammesso nel processo. Era stata proprio Fadil, invece, testimoniando in aula nel giugno del 2012 a parlare di un siriano «che diceva di essere amico di Berlusconi» e che l'aveva invitata ad «andare a un incontro ad Arcore per avere dei soldi» nella primavera del 2011, quando lo scandalo Ruby era esploso da pochi mesi. Sempre nell'estate 2012 Fadil, tra le molte parole dette a verbale, aveva sostenuto anche in aula di aver saputo da una persona a una cena che Michelle Conceicao, una delle ospiti ad Arcore, avrebbe avuto una foto che «ritraeva Berlusconi con la testa appoggiata sul ventre di Ruby», Karima El Marough.

16 Marzo Mar 2019 1756 16 marzo 2019
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