Sangue Infetto Anni 90 Tutti Assolti

Tutti assolti per il vecchio caso delle trasfusioni di sangue infetto

Era la fine degli Anni 80 quando scoppiò lo scandalo su cui si è pronunciato in primo grado il Tribunale di Napoli. Per i giudici il fatto contestato agli imputati, ovvero l'omesso controllo, non sussiste.

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Il fatto non sussiste. Sono stati tutti assolti dal Tribunale di Napoli i dieci imputati nel processo per omesso controllo sullo scandalo del sangue infetto esploso in Italia tra la fine degli Anni 80 e l'inizio degli Anni 90. Sotto processo c'erano Duilio Poggiolini, all'epoca dei fatti direttore generale del Servizio farmaceutico del ministero della Sanità, difeso dall'avvocato Luigi Ferrante, e gli ex manager e tecnici del Gruppo Marcucci, difesi dagli avvocati Alfonso Stile, Carla Manduchi e Massimo Di Noia.

ITALIA CONDANNATA NEL 2016 DALLA CORTE EUROPEA

Nel 2016 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia a risarcire con 10 milioni di euro 350 malati che si infettarono più di 20 anni fa, a seguito di trasfusioni con sangue ed emoderivati non sottoposti alle procedure che attualmente ne garantiscono l'assoluta sicurezza. Si tratta solo di una piccola parte delle migliaia di persone convolte dallo scandalo, e che contrassero il virus dell’Hiv, l'epatite B e l'epatite C. A farne le spese la comunità degli emofilici, colpiti da una malattia genetica che provoca difetti nella coagulazione del sangue. In quegli anni l’Italia comprava sangue dall’estero e l'inchiesta della magistratura napoletana era finalizzata a verificare se ci fossero responsabilità per omesso controllo. Gli imputati, da parte loro, si sono sempre difesi dicendo che solo nel 1988 si sono affermati i metodi di disattivazione virale al calore umido o con solvente tensioattivo; che prima del 1983 la causa dell'Aids non era conosciuta, mentre l'individuazione del virus risale all'anno successivo; e che il complesso sistematico delle cause dell’epatite C è stato definito solo nel 1989.

ANCHE L'ACCUSA AVEVA CHIESTO L'ASSOLUZIONE

Anche il pubblico ministero, Lucio Giugliano, aveva chiesto l'assoluzione. E il Tribunale di Napoli ha respinto le tesi delle parti civili, sostenute dagli avvocati Stefano Bertone ed Ermanno Zancla: le ipotesi di colpa generica e specifica per aver sottovalutato le misure di prevenzione che la comunità internazionale imponeva già all’inizio degli Anni 90 non hanno retto in giudizio. E a nulla è valso sostenere che Poggiolini, attraverso presunte omissioni, agevolazioni e autorizzazioni, avesse favorito le aziende farmaceutiche Sclavo e Farmabiagini, che producevano gli emoderivati per la cura dell'emofilia. Secondo l’accusa, quando nel 2005 è caduta l'imputazione per omicidio colposo plurimo e lesioni aggravate, «in relazione alla nuova iscrizione non sono state effettuate ulteriori e specifiche indagini».

25 Marzo Mar 2019 1620 25 marzo 2019
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