Stefano Cucchi Processo 2019 Interrogatorio Carabiniere Tedesco

L'interrogatorio del carabiniere Tedesco al processo Cucchi

In aula il militare che accusa due colleghi del pestaggio: «A Stefano schiaffi e calci in faccia. Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli altri agenti. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile». 

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Al processo bis per la morte di Stefano Cucchi di fronte alla Corte d'Assise di Roma il carabiniere Francesco Tedesco, imputato per omicidio preterintenzionale, ha confermato la versione già fornita nel 2018, secondo la quale il geometra è stato picchiato con schiaffi e calci in faccia. Tedesco aveva già accusato i due colleghi Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo di aver compiuto il pestaggio ai danni di Stefano. Questa volta ha esordito chiedendo scusa alla famiglia del ragazzo deceduto.

In aula, chiamato a confermare le proprie dichiarazioni, Tedesco ha esordito così: «Chiedo scusa alla famiglia Cucchi e agli agenti della polizia penitenziaria, imputati al primo processo. Per me questi anni sono stati un muro insormontabile». Ha poi confermato la ricostruzione fornita all'atto della denuncia: «Al fotosegnalamento Cucchi si rifiutava di prendere le impronte. Siamo usciti dalla stanza e il battibecco con Di Bernardo è proseguito. A un certo punto Di Bernardo ha dato uno schiaffo violento a Stefano. Io ho detto: "Ma che c... stai facendo? Smettila". Poi Cucchi è caduto a terra battendo la testa e D'Alessandro gli ha dato un calcio in faccia». Alla sbarra, oltre a Tedesco, D'Alessandro e Di Bernardo, ci sono anche il maresciallo Roberto Mandolini, imputato per falso e calunnia, e il carabiniere Vincenzo Nicolardi, accusato sempre di calunnia nei confronti degli agenti della polizia penitenziaria.

LA DENUNCIA PRESENTATA A GIUGNO 2018

Tedesco, con una denuncia presentata il 20 giugno del 2018, aveva già ricostruito dal suo punto di vista i fatti avvenuti nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, chiamando in causa Di Bernardo e D’Alessandro. Nella sua denuncia aveva spiegato di aver redatto una nota di servizio una volta saputo che Cucchi era morto, nota che sarebbe stata sottratta dai suoi superiori. Nel verbale d'interrogatorio di Tedesco, datato 9 luglio 2018, si legge la versione del carabiniere, imputato e al tempo stesso supertestimone: «[A D'Alessandro e Di Bernardo] dissi "basta, che cazzo fate, non vi permettete"», mentre uno «colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto» e l'altro «gli dava un forte calcio con la punta del piede».

LA DESCRIZIONE DEL PESTAGGIO

Quel pestaggio, per Tedesco, fu «un'azione combinata». Cucchi «prima iniziò a perdere l'equilibrio per il calcio di D'Alessandro, poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l'equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di aver sentito il rumore. Spinsi Di Bernardo, ma D'Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra». Sempre nello stesso verbale, Tedesco ha parlato delle pressioni che avrebbe subito successivamente: «Iniziai ad avere paura [...] perché quando ero in ferie fui contattato da D'Alessandro e Di Bernardo i quali mi dissero che avrei dovuto farmi i cazzi miei. D'Alessandro, inoltre, mi aveva detto di aver cancellato quanto aveva scritto sul registro del fotosegnalamento».

LE ACCUSE AL MARESCIALLO MANDOLINI

Tedesco ha parlato infine del suo rapporto con il maresciallo Mandolini, allora comandante della stazione Appia dove fu portato Cucchi. Mandolini, secondo quanto sostiene Tedesco, sarebbe stato al corrente del pestaggio: «Quando dovevo essere sentito dal pm il maresciallo Mandolini non mi minacciò esplicitamente, ma aveva un modo di fare che non mi faceva stare sereno». A ridosso del primo interrogatorio, in particolare, Mandolini avrebbe dato istruzioni a Tedesco: «Tu gli devi dire che stava bene, gli devi dire quello che è successo, che stava bene e che non è successo niente... capisci a me, poi ci penso io, non ti preoccupare». Accuse ribadite dal carabiniere anche in aula: «Mandolini mi disse "devi continuare a seguire la linea dell'Arma se vuoi continuare a fare il carabiniere". Percepii quelle parole come una minaccia abbastanza seria. La prima delle due volte che sono stato sentito dal pm venni accompagnato da lui. Non mi minacciò esplicitamente, ma mi disse sempre di stare tranquillo e di dire che Cucchi stava bene. Io, però, non mi sentivo affatto tranquillo».

ILARIA CUCCHI: «DOPO 10 ANNI DI MENZOGNE IN AULA È ENTRATA LA VERITÀ»

«Dopo dieci anni di menzogne e depistaggi in quest'aula è entrata la verità, raccontata dalla viva voce di chi era presente quel giorno. Le dichiarazioni e le intenzioni espresse dal comandante generale dell'Arma», che ha detto di voler costituire i carabinieri parte civile a processo, «ci fanno sentire finalmente meno soli, si è schierato ufficialmente dalla parte della verità», ha detto Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, dopo le dichiarazioni di Tedesco.

LA DIFESA PARTE CIVILE, SALVINI : «IO CON LE FORZE DELL'ORDINE»

In visita alla Triennale di Milano, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha spiegato che «Il ministero della Difesa è favorevole a costituirsi parte civile nel processo per la morte di Stefano Cucchi» e ha precisato di parlare «a nome del governo». «Chi sbaglia paga, anche se indossa una divisa, ma non accetto che l'errore di pochi comporti accuse o sospetti su tutti coloro che ci difendono: sempre dalla parte delle Forze dell'Ordine», ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a proposito del caso Cucchi.

8 Aprile Apr 2019 1223 08 aprile 2019
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