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Un nuovo caso di migranti dispersi in mare al largo della Libia

Gommone in difficoltà con a bordo 20 persone, otto finite in acqua. Informate le autorità. Alarm Phone: «Chiediamo immediato aiuto». La Guardia costiera libica: «Pronti a intervenire».

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Ci sono otto persone disperse in mare al largo della Libia, secondo quanto riferito da Alarm Phone, che la mattina del 10 aprile 2019 intorno alle 6 ha ricevuto una telefonata da un gommone in difficoltà con a bordo una ventina di persone, tra cui donne e bambini.

Secondo quanto riferito dai migranti, otto persone sarebbero disperse e il gommone starebbe imbarcando acqua. Tutte le autorità, sostiene Alarm Phone, sarebbero state informate. «È necessario un intervento urgente per salvare queste persone», è stato l'appello lanciato da Mediterranea Saving Human. Alarm Phone ha twittato: «La barca sta andando alle deriva vicino alle frontiera libica-tunisina. Le autorità di #Tunis, #Valletta e #Roma sono informate. A #Tripoli nessuno è raggiungibile, non c'è da stupirsi: c'è una guerra in corso. Chiediamo immediato lancio di operazione Sar!».

LA GUARDIA COSTIERA LIBICA: «STIAMO INTERVENENDO»

Dal canto suo la Guardia costiera libica ha detto che sta provando a salvare i migranti: «Sono in corso sforzi per soccorrerli», ha dichiarato Ayob Amr Ghasem, il portavoce della Marina libica da cui dipende la Guardia costiera. Ghasem, contattato telefonicamente dall'Ansa, si è riferito esplicitamente al sos lanciato dall'imbarcazione al largo di Abu Kammash, località situata a una ventina di chilometri dal confine con la Tunisia.

L'ALTO COMMISSARIO ONU PER I RIFUGIATI: «NON RIMANDATELI INDIETRO»

Vista la delicata situazione di instabilità, la Libia è stata indicata dall'Alto commissario dell'Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, come «un posto che non offre sicurezza», motivo per cui «abbiamo detto per lungo tempo che la gente non deve essere mandata indietro lì». Grandi ha parlato il 9 aprile con i giornalisti al Palazzo di Vetro e ha risposto così a una domanda sulla decisione del governo italiano di chiudere i porti e rimandare i migranti in Libia. Grandi ha aggiunto: «Quello che è accaduto negli ultimi giorni rende il tutto ancora più ovvio visto che abbiamo dovuto far andar via alcuni nostri colleghi, ciò mostra quanto è pericoloso il Paese». L'Alto commissario Onu per i rifugiati ha poi ribadito che «la situazione in Libia è molto complessa, molto seria. Supporto pienamente l'appello del segretario generale Guterres per la fine delle ostilità e ho detto al Consiglio di sicurezza che spero saranno uniti e forti nel cercare la fine delle ostilità». Infine un monito: «Se gli scontri continueranno a Tripoli e dintorni ci saranno più sfollati, e questo deve essere evitato a tutti i costi. Abbiamo già visto che ci sono nuovi sfollati con le ostilità in corso, e tutto il lavoro che abbiamo iniziato a fare con i migranti e i rifugiati bloccati in Libia, soprattutto ora che è più difficile per loro andare verso l'Europa, è in pericolo. Se non possiamo essere presenti, non possiamo fare questo lavoro».

TONINELLI: «SBARCHI IN CALO DELL'80-90%»

Intanto il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli a Di Martedì in onda su La7 ha parlato così del problema migratorio: «Nei primi tre mesi del 2019 rispetto ai primi tre mesi del 2018 c'è stato un calo tra l'80 e il 90%. Mi sento particolarmente orgoglioso di aver partecipato a questa attività perché meno barconi partono dalla Libia e meno morti ci sono. L'Italia, grazie a un'azione politica forte, in legalità e in sicurezza, è diventata centrale in Europa», ha aggiunto. Parlando nello specifico della Libia, il ministro ha detto che «io non mi sento responsabile di ciò che sta accadendo in Libia perché è stato causato da quelli che si definivano esperti della politica». Toninelli ha quindi assicurato che «continueremo a far rispettare la legalità, le convenzioni internazionali del mare che sono legge per l'Italia e per tutti i Paesi, il problema va affrontato a livello europeo».

10 Aprile Apr 2019 0851 10 aprile 2019
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