Nazareno Giusti Suicidio

In morte di Nazareno Giusti, poeta in divisa

A 29 anni si è spento l'autore e agente di polizia. Talento unico nel disegno, fin troppo maturo per i suoi pochi anni, che spremeva sangue dall'anima.

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Perché, Nazareno? Perchè dovevamo fare insieme la graphic novel su Chet Baker, nato 90 anni fa, morto 31 anni fa, una notte di maggio e invece ti sei ammazzato tu con la tua pistola d'ordinanza, un colpo solo, un biglietto scarno, ai tuoi, «siete due genitori fantastici», e niente più? Perché dovevo chiamarti, scusarmi, non mi sono dimenticato, ho avuto un po' da fare ma i testi sono pronti, te li mando, e invece sono qui a scrivere di te che non ci sei più? Perché ho dovuto saperlo dalla bacheca di un amico comune, Massimo Coco, e ci sono rimasto secco e non ce la faccio a scrivere di te? Perché dobbiamo tutti piangere senza sapere perché non troviamo più Nazareno Giusti, agente di polizia, 29 anni e un talento unico nel disegno, una curiosità pari solo all'umanità, le sue ricerche storiche, le sue documentazioni accurate, l'attività parallela di giornalista, e come scrivevi bene, e come ci sapevi fare.

Solo chi ti ha conosciuto sa che quella divisa ce l'avevi tatuata sul cuore,

Solo chi ti ha conosciuto sa che quella divisa ce l'avevi tatuata sul cuore, e sa quanto ti costasse combattere tutta la violenza, la cattiveria, l'assurdità degli uomini che avevi giurato di difendere. Solo chi ti è stato amico sa che quando entravi in un personaggio da dipingere ci sprofondavi, diventavi lui, e ne soffrivi: così con Giovanni Palatucci, poliziotto come te, Giusto tra le nazioni per Israele. Così per Giovannino Guareschi, che adoravi al punto da conquistarti la stima e l'affetto dei suoi figli con quel doppio volume meraviglioso. Così per l'altra grande opera sul pittore Antonio Ligabue. Così per Guido Rossa, che avevi narrato in un magistrale spettrale concerto di grigi che facevano capire tutto lo squallore e la crudeltà del terrorismo che l'aveva falciato. E ancora non ti capacitavi della diffidenza riscontrata alla Camera dei Deputati quando, pieno di umile orgoglio, avevi presentato il tuo lavoro, da troppi reduci ancora colmi del veleno della nostalgia. A Lettera43.it avevi regalato il tuo speciale ricordo su Enzo Tortora, ed è bello e inevitabile ricordare qui anche il tuo Muhammad Ali, così epicamente commovente, così diverso da tutto il resto.

Nazareno Giusti.

Un talento unico, fin troppo maturo per i suoi pochi anni, che spremeva sangue dall'anima. E un angelo fatto uomo, senza retorica: chi ti ha conosciuto lo sa. Nessuno potrà dire niente di meno. Ma perché, Nazareno, da solo in casa hai preso la tua rivoltella d'ordinanza e ci hai trapassato tutti con un colpo solo? Perché hai privato il mondo di un uomo così leale, sensibile, generoso e così ricco di talento? Perché dovevi sposarti, dovevi tutelare ancora tante persone fragili e indifese, dovevi servire quello stato che sentivi di dovere rispettare sopra ogni cosa, dovevi spremere ancora tanta poesia dai colori della tua anima? Dovevi... Uno, poi, si mette a pensare, e parte per la tangente: se solo avessi saputo, se solo ti avessi parlato... E invece non c'è niente da fare, certi abissi sono irraggiungibili. Specie se li nascondi. Se non chiedi aiuto e non lasci sospettare niente e nessuno sospetta niente e tu sembri sempre la solita giovane quercia piena di altruismo e di progetti, di colori da liberare e di poesia da scatenare.

Nei tuoi 29 anni avevi, chissà, forse vissuto troppo, visto troppo

Ma basta questo a rassegnarsi? Basta a farsene una ragione di aver perso un amico, e un artista? Basta a sapere che l'ultima volta ci si era sentiti di fretta, ciao, ciao, ci aggiorniamo, e che non ci sarà più quella tua stretta di mano calda, forte, leale, guareschiana, a tua immagine e somiglianza, e che non ci sarà più un altro abbraccio, né un altro dipinto, né un'altra storia? Basta a consolarsi di avere perduto un talento che non lascia eredi? Basta a colmare questo vuoto di ghiaccio, che l'assenza di un perché, non per te, ma per tutti noi, rende più spaventoso, più insostenibile? Basta il ricordo di esserti stato amico, giovane amico, ed era una gioia ed era un onore? No, non basta: rende solo tutto più sanguinoso, più irrimediabile.

Enzo Tortora visto da Nazareno Giusti.

Caro Nazareno che ti prodigavi sempre, per tutti, per ogni cosa, fosse anche la più insignificante e noiosa questione burocratica. Caro, grande Nazareno, dalla voce ferma e cordiale, velata di toscanità, che non trovava mai parole meschine, che finiva per giustificare le debolezze e non giudicava mai e combatteva contro l'ingiustizia, contro il male, ma mai contro gli uomini. Che nei tuoi 29 anni avevi, chissà, forse vissuto troppo, visto troppo e non solo con la divisa in cuore, anche in quei mari di dentro, tempestosi, tormentati mari che nessuno immaginava e invece ti agitavano fino a che non potevi risolverli in ondate di colori. Caro amico, che stavi per metter mano a Chet Baker che si è fatto volar via da un balcone di Amsterdam e invece sei volato via tu lasciandoci devastati. Almeno, che in quel Paradiso in cui credevi senza riserve tu possa ascoltare quella tromba così triste e così sublime per l'eternità. E ogni tanto, se puoi, manda giù un segnale, un abbozzo, un colore. Un sospetto di te. Non lasciarci così, con un “perché?” che sanguina troppo.

12 Aprile Apr 2019 1847 12 aprile 2019
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