Depistaggi Morte Cucchi Chiesto Processo Otto Carabinieri

Depistaggi sulla morte di Cucchi, chiesto processo per otto carabinieri

Fra gli ufficiali che la procura di Roma vuole portare alla sbarra ci sono anche il generale Alessandro Casarsa e il colonnello Lorenzo Sabatino. Contestati i reati di falso e calunnia.

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La procura di Roma, guidata da Giuseppe Pignatone e dal sostituto Giovanni Musarò, ha chiesto il rinvio a giudizio per otto carabinieri nell'ambito dell'inchiesta sui depistaggi che per anni hanno impedito di accertare la verità sulla morte di Stefano Cucchi. Fra gli ufficiali per i quali i pm hanno chiesto il processo ci sono anche il generale Alessandro Casarsa, all'epoca dei fatti capo del Gruppo Roma, e il colonnello Lorenzo Sabatino, ex capo del Nucleo operativo di Roma. I reati contestati, a seconda delle posizioni, sono falso, omessa denuncia, favoreggiamento e calunnia. La richiesta riguarda anche Francesco Cavallo, tenente colonnello presso il comando del Gruppo Roma; Luciano Soligo, maggiore e comandante della Compagnia Montesacro; Massiliano Colombo Labriola, comandante della stazione di Tor Sapienza; Francesco Di Sano, carabiniere in servizio a Tor Sapienza; Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo; e il carabiniere Luca De Cianni.

LA CATENA DI COMANDO NEL MIRINO DEI PM

Alla sbarra potrebbe quindi andare l'intera catena di comando che secondo l'accusa ha depistato il lavoro della magistratura, tentando di insabbiare il caso. Per il sostituo procuratore Musarò, i carabinieri implicati avrebbero giocato «una partita con carte truccate». Nel procedimento l'Arma dei carabinieri si costituirà parte lesa, così come annunciato in una lettera affidata ai familiari di Cucchi dal comandante generale Giovanni Nistri l'11 marzo. Sul decesso di Stefano, avvenuto il 22 ottobre del 2009, si profila dunque un quarto processo. Dopo quello a carico degli agenti della penitenziaria (tutti assolti), è in corso il procedimento di secondo grado che vede imputati i medici dell'ospedale Sandro Pertini. Poi c'è il processo per il pestaggio, con tre carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale. Proprio nel corso di questo procedimento è emersa, grazie soprattutto al racconto del militare Francesco Tedesco, la verità su quanto accaduto a Cucchi dopo l'arresto.

IL TENTATIVO DI INSABBIARE LA VERITÀ

Secondo l'accusa i depistaggi partirono da Casarsa e a cascata furono messi in atto dagli altri carabinieri in base ai vari ruoli di competenza. Per i pm sei indagati avrebbero «attestato il falso in un'annotazione di servizio datata 26 ottobre 2009» e relativa alle condizioni di salute di Cucchi. Il falso sarebbe stato confezionato «con l'aggravante di voler procurare l'impunità dei carabinieri della stazione Appia responsabili di avere cagionato a Cucchi le lesioni che nei giorni successivi determinarono il decesso». In una seconda nota, con la data truccata del 26 ottobre, si attestava falsamente che Cucchi «riferiva di essere dolorante alle ossa sia per la temperatura fredda/umida che per la rigidità della tavola del letto, dolenzia accusata per la sua accentuata magrezza», omettendo «ogni riferimento alle difficoltà di deambulare accusate da Cucchi».

17 Aprile Apr 2019 1719 17 aprile 2019
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