Il Cimitero allegro, in Romania

Una risata vi seppellirà

Viaggio nel cimitero allegro del Maramures, in Romania.

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Nel Cimitero allegro, in Romania, ci sono 800 croci dipinte con colori vivaci. Sotto, versi ironici sulla vita del defunto.

Unico al mondo, è un luogo in cui si prende in giro la morte. E lo si fa con una risata. O almeno con un sorriso. È il Cimitero allegro di Sapanta, una località del Maramures, regione nel nord della Romania. Qui i sentimenti di simpatia e curiosità, che poco si addicono a un luogo del genere, si sostituiscono all’angoscia e alla tristezza.
Le 800 croci che adornano le tombe, immerse nel verde, sono scolpite in legno e poi dipinte, solitamente con il colore blu, più o meno acceso. Su ognuna di esse è disegnato il defunto mentre svolgeva il suo lavoro. Ci sono immagini di pastori, barbieri, contadini o tessitori, carpentieri o musicisti, tutte coloratissime con toni vivaci, dal giallo al rosso, al verde chiaro. Sotto, un epitaffio che racconta con toni scherzosi la vita (vizi compresi, o forse soprattutto questi) del defunto. I versi sono solitamente scritti in prima persona, pieni di ironia e sarcasmo, un messaggio del deceduto per chi è rimasto in vita.
La leggenda racconta che l’atteggiamento allegro davanti alla morte era un’usanza dei daci, antenati dei romeni, che credevano nella vita eterna. Per loro, la morte era solo un passaggio in un altro mondo. Quasi un secolo fa, il giardino per il riposo eterno si è trasformato in un album di ricordi del villaggio.

Una tradizione che risale agli anni 30

Nel Cimitero allegro, in Romania, ci sono 800 croci dipinte con colori vivaci. Sotto, versi ironici sulla vita del defunto.

L’idea venne a un contadino del villaggio, Stan Ion Patras, scultore, pittore e poeta locale che negli anni 30 iniziò a scolpire e adornare queste croci. L’artista popolare realizzò centinaia di simili lapidi fino al 1977, anno in cui morì, non prima di aver scolpito anche la sua croce con tanto di autoritratto ed epitaffio ironico. La tradizione non è scomparsa con la morte dell’inventore del cimitero allegro e continua anche oggi, grazie al suo apprendista, Dumitru Pop Tincu.
Dopo la caduta del regime comunista, il camposanto di Sapanta è stato riconosciuto come patrimonio dell’umanità, tutelato dall’Unesco. Un vero e proprio archivio del villaggio che fa ricordare chi non c’è più con il sorriso sulle labbra.

Ecco alcune storie spiritose scolpite sulle lapidi:

«Sotto questa croce pesante
Giace la mia povera suocera.
Se viveva ancora tre giorni
C’ero io sotto e lei leggeva.
Voi che passate di qua
Provate a non svegliarla
Perché se ritorna a casa
Mi sgrida di nuovo.
Ma io farò in modo
Che non torni più.
Resta qua, cara mia suocera».

E poi:

«Io riposo qui e mi chiamo Braieu Toader.
Finché ero vivo molte cose mi piacevano.
Bere, mangiar bene e andar a donne.
Ho amato molto la vita finché ho potuto baciare.
Quando sono invecchiato, tutti mi hanno odiato.
Ho lasciato la vita a 73 anni».

E ancora, altre rime sulla lapide di una donna investita da un treno:

«Il mio destino fu di morire sposa promessa
sono morta a causa di un motore.
Vicino al villaggio di Sarasau
un guidatore crudele mi lasciato al suolo».

6 Novembre Nov 2010 0919 06 novembre 2010
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