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25 Gennaio Gen 2011 1643 25 gennaio 2011

La parabola di Falciai

Chi è l'uomo che cura la diffusione dei canali Mediaset.

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di Giovanni Creso

Alessandro Falciai.

Alessandro Falciai ha sempre avuto un rapporto speciale con Silvio Berlusconi. Il 50enne rampante livornese è uno dei tanti imprenditori cresciuti all’ombra del Cavaliere. Il suo nome è quasi sconosciuto alle cronache mondane e al grande pubblico, ma è lui l’uomo che gli italiani devono ringraziare (o maledire, dipende dai punti di vista) se, da Bolzano a Vallo della Lucania, riescono a vedere Striscia la Notizia, Grande Fratello o Amici.
Il merito, infatti, è tutto di Falciai: classe 1961, dopo un master in business administration all’Insead e vari incarichi in aziende di telecomunicazioni in giro per il mondo, è approdato come top manager alla corte di Re Silvio, nella Elettronica Industriale. Che non è un’azienda qualsiasi della galassia Fininvest. Dietro il nome pomposo c’è il cuore pulsante tecnologico dell’impero di Berlusconi, la rete di trasporto e diffusione del segnale dei canali Mediaset. Falciai aveva capito che il business era strategico e a un certo punto decise per il gran salto: mettersi in proprio.
FALCIAI SI METTE IN PROPRIO. Nel 2000 fondò Dmt, da una costola della Elettronica Industriale, e nel 2004 sbarcò a Piazza Affari, arrivando all’apice del suo successo.
La verità però era che Dmt rimaneva un’azienda legata a doppio filo con Mediaset, ancora un satellite in orbita attorno alla galassia Berlusconi.
Il Biscione, del resto, pagava l’affitto delle torri tivù. Tra gli specialisti della finanza Dmt veniva considerata un’azienda captive, fidelizzata. Aver trasferito una parte delle apparecchiature di trasmissione in Dmt ha significato per Berlusconi farle rimanere in mani amiche.
Come altri epigoni del Cavaliere di Arcore, Falciai sembrava ricalcare anche fuori dal lavoro lo stile di vita del suo idolo: il mondo del gossip parlava di una predilezione per le belle donne e per le barche di lusso.
A un certo punto Falciai tentò pure il gran colpo: voleva prendersi tutta la Elettronica Industriale, ma le cose non andarono come il toscano sperava. Anzi Mediaset, un po’ innervosita, bollò come unsolicited, non richiesta, l’offerta. Era il 2007 e da quel momento qualcosa sembrò a rompersi nella liason: d’altronde non si arriva così in alto, a prendersi pezzi dell’impero Mediaset, se non si è nelle grazie dell’uomo più ricco e potente d’Italia.

La crisi di Falciai: la caduta in Borsa di Dmt

Nonostante il mezzo passo falso, il cocciuto toscano ha avuto modo di dimostrarsi ancora a disposizione del Cavaliere, andando in soccorso di Fininvest. La holding che controlla l’impero del Biscione di Arcore si era ritrovata col bubbone delle Pagine Utili, il fallimentare tentativo di fare concorrenza alle Pagine Gialle. Fu Falciai a intervenire per togliere le 'castagne dal fuoco'.
L’imprenditore rilevò le Pagine Utili, facendo un favore non da poco a Berlusconi, e Fininvest incassò i soldi sbarazzandosi di un’attività in perdita. Il manager toscano ebbe il pudore e la correttezza, comunque, di farlo con una società personale e di non far pagare al mercato, usando la Dmt.
La prima cosa che fece Falciai, fresco proprietario degli elenchi telefonici, non fu risanare l’azienda, ma, dopo appena sette mesi, portò i libri in Tribunale. La voce che circola è che abbia comprato l'azienda per fare il 'lavoro sporco'.
DMT IN PERDITA. Poco dopo, però, le cose iniziarono a non andare per il verso giusto nemmeno in Dmt.
Due anni fa Ubs, la potente banca svizzera che aveva prestato soldi a Falciai, il quale aveva dato a garanzia proprio azioni Dmt, rivolle indietro la somma. Il titolo crollò in Borsa e qualcuno pensò che dietro le quinte ci fosse qualcuno intenzionato a scalzare Falciai.
Non accadde nulla di tutto ciò, ma tuttavia Dmt iniziò ad annaspare. Il bilancio 2009, infatti, si è chiuso in perdita e forse lo sarà anche quello del 2010.
Colpa di una divisione che andava male e che mesi fa è stata venduta, eppure il mercato ha continuato a rimanere freddo.
Mediaset continua a essere uno dei principali clienti di Falciai, ma Dmt sembra aver perso lo smalto di un tempo. Il fatto è che l'azienda non è oggi né carne né pesce: con la quotazione sono finiti nelle casse circa 100 milioni di euro, ma quei soldi di fatto non sono mai stati spesi per il big deal che gli investitori si aspettavano. E il mercato, che ha sempre avuto simpatia per lui, anche perché le torri televisive sono un tipo di attività anticiclica, ora si domanda se abbia ancora un senso scommettere su Falciai.

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