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RIVELAZIONI
10 Maggio Mag 2011 1200 10 maggio 2011

Scalfari e la dura fatica della bigamia

Il coming out del giornalista fra eros, filosofia e coscienza.

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Eugenio Scalfari.

Eugenio Scalfari ha fatto outing dichiarandosi bigamo con una clamorosa intervista all’Espresso e libro in uscita annesso, Scuote l’anima mia eros, pubblicato da Einaudi.
BIGAMIA CON COSCIENZA. Intervistato dal settimanale da lui fondato, Scalfari ha detto di aver provato «in coscienza (corsivo nostro, ndr) la fatica della bigamia». Escludendo, dunque, quelle scappatelle extraconiugali con donne sposate ma non dichiarate che possono rappresentare una forma, occasionale e defatigante, di bigamia incosciente.
Scalfari ammette che la fatica maggiore l’hanno fatta le due compagne, ma la loro versione dei fatti, per ora, non è nota. Meno ignota, invece, la meraviglia di molti lettori di Repubblica, ai quali ben si addicono i versi di Renato Zero: «Il triangolo no, non l’avevo considerato».
Il suggerimento della canzone, tra stupore libertino e perplessità («lui chi è?»), oscilla tra un sì può fare («la geometria non è un reato») e un «mollalo!».
BUNGA BUNGA PLATONICO. Ma Scalfari è sicuro di aver trovato la quadra, del triangolo, ponendosi come figura paterna. Figura che, in Sudamerica e in quel settentrione gaddiano che è Arcore oggi, ricorda quella del “papi”. E così il Giornale di famiglia, berlusconiana, ha già provato a semplificare, parlando di bunga-bunga platonico.

Eco filosofica e letteraria

Scalfari è convinto d’inserirsi in una tradizione alta, tra filosofia, cinema e letteratura della bigamia. Bigamo era, secondo le malelingue, quel Socrate che ebbe come allievo Platone che, non in coscienza, ha come allievo Scalfari. Bigama, sostanzialmente, era la fragile e seducente Catherine, gioiosa e autodistruttiva musa di Jules e Jim.
LA LETTERA DI CALVINO. Bigamo, docilmente bigamo a suo dire, confessò d’esserlo Italo Calvino, amico e nume tutelare di Scalfari. Proprio su Repubblica, nel 1989, venne pubblicata una lettera (del 1947) che l’autore de Il sentiero dei nidi di ragno indirizzò all’amico Eugenio. Calvino parla di una «dolce e imbarazzante bigamia» quale «unico lusso che mi concedo nella vita torinese, veramente tutta di lavoro e tutta tesa ai miei obiettivi».
AMORE E TRADIMENTO. Tre anni fa, sempre in casa Einaudi, Mauro Covacich pubblicò un discusso romanzo autobiografico sul tradimento (Prima di sparire). Antonio Pascale, alla presentazione torinese del libro, mise in discussione l’efficacia della “monogamia”. «Non è che», disse, «dovremmo scegliere la bigamia? E non penso solo a quella maschile». Ma poche donne, tra il pubblico, apprezzarono.
COME UN CINEPANETTONE. C’è dunque una tradizione alta, seria e spesso tragica, della bigamia (il tema del doppio è spesso tragico). Ma al di fuori della Repubblica neo-platonica di Scalfari, fuori dall’iperuranio di chi andava in Via Veneto la sera, è forte l’orbita della tradizione più forte della bigamia italiana.
Alla base c’è il teatro, dalla commedia latina, con Plauto e Terenzio, con i loro scambi di persone e i giochi di equivoci, alla Commedia dell’arte e Goldoni. La bigamia se la fa anche con il cinema, dalla commedia all’italiana, più grassa con Buzzanca più magra con altri, come nel Il bigamo di Luciano Emmer, fino ai cinepanettoni, che hanno al centro storie di corna e mariti traditi, magari proprio dagli amici.
AVANSPETTACOLO DEL CENTRODESTRA. L’apoteosi, però, è nell’odierno avanspettacolo politico del centro-destra (chiuso il Bagaglino, l’occasione era troppo ghiotta), con le italiche vicissitudini amorose di Bocchino e Carfagna, entrambi alle prese con rispettivi e non rispettati consorti. Tutti però all’ombra del bigamo per eccellenza, il Grande Barzellettiere d’Italia, quel Silvio Berlusconi che, in risposta a Bersani che lo accusava d’ipocrisia etica tra valori dichiarati e praticati, disse: «La famiglia per me è importante, infatti me ne sono fatte due». Forse è questo che intendeva Scalfari quando declinò l’invito a confrontarsi con Giuliano Ferrara sostenendo che lui si può confrontare solo con un suo pari, cioè Berlusconi.

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