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Vi dichiaro marito e marito

A Cormano, parroco donna celebra nozze gay.

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Madre Maria Vittoria Longhitano è la prima donna in Italia regolarmente ordinata al rango di parroco da una Chiesa riconosciuta come «sacramentalmente valida» e legittima dal Vaticano. Appartiene alla comunità vetero cattolica dell’Unione di Utrecht ispirata alla Chiesa indivisa del primo millennio cristiano, epoca in cui il sacerdozio era aperto anche al gentil sesso, il celibato non era condizione necessaria per indossare la tonaca, e non si attribuiva primato assoluto e infallibilità al vescovo di Roma.
ANGLICANI D'ITALIA. Stretta da un legame di full communion con la confessione anglicana episcopale degli Stati Uniti e rispondente in ultima istanza all'autorità dell'arcivescovo di Canterbury, la Chiesa vetero cattolica di Cormano (vicino a Milano, dove fra l'altro si trova la cappella funeraria di Alessandro Manzoni, l'autore dei Promessi sposi) che fa capo alla parrocchia anglicana Gesù di Nazareth, nel capoluogo lombardo, è anche la prima nel Paese a celebrare le unioni sacre di due coppie omosessuali sabato 21 maggio. Quelle di Carmelo Mazzeo e Paolo Cenni, rispettivamente di 41 e 33 anni, e delle trentenni Agnese Cighetti e Letizia Torrisi.
«BENEDIZIONE DELL'UNIONE D'AMORE». A celebrare il rito sarà proprio Madre Maria Vittoria, che tiene a specificare: «La formula liturgica scelta è quella di una 'benedizione dell'unione d'amore' e così recitano le delibere sinodali vetero cattoliche che la ufficializzano e sono datate 23 gennaio e 3 maggio 2011».
Ma questo espediente è stato adottato solamente per evitare contrasti troppo diretti con la componente più tradizionalista e retriva del cattolicesimo romano, perché «per quel che ci riguarda», chiarisce la religiosa a Lettera43.it, «si tratta a tutti gli effetti di due matrimoni».

Solo 100 fedeli, ma è la Chiesa del futuro

Il piccolo gregge di Madre Maria Vittoria conta poco più di 100 anime in tutta la Penisola ma con atti come questo intercetta i favori, la curiosità e le speranze dei fedeli più progressisti, per i quali nozze gay e omosessualità non sono motivo di scandalo.
«Sono molti i religiosi cattolico-romani che, in forma privata o nel segreto del confessionale, manifestano forti perplessità rispetto alla dottrina vaticana», dice Maria Vittoria Longhitano, «e in particolare rispetto alle sterzate conservatrici di papa Ratzinger, che aumentano il loro senso di disagio e inquietudine».
Non solo: «In più di un'occasione», ricorda 'la' parroco, «i fedeli cattolico-romani che si sono avvicinati alla nostra comunità e alle nostre cerimonie hanno avuto l'impressione di intravedere il volto del cattolicesimo così come sarà nel futuro più o meno prossimo».
NESSUNA PRECLUSIONE. Cioè scevro da preclusioni, non soltanto nei confronti degli omosessuali ma anche, per esempio, su chi ha alle spalle un matrimonio fallito e sfociato nella separazione, che per i vetero cattolici non può essere motivo di ostracismo.
E Longhitano aggiunge: «Chiunque assista alle nostre cerimonie non manifesta alcuna sorpresa nel vedere un'officiante donna in abito talare. A tutti appare come un evento del tutto consueto».

«Ma l'Italia reale è dalla nostra parte»

«Il Paese reale», afferma la sacerdotessa, «è senz'altro favorevole alla nostra iniziativa perché non condivide più le politiche d'Oltretevere né tanto meno quelle di un governo pronto a ossequiare falsamente le gerarchie ecclesiastiche di Roma soltanto in nome di un immediato tornaconto».
Dall'Italia reale e dagli oratori o addirittura da ambienti vicini a Comunione e liberazione arrivano d'altronde anche i futuri sposi e le future spose del mese mariano. A nome dei quali, a seguito del grande clamore suscitato dall’intera vicenda, parla con Lettera43 Carmelo Mazzeo.
«UNITI IN CRISTO». «Siamo cattolici praticanti e il riconoscimento del nostro amore di fronte a Cristo», dice Mazzeo, «ha sempre rappresentato una questione di fondamentale importanza. Il contatto con la Chiesa vetero cattolica scoperta grazie a un’amica ci ha dato questa possibilità. E ci ha rivelato un intero mondo».
«DIFFONDEREMO IL MESSAGGIO». Un mondo in cui è possibile essere considerati semplicemente «come cristiani e umani» senza soffrire dei pregiudizi omofobi che animano troppo spesso la condotta della politica e delle istituzioni cattoliche di vertice. E per il quale è adesso un onore e un imperativo impegnarsi da testimonial: «Sono in molti fra gli omosessuali a desiderare un matrimonio cristiano all’interno della tradizione cattolica», dice Mazzeo, «ed è anche in loro nome che ora intendiamo impegnarci a diffondere il messaggio di questa Chiesa e la nostra esperienza di fede. Pensiamo alla creazione di gruppi di dialogo e confronto aperti, in attesa che anche lo Stato progredisca sul fronte dei diritti individuali».

Un Paese distante dall'Europa

Perché da questo punto di vista, secondo Longhitano, l’Italia non si è comportata finora nel modo degno di «un Paese civile, a differenza di tutti quelli che invece riconoscono il vincolo delle due coppie e già ora ufficializzano le unioni gay». Mentre per Carmelo, più semplicemente, «la nostra Penisola è sotto vari aspetti molto distante dal resto d’Europa».
ANTICO TESTAMENTO E OMOAFFETTIVITÀ. E se le due novelle spose hanno già preparato le valige per andare in Spagna, dove vorrebbero avviare le procedure per avere un figlio grazie alla fecondazione assistita, Madre Maria Vittoria ha scelto con cura le letture per le nozze. A cominciare dal dialogo fra Rut e Noemi tratto dal libro di Rut nell’Antico testamento: «Dove andrai tu, andrò anch’io; dove ti fermerai mi fermerò; il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio». E: «Il Signore mi punisca come vuole, se altra cosa che la morte mi separerà da te».
RUT, METAFORA DI UGUAGLIANZA. Ma non è solamente per la sua chiara impronta omoaffettiva che Longhitano ha selezionato questo brano: «Va tenuto presente che Rut appartiene alla stirpe di Moab e non al popolo eletto», spiega, «ma in realtà a conclusione della sua storia entra a far parte del Regno ed è menzionata anche nella discendenza che darà vita al Cristo. È una metafora ideale di riscatto, uguaglianza, accoglienza e pari dignità».
Una metafora, appunto, perché come affermava Martin Lutero le scritture non debbono essere considerate «un papa di carta» e vanno interpretate. «Perché se è vero che proibiscono all’uomo di giacere con un altro uomo», ironizza, «è anche vero che insegnano a sacrificare animali e cuocerne le carni in modo liturgicamente corretto. Ma vorrei vedere quanti osservanti preparano sacrifici e carni in ossequio alla liturgia nel tinello dei loro appartamenti in centro».

18 Maggio Mag 2011 0842 18 maggio 2011
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