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MUSICA
11 Luglio Lug 2011 1940 11 luglio 2011

I Cani sciolti

Ecco chi si cela dietro alla one man band del momento.

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Niccolò Contessa, one man band col nome di I Cani.

Si sono presentati come la nuova voce punk dell'italica disillusione, ma tra contenuti, tono della voce e presenza, sembrano l'ultimo parto di una scuola di cantautori italiana che si dava spacciata dagli Anni '90. Abbiamo detto «si sono presentati» ma sarebbe meglio dire «si è presentato». Perché I Cani in realtà sarebbero una one man band: si tratterebbe di Niccolò Contessa, romano, ex leader del gruppo elettronico Tavrvs.
PUNK E MARKETING VIRALE. A inizio giugno 2010 il brano I pariolini di 18 anni è stato caricato su Sonic Cloud, oltre 1.000 ascolti nell'immediato, poi è partito l'effetto valanga della promozione virale. Contessa ha chiesto l'amicizia su Facebook alle persone giuste, ha lavorato in maniera intelligente coi blog. Risultato: il disco era già molto atteso prima dell'uscita, nella nicchia internet era aspettato come l'evento musicale dell'anno. Con lo streaming su Rockit e la pubblicazione di Il sorprendente album d'esordio dei cani (giugno 2011) è arrivato il successo. Nono posto su Itunes store, seguendo da presso Robbie Williams e Lady Gaga. Il fenomeno è servito. In barba e barbetta alle major discografiche, alla promozione istituzionalizzata, ai giri tivù.

I testi, ovvero la nitida fotografia di un sociale desolato

Foto dall'artwork del disco de I cani.

Sia come sia, la rete e il viral marketing aiutano, ma per fare successo, per vendere musica, ci vuole qualcosa in più. Qualcosa come i buoni vecchi contenuti, magari. Ed ecco, i Cani (o il cane, insomma, il Contessa) ce li ha. I testi fanno buona parte del successo della one man band cantautorale. In Velleità Contessa canta: «I nati nell'Ottantanove hanno reflex digitali e mettono su flickr belle foto in bianco e nero. I nati nel Sessantanove fanno i camerieri al centro e scrivono racconti, ne hanno pubblicati due. (...) I nati nel Settantanove suonano in almeno due o tre gruppi e fanno musica datata. I nati nel Cinquantanove tengono corsi di teatro e quando va bene si rimorchiano le allieve». La fotografia sociale è esattissima, a partire dai brand, dalle marche (che era già un'ossessione dello sperimentalismo poetico italiano, vedi Edoardo Sanguineti e dei minimalisti Usa, alla Bret Eston Ellis) dalla cronaca di sfiga di generazioni perse, atomizzate.
PARIOLINI E PORNOFILMINI. Ognuna con le sue illusioni coltivate in passioni individuali senza sbocco, se non qualche rimorchio post-settantasettino parlando d'arte e parlando d'altro. I pariolini di 18 anni «fanno i filmini con le quartine perché anche se non fosse amore non per questo è da buttare (com'è logico che sia)», ed è una scena di squallore e disillusione in perfetto stile punk. Le coppie, poi, quelle fotografate da questo superbo cronista, sono davvero buttate in un mare d'indifferenza anche reciproca. «Le coppie escono insieme e vanno ai concerti tenendosi strette: lui le ha fatto conoscere il gruppo ed essendo più alto l'abbraccia da dietro. Lei scherza sul fatto che in fondo il tipo che canta è piuttosto carino. Lui la ignora e per altri motivi più tardi s'incazza».
«LA STATISTICA AFFERMA CHE»...In questa canzone si trovano anche considerazioni che usano l'appeal scientifico che in fondo ci piace tanto (vedi le notizie di pseudoscienza che prendono più di un po' della parte leggera dei telegiornali) per contrabbandare massime di vita, frasi perfette da mettere come status di Facebook, cose come: «La statistica afferma che spesso chi dà il primo bacio nel seguito del primo amplesso sarà quello che ne uscirà male» oppure: «La statistica afferma che spesso il primo a staccarsi dal primo dei baci è lo stesso che alla fine dirà di troncare».

Musiche e voci, ovvero l'utilità artistica della bruttezza

La freschezza, il piglio e l'idea meriterebbero la ola, nel panorama da greppia del pop italiano, non fosse per il problema musiche. La voce dei Cani (o del cane, insomma di Contessa) potrebbe derivare dalla scuola cantautorale romana, tipo Max Gazzè, ma in effetti ricorda parecchio Francesco Bianconi dei Baustelle: ha più o meno il tiro e l'intensità di Amedeo Minghi. Contessa denuncia le influenze di certa new wave Anni '80, da Alberto Camerini, ai Cure, da Battiato ai New Order. Ma in fondo il fantasma Minghi è sempre lì che aleggia. Le linee melodiche sono giocate sul semplice, con dei rinforzini di elettronica fatti di arpeggi (generati automaticamente da software) e batterie di purissima plastica a basso costo. In un'intervista Contessa ha detto di aver voluto mantenere la musica a livello minimal, perché i testi erano già abbastanza complessi, senza rime. E in effetti l'effetto della livrea musicale povera e rattoppata è coerente con l'atmosfera analiticamente depressiva del gruppo (o del singolo). Poetica della desolazione.

La carta vincente della non-immagine

Niccolò Contessa.

E per ultimo bisogna segnalare l'aspetto di ribellione all'immagine. Di Contessa, fino al festival Mi Ami, a metà giugno 2011, non esistevano foto, nessuno sapeva che faccia avesse, e nemmeno come si chiamasse. La linea sarebbe quella dei Tre allegri ragazzi morti, punkettoni di Pordenone, che hanno suonato per anni con indosso ridenti maschere scheletriche, ma in sottofondo si intravede la scelta iconoclasta del graffitaro planetario Bansky, che per anni è rimasto un senza volto. In un'intervista a rivistastudio.com Contessa ha confessato un' infanzia-giovinezza da «ricco cattocomunista», con i genitori che «si compravano la Repubblica e, io che andavo alle manifestazioni e facevo la vita del “bravo ragazzo di sinistra”», ma a quanto pare la noia del radical più o meno chic deve aver avuto la meglio, se Contessa ha aggiunto: «Non è possibile che tutte le canzoni pop italiane parlino di gente che non è interessata ai soldi, gente per cui contano solo i sentimenti».
LA “MUSICA RIBELLE” E I SUOI EREDI. Come dargli torto. Oggi il cantante dei Negramaro (Giuliano Sangiorgi, ndr) che invoca amori e passioni è il corrispettivo esatto dei «cantanti con le facce da bambini e con i loro cuori infranti» sbeffeggiati da un Eugenio Finardi d'annata nella canzone Musica ribelle. E la musica ribelle di oggi funziona secondo i codici dei Cani. Depressiva e desolata, corre coi like di Facebook e fa cronaca esatta di crisi.

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