Precari Scuola 110831194647

Esami per 1 milione di prof

Il merito per risolvere il problema dei precari.

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Merito più insegnanti giovani, uguale scuola. È questa l’operazione in cui tutti i ministri dell’Istruzione si sono cimentati. Senza però ottenere mai il risultato desiderato.
In fondo che l’Italia non è un paese per giovani insegnanti se ne è accorta anche Mariastella Gelmini, che dopo vari tentativi di sperimentazione, in una lettera scritta al Corriere della sera il 24 luglio è arrivata a chiedersi: «Dobbiamo alimentare nei giovani false speranze, creare nuovamente una fabbrica di illusioni pensando che comunque nella scuola con qualche sanatoria si riuscirà prima o poi a entrare?».
ASPIRANTI DOCENTI DISILLUSI. In effetti a un sistema scolastico formato da circa 800 mila insegnanti la cui età media è già di 50 anni, si deve aggiungere un esercito di docenti precari che invecchiano in attesa di ottenere una cattedra.
Sommandoli tutti si arriva a 500 mila precari «con i quali i neo laureati devono fare i conti», ha osservato il segretario generale della Cisl scuola Francesco Scrima.
E così capita che anche «i giovani aspiranti docenti ci rinunciano prima ancora di inziare», ha confermato Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil, il sindacato della scuola.
IL SOGNO DI UNA SCUOLA DIVERSA. Ecco perchè «una scuola giovane, dinamica, meritocratica e soddisfatta dei suoi insegnanti», come la voleva il ministro Gelmini, rischia di diventare un' utopia. Ma la Gelmini, prima di arrendersi a una sonora bocciatura anche in materia di meritocrazia, ha deciso di giocarsi l'ultima carta. E di trovare così una piccolo pertugio per cercare di sistemare in qualche modo l'esercito dei precari che rischiano di restare parcheggiati a vita. La carta che Mariastella ha in mente è, come recita il decreto Brunetta del 2009, un «sistema di misurazione, valutazione, trasparenza della performance del personale docente ed educativo degli istituti e scuole del primo e secondo ciclo di istruzione e delle istituzioni educative».

Il metodo Valorizza per incentivare l'insegnamento di qualità

A Genova per la scuola pubblica (foto ansa).

Sulla carta sarebbe un modo per valutare gli insegnanti senza dover continuare a retribuirli in base all'anzianità. «Perché in questo momento il problema principale della scuola è che non attrae i migliori laureati. Gli unici giovani che lo fanno è per mancanza di alternative», ha osservato il ricercatore ed economista Andrea Ichino a cui il ministro ha chiesto di studiare un metodo per incentivare l'insegnamento di qualità. «La scuola funziona infatti solo se i professori sono motivati e fanno quel lavoro come prima scelta. Non come un ripiego».
I DOCENTI SFUGGONO ALLA VALUTAZIONE. Ma qui a fare ostruzionismo sono proprio gli insegnanti. Che pur lamentandosi sempre della mediocrità del sistema scolastico, mal sopportano di essere valutati.
Nonostante i vari stop and go legati alla mancata adesione di numerose scuole al progetto, Ichino sta continuando la ricerca grazie alla partecipazione di 30 istituti sui quali si stanno testando tre diversi metodi.
Quello allo studio del professore bolognese è la «valutazione dei pari», meglio noto come il metodo Valorizza, la via più innovativa sperimentata nel 2010.
L'idea è basata sul fatto che ogni studente si ricorda il nome del professore che ha lasciato un segno positivo nel proprio percorso scolastico. «In fondo tutti in una scuola sanno benissimo chi sono i docenti di valore, che sono poi quelli con una reputazione condivisa», ha osservato Ichino.
COME INDIVIDUARE I DOCENTI MERITEVOLI. Ma come si fa a identificare i docenti con una reputazione condivisa?
Durante la sperimentazione il collegio dei docenti di ogni scuola aderente al progetto ha eletto due professori che insieme al preside hanno costituito un nucleo di valutazione che distribuisse dei questionari alle famiglie e agli studenti, oltre a un modulo di autovalutazione agli stessi insegnanti. Sulla base delle informazioni e delle preferenze fornite da tutti, il nucleo di valutazione ha poi formulato una lista di docenti riconosciuti come i più bravi.
Ed è a loro che nella fase sperimentale è stata data una mensilità in più di stipendio. «Ma in futuro, se il sistema funziona e la reputazione di questi insegnanti scelti è comprovata e condivisa all'interno della scuola, saranno promossi con una progressione di carriera diversa oppure con sensibili aumenti di retribuzione».
TARGET: VALORIZZARE I GIOVANI. L'obiettivo è fare in modo che con questo nuovo approccio i laureati di talento «che di solito si dedicano a scuole private o altri settori, vedano nella scuola pubblica un posto dove è possibile fare carriera e avere riconosciuti i propri meriti», ha spiegato Ichino.
Per ora la sperimentazione è al secondo stadio: l'economista ha rivolto un altro set di questionari a tutti i membri delle 30 scuole per chiedere se una volta vista la griglia dei docenti premiati, sono d'accordo o meno. Una contro-valutazione per accertare il metodo i cui risultati finali sono pronti per ottobre.

Al via un altro anno di sperimentazione

Uno striscione di protesta.

«Il rapporto conterrà un'analisi quantitativa e qualitativa, ovvero si baserà sulle impressioni raccolte dai partecipanti e da una statistica».
Infine prima di essere applicato in tutte le scuole, il metodo Valorizza deve essere sperimentato per un altro anno in modo da affinare tutti i parametri.
Ma le difficoltà non mancano e soprattutto lo scetticismo da parte della classe docente che teme di essere sacrificata. «Gli insegnanti non hanno capito che è un'innovazione importante e che il ministero comunque non imporrà un sistema di valutazione al circa milione di insegnanti presenti in Italia, senza averla sperimentata più volte».
LA SELEZIONE COME VIA DI USCITA. Resta però ancora ben radicato nel modus operandi del corpo docente, così come di tutti gli italiani, che «è meglio distribuire qualcosa a tutti, piuttosto che premiare solo i più meritevoli», ha osservato Ichino. Invece se nel mondo della scuola «si allontanassero tutte quelle persone che non sono in grado di fare bene il loro mestiere, ciò migliorerebbe le cose. Ma la paura di colpire anche per sbaglio un insegnante bravo, fa sì che non lo si faccia per nessuno».
Un lassismo «che rallenta la crescita all’interno della scuola», perché distribuire tutto a tutti «fa si che nessuno abbia degli incentivi per fare meglio. Allora perché un insegnante dovrebbe dare e fare di più se sa che il collega ottiene lo stesso stipendio senza fare fatica?», conclude l'economista. Senza contare poi le problematiche relative a come gestire gli insegnanti più deboli, quelli che avrebbero bisogno di corsi di aggiornamento, per programmare i quali ci vogliono soldi che la scuola italiana al momento non ha.

31 Agosto Ago 2011 1540 31 agosto 2011
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