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La giostra dei direttori

Calabresi in corsa per il dopo-Minzolini e Riotta alla Stampa.

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Mario Calabresi (foto Getty Images).

Tutto nasce da una domanda, imbarazzante nella sua naiveté, che un redattore del quotidiano La Stampa ha posto al suo direttore: «Ma non te ne andrai sul serio?». E a quel punto Marione Calabresi, il cautissimo, il direttore più democristiano del mondo, il Mario Missiroli del terzo millennio ha allargato le braccione: «Bhè, sai, il Tg1 è il Tg1…». E in quel momento ecco l’agnizione, la rivelazione.
Calabresi al Tg1 ci va davvero. Fatto fuori per questioni di cassa e di decenza Augusto-Visa-Minzolini, il nuovo governo gradirebbe un terzista, un direttore di garanzia, ben voluto a sinistra, amato al centro, stimato a destra, simpatico al presidente della Repubblica. Insomma, un «nuovo Albino Longhi», come suggerisce Dagospia.
IL MERCATO DEI DIRETTORI. E, fin qui, tutto ok. O quasi. Il fatto è che l’arrivo di Marione potrebbe provocare un devastante effetto domino nel mercato delle vacche dei direttori di testata.
Sempre ammettendo che al Giornale rimanga, immobile, Alessandro Sallusti - nonostante le ripetute offerte di congrue liquidazioni dall’azienda in imbarazzo di vendite e di politica (occorrerebbe col nuovo clima un capo meno falco e più colomba) e con l’editorialista Vittorio Feltri abbandonato sempre più spesso davanti alle telecamere del Tg4 nella speranza di un cambiamento - la giostra potrebbe muoversi nei tg.

Fede, Minzolini, Mimun: la giostra dei tg comincia a muoversi

Dato per certo che, in caso di condanna per la nota vicenda delle ragazze arcoriane, Emilio Fede possa mollare - come ha promesso - a giugno, il suo posto si libererebbe per Giorgio Mulé, che dopo l’esperienza di Studio Aperto tornerebbe volentieri dal settimanale mondadoriano Panorama al piccolo schermo.
A sostituire Mulé, ecco spuntare, per l’appunto, il nome di Visa-Minzolini, sebbene Marina Berlusconi non sia molto dell’idea. Ma dopo tutto il lavoro fatto per l’ex Real Casa, non si può certo lasciare il direttorissimo abbandonato nella stanza di un qualsiasi albergo a cinque stelle.
Rimane aperta la questione Tg5: Clemente Mimun, nonostante problemi di salute, continua a restare avvinghiato alla poltrona dell’ammiraglia di casa Mediaset, ma la pressione interna di Mauro Crippa sembra ricominciare.
Per Crippa, il potente Mazarino dell’informazione del Biscione, in quel posto ambitissimo potrebbero starci due sue creature: da Claudio Brachino a Salvo Sottile. Nessuno dei due, a differenza di Mimun, ha contatti diretti con la famiglia Berlusconi.
CAMBIAMENTI ALLA STAMPA. Ma il vero indiscreto è che, chez Corrado Passera, al comando della Stampa, in virtù di uno spietato effetto domino, finirebbe Gianni Riotta. Sì ragazzi, proprio Gianni Riotta. L’uomo che ha appena mandato alle stampe la sua fondamentale biografia, Le cose che ho imparato invece di pubblicare Gli errori che ho commesso, come direbbe Pietrangelo Buttafuoco.
«È la cosa più terrificante che potrebbe accadere: la dimostrazione finale che nel giornalismo la professionalità non conta. Giuro che se Riotta diventa direttore tiro fuori i particolari che hanno spinto Emma Marcegaglia a prenderlo al Sole e poi mi crocefiggo sulla porta di Corrado Passera», ha commentato tra il serio e il faceto un conosciuto giornalista economico.
Il quale, però, pare inevitabilmente destinato alla crocefissione.

Riotta, l'esperto di 'linkinaggio'

La notizia è che a forza di twittare e soprattutto di linkare, Riotta è riuscito a non rimanere fuori a lungo dai grandi giri. Riotta a linkare è bravissimo. Linka che ti linka, il vecchio Johnny ha approfittato della visione americanista che John Elkann ha della stampa (ma pare che nessuno abbia riferito al capo della Fiat che Riotta al Sole24 Ore ha fatto perdere 110 milioni di euro in un paio d’anni. Un record nella storia dell’Occidente).
Così ha sfruttato anche l’appeal da conquistador del suo vecchio amico Corrado Passera, anch’egli oggetto di storico linkinaggio da parte del giornalista siculo americano.
L'UOMO DEI POTENTI. Riotta, sin dai tempi del Tg1, ha seguito un linea coerente: fare un giornale più per i potenti che per i lettori. Al Tg1 se non fosse arrivato uno più specializzato di lui in materia (ma almeno Minzo è chiaro nel tagliare - alla lettera - le notizie) sarebbe ancora in plancia.
Il capolavoro, però, l’ha fatto al Sole. Riotta, dopo l’allontanamento coatto dal giornale di Confindustria per impedirne l’affondamento (oggi la redazione accende ceri ogni giorno a san Roberto Napoletano), è riuscito a procurarsi un contrattino da (pare) 300 mila euro proprio al quotidiano torinese, dopo essersi presentato come editorialista del Corriere della Sera in alcune convention americane.
Un sussulto d’orgoglio di Ferruccio De Bortoli ha bloccato l’approdo del forsennato linkatore in via Solferino. Ora pare, invece, che John Elkann sia convinto di trovarsi di fronte a un incrocio fra il leggendario giornalista tivù americano Walter Cronkite e Indro Montanelli.
Alla Stampa, in questo momento, tutti i redattori maschi battono, acrobaticamente, sul pc con una mano sola. L’altra è superstiziosamente incollata al bassoventre.

1 Dicembre Dic 2011 1328 01 dicembre 2011
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