Comin Rizzoli 120126133226
LIBRI
26 Gennaio Gen 2012 1331 26 gennaio 2012

Manuale anti-Tempesta

Comin e Speroni sulla crisi che colpirà il Pianeta entro il 2030.

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Combattere la crisi che minaccia il mondo nei prossimi 20 anni cambiando, semplicemente, stile di vita. Si sta diffondendo a livello globale la convinzione che sia sufficiente «fare qualcosa» a livello individuale per scampare a quella che un allarmante documento pubblicato dal governo inglese ha definito la «tempesta perfetta». Una combinazione fatale di fattori demografici - nel 2030 la popolazione mondiale toccherà gli 8 miliardi - di cambiamenti climatici, di carenze energetiche, di acqua e cibo che cambierà profondamente la faccia del Pianeta.
ABBAGLI E LUOGHI COMUNI. In 2030. La tempesta perfetta - Come sopravvivere alla Grande Crisi (Rizzoli), Gianluca Comin e Donato Speroni passano in rassegna i diversi settori che influenzano la «tempesta» - dalle politiche energetiche ai modelli di urbanizzazione, dalle nanotecnologie agli andamenti demografici - segnalando gli abbagli nei quali più frequentemente l'opinione pubblica globale incorre.
LA FEDE CIECA NELLA TECNOLOGIA. A partire dal mito del progresso scientifico. Le tecnologie, per esempio, giocano e giocheranno senza dubbio un ruolo fondamentale nella battaglia contro la grande crisi, mettendo a segno progressi enormi nel campo dell’energia, dell’informazione, della sostenibilità. Ma non è detto che ciò sia sufficiente: le tecnologie Grin (genetica, robotica, informatica, nanotech) cambieranno la vita dell’uomo entro il 2050. Ma ben difficilmente potranno risolvere i problemi che travolgeranno l'umanità nei prossimi 20 anni. Anche l’offerta energetica cambierà molto lentamente. L’aumento di almeno due gradi di temperatura del Pianeta è ormai inevitabile e molti Paesi stanno già correndo ai ripari.

Attenzione ai «facili trionfalismi»

Da sinistra, Donato Speroni e Gianluca Comin, autori di 2030, la Tempesta perfetta.

I due autori, mettono allo stesso tempo in guardia dai «facili trionfalismi». «I comportamenti che hanno davvero un impatto significativo sull’ambiente», spiegano Comin e Speroni, «implicano anche un cambiamento radicale del modello di vita, con conseguenze economiche di grande rilievo; inoltre l’effettivo impatto ecologico di soluzioni che appaiono migliori è controverso; infine, i cambiamenti di comportamento dovrebbero essere accompagnati da scelte politiche che ne estendano e ne valorizzino l’efficacia e da strategie aziendali adeguate».
CONSUMO E SOSTENTAMENTO. Questo non significa che modificare i comportamenti quotidiani non sia necessario, anzi. L’Italia, tanto per fare un esempio, «consuma» ogni anno cinque ettari per abitante e ha una capacità di sostentamento della sua popolazione limitata a 1,1 ettaro pro capite.
Il saldo (-3,8) è uguale a quello di Spagna e Grecia e peggiore di tutti i grandi Paesi europei: Germania (-3,2), Francia (-2), Regno Unito (-1,1). Nel complesso, tutti i Paesi industrializzati (compresa la Cina) superano il consumo «equilibrato» di 1,8 ettari per persona, in parte bilanciati dai Paesi più poveri, come Haiti, Afghanistan e Bangladesh, dove il consumo di risorse è molto al disotto di un ettaro.

Le potenzialità del movimento ambientalista globale

Secondo uno studio pubblicato dal governo inglese, nel 2030 sul Pianeta si abbatterà una tempesta perfetta. Una crisi di proporzioni enormi che cambierà per sempre il modo di vivere globale.

Non tutto è perduto. Insieme con lo sfruttamento - spesso indiscriminato - delle risorse aumenta, infatti, la pressione ambientalista. «Ci sono nel mondo più di 1 milione, forse anche 2, di organizzazioni che operano per la sostenibilità ecologica e la giustizia sociale», ha ricordato l'ecologista Paul Hawken. «Questo movimento non corrisponde però ai modelli tradizionali. È frammentato, non organizzato e orgogliosamente indipendente. Nessun manifesto o dottrina, nessuna autorità che eserciti un controllo. Prende forma in scuole, fattorie, giungle, villaggi, aziende, deserti, aree di pesca, slum, persino negli alberghi di lusso di New York».
MOBILITAZIONE DA VALORIZZARE. Nonostante debba ancora mettere a fuoco priorità e obiettivi, il movimento è potenzialmente dirompente a partire dal numero di persone coinvolte. Per questo, secondo Comin e Speroni occorre valorizzare al meglio questa grande mobilitazione, tenerne conto sempre più nelle scelte politiche. Costruire sinergie con il mondo delle imprese e con l’economia di mercato, insomma, è un passaggio indispensabile per affrontare la «tempesta perfetta».

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