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FENOMENI MEDIATICI
6 Febbraio Feb 2012 1837 06 febbraio 2012

Giornalisti canterini

Da Paragone a Di Bella, gli anchorman col pallino del blues.

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Guardare un giornalista in tivù (o in radio) e pensare «Toglietegli il microfono» è una cosa brutta. Fa tornare in mente la censura, una limitazione della sacra e santa libertà di espressione. Ma, in certi casi, non si può fare a meno di concepire la frase censoria.
Specialmente quando il giornalista smette di usare il microfono per raccontare o commentare i fatti e comincia a usarlo per altro: come cantare, per esempio.
UNA PRATICA DIFFUSA. Sarà il danno collaterale di un lavoro sempre più multimediale, o un effetto-difetto del giornalista star, che vorrebbe fare notizia in proprio, ma la pratica canora tra i giornalisti è sempre più diffusa. E il risultato è allarmante.
L'ultimo esempio è quello di Gianluigi Paragone, un leghista di rito maroniano che sa fare un programma interessante come L'ultima parola, su Raidue. Ma che non si accontenta. E canta anche.
Lo spettatore che l'ha visto interpretare in trasmissione Giorgio Gaber e Francesco Guccini sa di che cosa parliamo. Chitarra suonata in stile oratorio, testo che scorre sotto, modello karaoke: un miscuglio di afflato “civile” (Paragone ha cantato anche Dio è morto) e trash da pomeriggio domenicale.
Nel video che segue, un notevole assaggio di giornalisti alle prese col microfono, usato per cantare.


C'è poi chi - oltre a cantare - compone pure: Antonio Di Bella, il direttore di Raitre, da molto tempo coltiva il vizio, non tanto segreto e nient'affatto solitario (purtroppo), della composizione e dell'esecuzione.
Memorabile la sua canzone Caro direttore reintegrato suonata nel 2010 alla trasmissione radio Un giorno da pecora, proprio quando Paolo Ruffini tornò alla direzione di RaiTre, al suo posto.
PALCO RADIOFONICO. Testo molto significativo: «Ciao caro direttore reintegrato, non son triste io, che son trombato, per quello che sarà. Ciao caro direttore reinsediato tu sei allegro ma un po' preoccupato per quello che accadrà». Ma non è finita qui. Perché Di Bella ha continuato a lanciare messaggi musicali, cantando di Obama, informazione televisiva e sport. Il suo palcoscenico preferito è sempre radiofonico: la trasmissione Caterpillar. Artista a 360 gradi, come si può ascoltare.



E sarebbe il caso di domandarsi qual è l'intento “poetico” o civile del giornalista canterino. Il primo archetipo è quello di Michele Santoro, che sentendosi sotto assedio a causa degli editti bulgari del Cav, nel 2002 iniziò una memorabile puntata di Sciuscià con Bella ciao. Santoro, saggiamante, ha evitato le chitarre e intonato il pezzo solo con la voce, secondo tempi teatrali perfetti. Il che non gli ha impedito di essere ugualmente fatto fuori dalla Rai: gli levarono il microfono davvero. E si salvò solo col successivo reintegro deciso dal giudice.
DA VESPA A ROMITA. Ma se quello di Santoro è l'archetipo civile, ci sono anche esempi di puro intrettenimento (diciamo). Memorabile, più nel male che nel bene, fu l'esempio di Bruno Vespa, che si trovò a intonare una notevole versione di Parole parole parole, insieme con Pippo Baudo. Fa parte del trash più profondo il volto del Tg1 Attilio Romita che canta 'O surdato 'nnammurato, sempre sulla Rai.
PETRONE, IL COMPOSITORE. E, infine, ci sono casi in cui il giornalista non canta solo come “guarnizione” più o meno piacevole, più o meno riuscita, a un programma tivù o radio. Ma diventa compositore per davvero, con un progetto musicale autonomo. È il caso dell'inviato Rai Sandro Petrone, ex cantautore nella Napoli di Edoardo Bennato ed Enzo Gragnaniello. Petrone, nel 2010, ha pubblicto il cd The last Call, note di un inviato: disco in cui si affrontano, tra l'altro, temi civili come il post 11 settembre.
Ecco il video. Sul risultato, ognuno può giudicare a suo piacimento. Fatta salva una premessa: casomai venisse in mente a qualcuno di dire «levategli il microfono» la libertà d'espressione non c'entrerebbe granché.

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