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Giordana, vizio ideologico

Nel film su Piazza Fontana dati opinabili.

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Di solito, col passare degli anni, l’analisi e l’interpretazione di un evento storico si fanno più oggettive e distaccate. Nel caso del terrorismo e della lotta amata, però, sembra che non sia così. O perlomeno è questa l'impressione stando ai film italiani sull’argomento che sono stati prodotti negli ultimi anni.
IL VIZIO DELL'IDEOLOGIA. L’esperienza del terrorismo sembra aver prodotto un impasse a scoppio ritardato che impedisce ai registi di muoversi con agilità attraverso l'argomento e di raccontare quel periodo senza il filtro di una visione ideologicamente viziata.
È questa la sensazione che si ha guardando Romanzo di una strage, l'ultimo film di Marco Tullio Giordana sulla tragedia di Piazza Fontana. Eppure, il nostro cinema si è distinto per essere stato “in prima linea” nel raccontare gli anni di piombo.
Un termine di origine cinematografica, peraltro, perché mutuato dalla traduzione italiana dell’omonimo film diretto dalla regista tedesca Margarethe von Trotta nel 1981: Die bleierne Zeit.
DA RISI A BELLOCCHIO, UN OCCHIO LUCIDO. Vuoi per la loro coscienza sociopolitica, vuoi per il loro coinvolgimento civile, registi come Mario Monicelli (Un borghese piccolo picolo, 1977), Dino Risi (Caro papà, 1979), Marco Bellocchio (Sbatti il mostro in prima pagina, 1972, e Il diavolo in corpo, 1986) o Giuseppe Bertolucci (Segreti segreti, 1985) sono riusciti, talvolta sotto forma di metafora, altre volte avvalendosi di quella libertà narrativa che l’arte è in grado di garantire, a raccontare il periodo caldo dell’Italia in rivolta in modo realistico e lucido. Il tutto, nonostante l’orientamento politico, di certo non avulso dal contesto politico di appartenenza.
ATTENZIONE ALLE SUPPOSTE VERITÀ. Secondo Armando Spataro, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Milano, magistrato e tra i massimi esperti di terrorismo, «non è un problema di coraggio, ma di voler far affiorare a tutti i costi elementi sconosciuti o supposte verità in cui ciascuno crede. Per non parlare della dietrologia insita in alcune opere, come Piazza delle cinque lune di Renzo Martinelli».
Al contrario, ha aggiunto Spataro, «un film onirico, ma con contenuti reali, come Buongiorno notte di Marco Bellocchio, fotografa alla perfezione la realtà del brigatismo».
In particolare, il procuratore non ha gradito la decisione di utilizzare come fonte il libro di Paolo Cucchiarelli Il segreto di Piazza Fontana: «A mio avviso, molti dati del testo sono altamente opinabili e di dubbia provenienza come la teoria delle due bombe che sarebbero state utilizzate nell’esplosione della Banca nazionale dell’agricoltura».
Secondo Spataro, un regista deve fare una scelta: «Realizzare un’opera d’arte facendo affidamento su materiale preesistente e concedersi delle libertà, privilegiando magari l’aspetto spettacolare o realizzare un’opera, anche onirica, ma restando agganciato alla realtà». Oppure, c'è la strada della ricostruzione storica: «Se questo è l’approccio, però», conclude il procuratore «non ci si può esimere dall’utilizzare riferimenti storici».

31 Marzo Mar 2012 1349 31 marzo 2012
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