TELEVISIONE

A Napoli il tronista è gay

Versione omosex di Uomini e donne.

01 aprile 2012

Lina Carcuro, conduttrice di Made in love in mezzo ai due giudici, Alessandro Feliù e Anna Capasso.

Lina Carcuro, conduttrice di Made in love in mezzo ai due giudici, Alessandro Feliù e Anna Capasso.

Due protagonisti, 15 corteggiatori, le uscite da concordare, gli incontri, le eliminazioni e il primo bacio gay in diretta tivù.
Per Massimo Bernardini, conduttore Rai di Tv talk, «è fra le trasmissioni più originali mandate in onda nel 2012». Mai volgare, leggera e ironica, ma anche sensibile ai temi più seri.
VERSIONE OMOSEX DI UOMINI E DONNE. E poco importa se le 10 puntate di Made in love, la versione omosessuale del più famoso Uomini e donne (il programma di corteggiamento Mediaset inventato da Maria De Filippi) siano state trasmesse in Campania (dal 12 gennaio al 16 marzo) da Napoli-Tv. In Rete sull’omonimo sito sta spopolando di contatti in Italia e in mezza Europa.
CONDUCE UNA EX DEL GRANDE FRATELLO. Accanto alla conduttrice Lina Carcuro, ex concorrente del Grande Fratello, ci sono due giudici, Alessandro Feliù, ex dell'Isola dei famosi, e l’attrice napoletana Anna Capasso - e uno psicologo per valutare la compatibilità fra i concorrenti.
PRONTI I CAST PER LA SECONDA EDIZIONE. Made in love è stato un successo inatteso, esploso ben oltre i confini previsti, che sta facendo discutere, specie ora che la prima edizione si è conclusa e già ci si prenota per non restar fuori dalla seconda.
«L’ultima puntata», racconta a Lettera43.it il 38enne Diego Di Flora, inventore e produttore del programma, «ha registrato 15 mila visualizzazioni in tre giorni. Con la nuova edizione andremo in onda su un network nazionale. E non è da escludere una versione lesbo».

DOMANDA. Avete mandato in onda il primo bacio gay in diretta tivù: l’evento era stato programmato?
RISPOSTA. Giuro di no.
D. È sorpreso del successo di Made in love?
R. Non me lo aspettavo in tali dimensioni.
D. È stato difficile affrontare in tivù un tema delicato come l’omosessualità senza scadere nel trash?
R. Buone intenzioni a parte, l’impatto con le telecamere è stato traumatico.
D. Ci spieghi.
R. Tra i ragazzi, c’era chi temeva le reazioni del datore di lavoro, chi il giudizio degli amici o dei genitori, chi si è ritrovato per la prima volta a dover fare i conti con se stesso allo specchio.
D. Qualcuno ha scelto di ripensarci?
R. Un solo concorrente, ma per motivi di salute.
D. Non è stato uno scandalo per le famiglie?
R. Siamo stati molto rispettosi: non ho mai voluto che ci si dichiarasse gay durante la trasmissione. L’impegno era di parlarne a casa, prima di apparire in video. Alla fine, molte famiglie hanno collaborato con noi.
D. In che senso?
R. C’è stato perfino chi, come il papà di Ciro, ha filmato un video di auguri al figlio concorrente.
D. Chi erano i due corteggiati?
R. Ciro Oppressore e Luigi Butti.
D. Com’è andata fra i ragazzi?
R. Ciro ha 24 anni e ha trovato l’anima gemella fra i corteggiatori di Made in love: si chiama Paolo, ha 30 anni.
D. Sono una coppia?
R. Sì, inseparabili. Ciro lavora nell’azienda nautica di famiglia, Paolo è in una società di comunicazione.
D. E gli altri?
R. Siamo rimasti in contatto con tutti. Il pubblico, anche etero, continua a seguirli sul sito. Qualcuno fra loro potrebbe partecipare alla seconda edizione.
D. Che tipo di persone sono?
R. Si tratta di ragazzi semplici, mica come gli stereotipi finora imposti dai network tivù.
D. In quanti si sono presentati ai casting?
R. Tantissimi: belli, ma anche decisamente brutti. Si va dal cassiere del supermercato allo studente fino all’impiegato, al disoccupato e al figlio di papà.
D. Donne?
R. Pochissime e pochi i trans: in giro c’è ancora troppa paura di uscire allo scoperto.
D. Chi è stato il ragazzo più divertente?
R. Maurizio, di Salerno: si è autodefinito, ironicamente, «gestore del patrimonio familiare», cioè il classico bamboccione. Ma anche Pepito, che prima si è scagliato su Facebook contro il programma e poi, come se niente fosse, ha chiesto di partecipare: lo abbiamo inserito subito.
D. Napoli come vi ha accolto?
R. La città è gay-friendly: ci siamo sentiti abbracciati. Sono stato invitato per il 30 giugno all’Europride (l'edizione 2012 della giornata dell'orgoglio Lesbo, gay, bisex e transgender è a Londra, ndr): mi hanno chiesto di allestire un carro allegorico targato Made in love.
D. Sfottò, telefonate volgari, parolacce, aggressioni?
R. Neanche un episodio.
D. La trasmissione è stata un business?
R. Molti sponsor, anche napoletani, hanno mostrato timore a identificarsi con il marchio gay. Ha fatto eccezione una notissima azienda che fa divani: ha chiesto di sponsorizzarci, ne è rimasta entusiasta.
D. Un bilancio?
R. È stato un passo avanti contro omofobia e discriminazione. Abbiamo ribadito che l’amore è per tutti.
D. Avete mai parlato con De Filippi?
R. Finora no, ma abbiamo saputo che ha visto Made in love.
D. E cosa ne pensa?
R. Ne è rimasta contenta.

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