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FESTIVAL DEL CINEMA
30 Agosto Ago 2012 1920 30 agosto 2012

Celebrità, i soliti ignoti

Il film di Giannoli Superstar sbarca alla mostra di Venezia.

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Kad Merad è il protagonista di Superstar di Xavier Giannoli.

La parola d'ordine del 69esimo Festival del cinema di Venezia è «impegno». Almeno negli intenti questo significherebbe: niente fumettoni e niente eccessive spettacolarizzazioni.
Secondo il direttore Alberto Barbera, la crisi impone la ricerca di storie e linguaggi per rappresentare la realtà, e perfino la madrina della manifestazione, la fascinosa Kasia Smutniak in conferenza stampa ha dichiarato: «Sono anni difficili, il cinema ce li racconta». Sembra una dichiarazione di guerra contro gli idoli postmoderni e della società dell'immagine, in nome di un nuovo realismo.
SUPERSTAR, IL SUCCESSO A SUA INSAPUTA. E il primo schiaffone contro il mondo dei nuovi (e vecchi) media arriva nella prima giornata dei film in concorso, con Superstar di Xavier Giannoli. Dramma travestito da commedia di un operaio che da un giorno all'altro si ritrova famoso: la sua faccia stanca in metropolitana rimbalza su YouTube; giornali, siti e trasmissioni tivù cominciano a cercarlo. La gente lo riconosce al supermercato e gli chiede autografi. Ma lui non sa il perché. Né lo sanno giornali e tivù che si limitano a occuparsi del personaggio per ovvi e crescenti motivi di audience.
Martin Kazinski, il protagonista sfigato e stralunato, si presenta in televisione per implorare i media di lasciarlo in pace, ma il risultato è la proposta di girare un reality. Il «no, grazie» alla notorietà diventa il più grande volano per il successo. Come dice un produttore televisivo nel film: «La nostra strategia di marketing sarebbe il rifiuto del marketing».

Pellicola che si ispira a Il mostro e a The Truman show

Una scena del film Superstar, presentato alla 69esima edizione del Festival del cinema di Venezia.

L'idea, che Giannoli ha preso dal romanzo L’indole di Serge Joncour, è a metà tra Il mostro e The Truman show. Ma in questo caso abbiamo il protagonista non è né bello (come nel film di Peter Weir con Jim Carrey) né «originale» (come in quello della coppia Roberto Benigni-Vincenzo Cerami).
Martin Kazinski, interpretato da un bravissimo Kad Merad (la protagonista femminile è una notevole Cecile De France), è un uomo insignificante. E siamo un passo oltre alla solita retorica del velinismo, del quarto d'ora di celebrità che spetterebbe a tutti, e della 'mostrificazione' mediatica. Siamo alla costruzione di una notorietà completamente immotivata e che diventa una prigione, trasformando il protagonista nel classico «morto di fama» che però la notorietà non l'ha cercata.
LA GENTE GUARDA CIÒ CHE DISPREZZA. Eccessivo? Assurdo? Certo che sì. Il regista francese coltiva una passione per il Kafka della Metamorfosi, e la vicenda raccontata procede all'ombra di una inequivocabile allure pirandelliana.
Ma ricordiamo casi almeno in parte simili, e nemmeno troppo remoti: la notorietà online, almeno in Italia, di Gemmadelsud per esempio. O il gusto per il trash che fa schizzare le visualizzazioni di rapper fuori tempo, gruppi rock catastrofici, neomelodici oscuri in diretta dal ventre di Napoli e pulcini Pio.
«Oggi la gente guarda ciò che disprezza», commenta nel film il solito, cinico, producer.
LA DENUNCIA CONTRO I MEDIA. E l'accusa è indirizzata anche al mondo dell'infotainment da selvaggio west: in una scena del film a un conduttore televisivo scappa la definizione «banale» nel confronti del protagonista: è costretto a chiedere scusa, ed è processato sui giornali in nome del diritto alla banalità.
Insomma dal film di Giannoli i media finiscono dipinti malissimo. E se non fosse che la denuncia mediatica passa attraverso un medium (per quanto d'autore) come il cinema, e se nelle prime scene del film non apparisse un'evidente pubblicità occultà di una azienda olandese di elettronica, saremmo di fronte alla denuncia perfetta.

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