CULTURA
6 Novembre Nov 2012 1300 06 novembre 2012

Arte, prostitute al tappeto

Nella mostra Flying carpet, modelle prese dalla strada.

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Una delle prostitute-modelle scelta da Marco Pietracupa per la sua mostra Flying carpet.

Trovate, pagate, fotografate. Trasformare le prostitute di strada in modelle di nudo per foto tra arte e reportage, con ampie dosi di ironia e pop, è l'idea di Flying carpet (Tappeto volante) la mostra di Marco Pietracupa (fino al 30 novembre alla galleria Le Dictateur a Milano), fotografo di moda e pubblicità dell'Alto Adige, ma che lavora da anni nel capoluogo lombardo.
FOTOGRAFIE AL POSTO DI SESSO. L'operazione di Pietracupa si è svolta in perfetta aderenza ai canoni dell'amore mercenario.
Il fotografo si presentava nei luoghi d'adescamento, contrattava il prezzo con le prostitute come un qualsiasi cliente, e poi, al momento di appartarsi (di giorno e in luoghi pubblici) e dopo aver pagato la solita tariffa, tirava fuori la macchina fotografica e faceva la sua proposta 'indecente'. Fotografie invece di sesso.
VIETATI GLI SCATTI OSCENI.«Molte, comprensibilmente, si sono rifiutate, anche per paura di mostrare il viso», dice Pietracupa a Lettera43.it, «qualcuna mi ha detto: 'Ma come mai non vuoi fotografarmi a gambe aperte?'». «Quasi tutte, quando realizzavano che volevo solo riprenderle, mi guardavano come un pervertito», aggiunge il fotografo, «in particolare quando si accorgevano che non volevo fotografarle in posizioni oscene per usi privati, ma che cercavo in loro la semplice bellezza».

Sul set il tappeto come elemento surreale del sesso

Il set scelto da Pietracupa prevedeva il solo utilizzo di un drappo rosso.

Altro elemento fondamentale della strategia espressiva del fotografo è il tappeto, da qui il titolo della mostra.
Nei suoi lavori, Pietracupa si portava dietro alcuni drappi di raso colorati, e faceva scegliere alla modella improvvisata quello da usare per l'altrettanto estemporaneo set.
«Molte hanno scelto il rosso, il colore che abitualmente si associa al sesso», racconta il fotografo. «Ma in realtà il colore mi serviva a sottolineare l'elemento assurdo, surreale intorno alla messa in scena del sesso, a estrapolare le modelle dal loro solito contesto. Anche per questo ho deciso di scattare le foto di giorno e di usare il flash per eliminare tutte le zone d'ombra».
BELLE SOLO DI GIORNO. E arriviamo a un altro elemento quasi parodico di questa mostra: la prostituzione di solito si associa al buio, alla notte.
«E invece», spiega Pietracupa, «ci tenevo a non presentare queste donne come 'dannate', o come 'cattive ragazze'». Tra l'altro nella mostra non c'è nessuna volontà di denuncia sociale, perché, come spiega l'autore: «Spesso il mio intento è stato quello di presentare argomenti 'pesanti', ma trattati in maniera leggera. Anche il porno tende a farmi ridere».

Passione dei corpi e scambio di liquidi

In alcuni scatti di Pietracupa ci sono anche i ritratti di Krampus, i diavoli folkloristici altoatesini.

E poi, per qualche via inattesa, il lavoro del fotografo altoatesino è finito per sembrare uno sberleffo ironico al ruolo della modella nelle arti figurative. È un luogo comune il ritrattista che trasforma la sua modella in amante, ma in questo caso sono le amanti (professioniste) a trasformarsi in modelle.
Altrettanto naturale «il parallelo tra ruolo della modella fashion, che vende la propria immagine», osserva Pietracupa «e la prostituta, che invece vende la propria carne».
DIAVOLI E ORO. «Ma non sono significati voluti. Volevo solo raccontare e fare ironia», conclude il fotografo. E la mostra milanese contempla anche qualche ritratto di Krampus, i diavoli folkloristici altoatesini che il fotografo ha voluto inserire per blandire la presunta oscurità dell'argomento, oltre un pavimento riflettente dorato, per ricordare che a volte la passione dei corpi è sostenuta da uno scambio, questa volta metaforico, di liquidi.

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