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PICCOLO SCHERMO
27 Marzo Mar 2013 1757 27 marzo 2013

Michelle Bonev, ed è subito flop

L'attrice bulgara torna con la serie Donne in gioco.

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Michelle Bonev in Donne in gioco.

Guarda un po' chi si rivede? Dragomira Boneva, in arte Michelle Bonev, bulgara, classe 1971, attrice, regista, sceneggiatrice, produttrice e tante altre cose ancora.
Se è vero che il povero Pippo Baudo, dovendo ingaggiarla per un dopofestival sanremese nel 2003 su caldo suggerimento di Agostino Saccà, la presentò come «un’esperta internazionale di moda, con passaporto italiano, pittrice, scrittrice», lei - tacendo qualcosa in merito alle prime esperienze milanesi - precisò di aver «curato l’immagine della famiglia Baldwin, di Spike Lee, di Lionel Richie e Gloria Estefan». Dieci anni dopo, sbollita la chiacchiera che nacque attorno al suo primo film da regista, quel Goodbye Mama destinatario di un discusso premio a Venezia 2010 alla presenza di due ministri berlusconiani e qualche mese più tardi distribuito da Rai Cinema, eccola tornata in sella con una miniserie in due puntate andata in onda su Canale 5. Naturalmente in prime-time.
MENO DEL 9% DI SHARE. Non proprio un successo, a scorrere i dati Auditel relativi alla prima puntata: 8,62 % di share, pari a 2.451.000 spettatori, niente in confronto a Ballarò (17,62% su RaiTre) e alla partita di calcio Italia-Malta (28,51% su RaiUno). Naturalmente lei dirà che va bene così, che la concorrenza era dura, che il suo film è una scommessa. Intervistata qualche tempo fa da Panorama, aveva detto: «In Italia c’è 1 milione e mezzo di ludopatici, uomini e donne pronti a perdere tutto per una scommessa o una puntata. La mia è la prima fiction col coraggio d’affrontare il problema». A Michelle Bonev piace giocare a dadi col destino, ne parla quasi come di una dote naturale: «Se gli altri di solito si chiedono perché, io mi domando: perché no? E mi butto senza paura». Senza paura, ma con una solida rete di amicizie e legami pronta a raccoglierla nel caso le scivolasse la mano dal trapezio.
BUDGET DA 4 MILIONI DI EURO. Bisogna vederla, la serie Donne in gioco, per capire quanto possa essere mal scritta, diretta e recitata una fiction da prima serata. Nel caso in questione, Bonev è andata a Trieste, forte di un budget di circa 4 milioni di euro, per raccontare la storia improbabile di Olivia Cosmo, da lei impersonata: poliziotta tosta, brava moglie e madre di famiglia, a un passo dal perdersi rovinosamente nel tentativo di aiutare una ragazza dell’Est, Natasha, che ha buttato la sua vita e il suo corpo sui tavoli da gioco. Infiltratasi nel giro delle bische clandestine, la prosperosa sbirra s'impegna nel tentativo di sgominarlo. Missione ardua per Olivia: c’è di mezzo un boss della ‘ndrangheta, tale Salvatore Losarno, che commissionò l’omicidio del padre. Sola sull'orlo del baratro, arrivando a usare anche i propri risparmi per raggiungere l’obiettivo, la poliziotta si trova a fare i conti con la prova più atroce. Del resto, il suo capo, interpretato da uno smarrito Lando Buzzanca, gliel’aveva detto: «A forza di inseguire i propri fantasmi, si finisce come loro».

Olivia, una poliziotta un po' sui generis

Michelle Bonev in Donne in gioco.

Bonev si ostina a voler fare l’attrice, credendosi duttile ed espressiva. Ma come poliziotta all’americana è un disastro.
Avrà pure «la coscia lunga», per usare una colorita espressione di Vittorio Sgarbi, sin dal 2003 scettico sulle capacità artistiche della signora ben introdotta nel mondo berlusconiano; ma le labbra ritoccate, il viso piallato da un make-up esagerato, il seno prosperoso stretto nel golfino scollato sotto la giacca di pelle ne fanno un personaggio improbabile. L'accento vagamente slavo fa il resto. Non che la donna, venendo dall’Est, non sia tosta. «In Bulgaria, sotto il comunismo, i militari ci insegnavano a usare il kalashnikov nei sotterranei della scuola. A 15 anni ho anche fatto tre mesi di servizio militare, vincendo la medaglia da ottimo tiratore», le piace ripetere nelle interviste. Ma sembrano ricordi lontani.
COPRODOTTO DA ROMANTICA ENTERTAINMENT. In Donne in gioco impugna la pistola Glock come un'attrice italiana qualunque: cioè male. Ed è il difetto minore di questa fiction, coprodotta in quota minoritaria dalla stessa Bonev tramite la società da lei presieduta, Romantica Entertainment. La stessa che finanziò, con il sostanzioso aiuto di Rai Cinema (circa 1 milione di euro), Goodbye Mama. Uscito l’11 aprile 2011 in 85 copie, 55 più di Noi credevamo di Mario Martone, il film di e con Michelle Bonev incassò in tutto 210 mila euro, anche se lei ama ritoccare la cifra parlando di «mezzo milione». Storia triste e molto italiana. Dopo due richieste di finanziamento, i tecnici del ministero dei Beni culturali ribattezzarono il film «la patacca». Ciononostante, Goodbye Mama finì a Venezia 2010, destinatario di un discutibile premio escogitato dall’allora ministro Sandro Bondi. Qualcuno ricorderà.
IL 'SUCCESSO' POLITICO DI GOODBYE MAMA. L’epigrafe solenne recitava: «Premio speciale della Biennale assegnato in occasione del 60esimo anniversario della Convenzione europea per la Salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle Libertà fondamentali». Firmato: Ministro per i Beni e le Attività culturali. Quasi tutto in maiuscolo. Ben due ministri del governo di centrodestra si affacciarono al Lido quel pomeriggio, assieme alla parlamentare Deborah Bergamini. Giancarlo Galan, titolare dell’Agricoltura, si espresse così: «Il presidente Berlusconi mi ha pregato di portarle personalmente i suoi saluti più calorosi e io lo faccio volentieri con tutto l’affetto di cui sono capace». Mara Carfagna, alle Pari opportunità, scandì: «Sono orgogliosa di poter omaggiare una ragazza così coraggiosa».
CRITICA SPIETATA. Costato la bellezza di 3 milioni e 300 mila euro - tanti, troppi, dopo averlo visto - Goodbye Mama fu stroncato da tutti: «Neanche Carolina Invernizio avrebbe inventato una storia così demente», ironizzò Natalia Aspesi su la Repubblica.
Per la cronaca, il film rielaborava una vicenda dolorosamente personale, incisa sulla pelle della regista, che incarnava una donna violenta e cinica, instabile e diabolica: sua madre. La quale, per avidità, arrivò a segregare l’anziana mamma in un ospizio-lager, dopo aver vessato le due figlie. Una di loro scappò a Roma per rifarsi una vita nel mondo dello spettacolo. Il suo nome era Dragomira Boneva, in arte Michelle Bonev.

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