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CULTURA
22 Novembre Nov 2013 0600 22 novembre 2013

Kennedy, i film sul presidente Usa e la sua famiglia

Come il cinema ha raccontato le loro vite.

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Jaquelin e Robert Kennedy al funerale del presidente John Fitzgerald (©Getty Images).

Una prima assoluta, nel giorno del 50esimo anniversario dell'omicidio di John Fitzgerald Kennedy.
Il 22 novembre, alle 21.05, RaiTre trasmette Parkland, il film diretto da Peter Landesman che racconta gli eventi delle 48 ore che condussero dall'omicidio del presidente a quello del suo killer, Lee Harvey Oswald.
Una prima assoluta, visto che il film non è ancora uscito nelle sale cinematografiche, ma è stato presentato alla Mostra del cinema di Venezia.
DA ZAPRUDER AL CINEMA. D'altra parte quel 22 novembre 1963 è un giorno che è rimasto scolpito nella memoria collettiva di tutto il mondo.
Il video girato da Abraham Zapruder, il cineamatore che ha ripreso i proiettili che colpirono a morte il presidente americano, è uno degli 8 millimetri più celebri del pianeta. Era scritto nel destino, dunque, che il cinema avrebbe attinto a piene mani a una storia che parla di misteri ancora irrisolti, fatta di versioni ufficiali e teorie del complotto, e anche, semplicemente, di emozioni fortissime.
UNA DINASTIA SCOMODA. La maledizione dei Kennedy, l'omicidio del presidente e quello nel 1968 del fratello Bob, candidato alla Casa Bianca, sono al centro delle trame di più di un film.
Tra capolavori, esperimenti coraggiosi e flop, ecco sei pellicole (o serie tivù) che hanno raccontato la storia di John Fitzgerald e della sua sventurata famiglia.

Parkland, l'omaggio agli 'altri' protagonisti

L'ultima in ordine di tempo, diretta da Peter Landesman e affidata a un cast corale è Parkland. Non indaga sui tanti dubbi che restano legati all'omicidio di Jfk, non scava nelle dietrologie e nel complottismo. E nemmeno racconta la storia del presidente Kennedy. Non in maniera tradizionale, almeno.
L'AZIONE IN OSPEDALE. Il nome del film è lo stesso dell'ospedale di Dallas in cui furono ricoverati e operati d'urgenza il presidente e il suo presunto assassino. A distanza di 48 ore l'uno dall'altro. E la narrazione scorre sui volti e le azioni degli altri personaggi della storia.
Dalla disperazione della first lady Jackie Kennedy (Kat Steffens), alla dignità di Robert Oswald (James Badge Dale), diventato di punto in bianco il fratello dell'uomo più odiato d'America.
SEGNATI DALLA TRAGEDIA. In mezzo la tensione del giovane dottor Charles 'Jim' Carrico (Zac Efron), lo specializzando che cercò inutilmente di salvare la vita a Kennedy; lo choc di Abraham Zapruder (Paul Giamatti), che dopo aver filmato l'assassinio ne restò segnato per sempre; la rabbia e la frustrazione di Forrest Sorrels (Billy Bob Thornton), l'ufficiale dei servizi segreti responsabile della sicurezza del presidente.
Un frullato di emozioni che funziona piuttosto bene.

Jfk, un capolavoro che riaprì il caso

Il più celebre dei film su Kennedy è il capolavoro di Oliver Stone.
Jfk sposa la teoria del complotto dall'inizio alla fine, ed è costruito per convincere lo spettatore. Incentrato sulla vita di Jim Garrison, il procuratore distrettuale di New Orleans che non si arrese alle conclusioni della commissione Warren, che non accettò mai l'idea che Oswald potesse essere l'unico responsabile dell'omicidio del presidente, che dedicò la sua esistenza a investigare negli ambienti della Cia.
SHAW UNICO IMPUTATO. Un film che suscitò polemiche (Garrison fu accusato di omofobia per aver portato in tribunale l'imprenditore gay Clay Shaw, unico a essere processato per aver architettato la morte di Kennedy), ma tornò a sollevare dubbi 28 anni dopo l'omicidio.
Con uno stile semi-documentaristico e una ricostruzione (quasi) rigorosa degli elementi indiziari del caso, il film gettò nuove ombre sulla Cia, sugli ambienti dell'esercito, sull'uomo che avrebbe preso il posto di Kennedy: il vicepresidente Lyndon B. Johnson.
UNA NUOVA INCHIESTA. Kennedy avrebbe potuto porre fine alla guerra del Vietnam, e qualcuno, dentro al governo, non poteva accettarlo. Partendo da questo presupposto, Stone colpì nel segno.
Jfk portò all'istituzione di una commissione per la revisione delle conclusioni della prima inchiesta, furono sentiti nuovi testimoni, alcuni documenti furono de-secretati e si anticipò la loro pubblicazione completa dal 2029 al 2017.

Due sconosciuti, un destino: la donna che sognava di essere Jackie

La sua tragica fine ha certamente alimentato il culto della personalità, ma il mito di Kennedy è cominciato ben prima del 22 novembre 1963.
Il presidente era amato dagli americani almeno quanto era odiato dalle lobby delle armi e della guerra. Ed è sulla gente comune che la sua morte ebbe un impatto devastante. Questo aspetto è stato raccontato da Due sconosciuti, un destino, film del 1992 diretto da Jonathan Kaplan.
PFEIFFER CANDIDATA ALL'OSCAR. Protagonista Lurene Hallet (una Michelle Pfeiffer che per quel ruolo ricevette la nomination all'Oscar come migliore attrice), una giovane donna di Dallas che sogna di essere Jacqueline Kennedy e che riesce a sentire la voce del presidente quando il marito le parla.
Il 22 novembre 1963 avrebbe potuto essere la giornata più bella della sua vita. Corse all'aeroporto Love Field (che dà il titolo originale al film) ad accogliere la coppia presidenziale, ma un'ora dopo il suo entusiasmo diventò tristezza e disperazione.
IN VIAGGIO VERSO WASHINGTON. Quando Jackie tornò a Washington per seppellire John, Lurene decise di seguirla nella capitale per darle il suo appoggio.
Un film che più che la storia racconta il mito di Jfk. E di Jackie.

Since, la parodia di Andy Warhol

I ritratti di Jaqueline Kennedy firmati da Andy Warhol (© Getty Images).

Nella lista dei registi che hanno raccontato sullo schermo l'omicidio di Jfk, c'è anche Andy Warhol. Il suo Since, però, è un film sui generis. Quasi completamente improvvisato, assurdo, ironico, confuso.
Warhol non rimase scosso dalla morte di Kennedy, ma fu infastidito «dal modo in cui la televisione e la radio hanno indotto tutti a essere tristi. Sembrava che, per quanto uno ci provasse duramente, non potesse sottrarsi al lutto».
UN'ALLEGORIA GROTTESCA. Così Since ha un connotato fortemente allegorico, non ha ruoli fissi né una trama classica. Ha una serie di attori che si scambiano i personaggi e compiono azioni grottesche.
In una delle scene, Mary Woronov (nel ruolo di Kennedy) agita un foglio rosso per indicare di essere stato colpito, quindi Gerard Malanga (che interpreta uno degli assassini ingaggiati dal vicepresidente Johnson) gli spara con una banana. Johnson (interpretato da Ondine) fa notare che il sangue è arrivato prima dello sparo, e la scena viene ripetuta, con la macchina da presa che zooma sul foglio rosso sangue. Esattamente il contrario dell'estremo realismo delle immagini trasmesse dalla televisione.

La maledizione familiare: The Kennedys e Bobby

Allargando lo sguardo da Jfk al resto della sua famiglia, ci sono almeno altre due opere che vale la pena di citare.
La prima è la controversa (ma premiata agli Emmy) mini-serie tivù americano-canadese The Kennedys. Otto episodi che raccontano la storia di una vera e propria dinastia politica maledetta, dall'impegno di Joseph Patrick Kennedy (ambasciatore degli Stati Uniti nel Regno Unito) per tenere gli Usa fuori dalla Seconda Guerra mondiale, all'omicidio del senatore Robert Kennedy, candidato alle primarie democratiche per la Casa Bianca.
LA MORTE DELLA SPERANZA. Proprio a quest'ultimo episodio, che ha segnato la fine di un sogno pacifista americano, si riferisce Bobby, diretto da Emilio Estevez nel 2006.
Come Parkland racconta la storia dal punto di vista della gente comune, dei sostenitori di Robert Kennedy, dei simpatizzanti presenti all'Ambassador Hotel di Los Angeles il 5 giugno 1968. Un giorno di festa per la vittoria delle primarie in California, trasformato all'improvviso in lutto nazionale. Le parole di un Bobby che non viene mai inquadrato fanno rivivere gli emozionanti discorsi dell'uomo della speranza.
UN CAST DI SPESSORE. Un film con un grande cast (Harry Belafonte, Laurence Fishburne, Heather Graham, Anthony Hopkins, Helen Hunt, Joshua Jackson, Shia LaBeouf, Lindsay Lohan, Martin Sheen, Sharon Stone ed Elijah Wood tra gli altri).
Premiato a Venezia, emozionante e nostalgico, trasmette un fortissimo senso di rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato. Perfetta sintesi della storia dei Kennedy.

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