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CULTURA
16 Febbraio Feb 2014 0800 16 febbraio 2014

Stati Uniti, scontro sull'eredità politica di Obama

Corsa per la biblioteca del presidente.

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da Washington

Il presidente degli Usa, Barack Obama.

La presidenza di Barack Obama è destinata a finire solo all’inizio del 2017, ma negli Stati Uniti è già cominciata la corsa a chi possa custodire la sua eredità politica una volta che l'attuale inquilino avrà lasciato la Casa Bianca.
Università più o meno prestigiose da New York alle Hawaii si stanno dando battaglia per ospitare la futura biblioteca presidenziale a lui dedicata. In palio ci sono tanti soldi e prestigio, ma anche qualche grattacapo.
IDEA NATA CON ROOSEVELT. «La tradizione delle biblioteche presidenziali è nata con Franklin Delano Roosevelt», dice a Lettera43.it Anthony Clark, un esperto che sull’argomento sta scrivendo un libro, «che alla fine del proprio secondo mandato decise di aver bisogno di un luogo in cui preservare le proprie carte presidenziali e personali, giacché al tempo vantava anche la collezione di francobolli più grande al mondo».
Prima di allora, gli effetti degli ex presidenti andavano spesso persi dopo la loro morte, venduti da avidi eredi o distrutti dal semplice passare del tempo.
13 BIBLIOTECHE NEGLI USA. Oggi ci sono 13 biblioteche presidenziali sparse per gli Usa, che coprono tutti i presidenti da Roosevelt in poi e anche Herbert Hoover, che l’ha preceduto, e ha successivamente deciso di copiarne l’idea. Queste istituzioni sono uno strano ibrido di pubblico e privato.
Una fondazione creata ad hoc raccoglie i soldi necessari alla costruzione dell’edificio e progetta la mostra sul lavoro del presidente che ne costituisce il nucleo centrale. Una volta aperte le porte al pubblico, però, la biblioteca passa nelle mani del governo federale, che ne gestisce la manutenzione e il funzionamento.

Più che storiografia, è apologia della vita dei presidenti

La biblioteca di Ronald Reagan si trova a Simi Valley in California.

L'attuale sistema è quello che Clark vorrebbe veder riformato perché provoca grossi imbarazzi al governo, che per legge non dovrebbe prendere parte al dibattito politico nazionale.
La narrazione delle vite dei presidenti, per esempio, tende all’apologia più che alla storiografia.
Nella biblioteca di Ronald Reagan a Simi Valley in California non vi era menzione dello scandalo Iran-Contra fino all’ultima ristrutturazione, avvenuta nel 2012.
In quella di George W. Bush a Dallas in Texas, quasi tutto lo spazio espositivo è dedicato agli attentati dell’11 settembre e alla risposta americana al terrorismo internazionale mentre poco o niente è detto dell’uragano Katrina e della crisi finanziaria.
USATE PER FINI POLITICI. Alcune Fondazioni poi, come quelle di Jimmy Carter, John Fitzgerald Kennedy, Reagan e Bill Clinton, sono rimaste molto attive anche dopo l’apertura delle proprie biblioteche. E continuano ad adoperare spazi interni o adiacenti a esse per fini prettamente politici.
«La Fondazione Reagan raccoglie più di 50 milioni di dollari l'anno, di cui non versa nulla al governo per la manutenzione del posto», spiega Clark, «piuttosto la struttura è impiegata come base operativa per la politica repubblicana».
SEDE PER I DIBATTITI. Nel settembre 2011, la fondazione ospitò in un'ala della biblioteca uno dei primissimi dibattiti tra candidati repubblicani in vista delle elezioni presidenziali 2012. E fu da qui che, nel 2008, l'ex sindaco di New York Rudy Giuliani annunciò il proprio ritiro dalla campagna per la Casa Bianca di quell’anno.
Oltre a essere una fonte di conflitto di interesse per il governo, le biblioteche presidenziali presentano altri problemi.
ACCESSO DIFFICOLTOSO. Il primo è la lentezza con cui le carte sono ordinate e messe a disposizione degli studiosi - a causa del loro gran numero, dei tagli al personale, e del fatto che molti dei documenti rimangono segreti anche dopo che un presidente va in pensione - fa sì che siano posti meno che ideali dove fare ricerca.
Clark stima che nel caso di Reagan, Clinton e dei due Bush, padre e figlio, ci vorranno circa 100 anni dalla data di apertura prima che tutte le carte siano consultabili.

Costi troppo elevati per la costruzione delle strutture

La Fondazione di George Bush junior si trova a Dallas in Texas.

Poi c'è il capitolo costi. Che sono sempre più elevati. Se la costruzione di quella di Bush senior ha richiesto 87 milioni di dollari, per quella di Bush junior ne sono serviti 250.
«Per molte località ospitare una di queste biblioteche ha lo stesso appeal, anche se su scala minore, di costruire una grande arena sportiva», dice Clark, «la speranza è che aumenti il giro di affari della zona e cresca il numero di turisti».
I BENEFICI SONO RARI. I benefici si materializzano però solo di rado. Soprattutto perché l’interesse del pubblico è alto non appena il presidente lascia lo Studio ovale, ma poi declina nel tempo.
Questo problema è particolarmente sentito dalle biblioteche che sono lontane da grandi aree metropolitane e dai circuiti turistici, come quella di Bush senior, che si trova nella sperduta cittadina di College Station in Texas, sede del politecnico Texas A&M e a due ore di macchina da Houston.
LA GARA PER OBAMA. Ragion per cui, nel caso di Obama è Chicago - dove il presidente ha iniziato la propria carriera politica - a essere data come favorita.
In questa città sono già tre le istituzioni interessate: l’Università di Chicago, dove Obama ha insegnato Diritto costituzionale; l'Università dell’Illinois, la cui campagna per la biblioteca è diretta da Tony Podesta, fratello di quel John nominato recentemente senior adviser dal presidente alla Casa Bianca; e Chicago State University, un’istituzione storicamente nera.
SCELTA SOLO NEL 2015. Pare voglia fare un tentativo anche la Columbia University di New York, dove Obama si è laureato e che potrebbe mobilitare l’interesse e i dollari di Wall Street.
Naturalmente è in lizza l’Università delle Hawaii, stato in cui il presidente ha passato gran parte della propria giovinezza, ma la cui candidatura rischia di essere respinta proprio per via della lontananza dal resto del Paese e dei costi che si devono sostenere per arrivarci. La decisione della Fondazione è attesa per il 2015.

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