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«Casanova per i giovani italiani», un estratto del libro di Celi e Santangelo

Bello, brillante, figlio di un Paese arretrato che ai suoi ragazzi offre poco o nulla: l'avventuriero veneziano in un inedito mix di storia e life-coaching.

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Giovane, bello, brillante, figlio di un'Italia arretrata che ai suoi ragazzi offre poco o nulla: non è l'eroe dell'ennesimo dolente romanzo sui nostri sfigati millennials, ma il protagonista della scatenata biografia scritta di Lia Celi e Andrea Santangelo, Casanova per i giovani italiani (Utet), dal 19 settembre in libreria.
Sì, proprio il leggendario seduttore e avventuriero veneziano, un cervello (e un pisello) in fuga dal suo Paese, che conquistò l'Europa del Settecento e l'immaginario di scrittori e cineasti fino ai nostri giorni.
Giacomo Casanova ha qualcosa di importante da dire ai suoi giovani compatrioti di oggi: nel libro di Celi-Santangelo la sua voce si alterna a quelle degli autori, in un inedito mix di storia e life-coaching. Anticipiamo un brano del primo capitolo.

Giacomo Casanova. Nel riquadro, il libro di Lia Celi e Andrea Santangelo.

Situazione meteo a Venezia per il 2 aprile 1725, lunedì dell'Angelo; sereno parzialmente nuvoloso, temperatura intorno ai 16 gradi, leggermente al di sopra delle medie stagionali. Una bella giornata di inizio primavera che archivia un inverno da dimenticare, segnato da gravi inondazioni in terraferma e da vari episodi di acqua alta in città. Sì, una bella giornata. Ma possono esistere brutte giornate nella città più bella del mondo? I turisti, che già in quest'epoca affollano calli e campielli e si lasciano spennare docilmente da locandieri, antiquari e venditori di souvenir, vi risponderanno con un convinto «no». Ancora più convinto quello dei 150 mila sudditi della Serenissima. Veneziani fieri e orgogliosi, dal doge all'ultimo dei 3.500 gondolieri che intrattengono i passeggeri con le tipiche canzonette da battello, mentre sul pelo dell'acqua sfarfallano i riflessi marmorei dei palazzi più belli d'Europa. (…)
Gli operai che hanno appena staccato dopo il lungo turno di lavoro nel restauro della basilica di San Marco sono sfiniti dalla stanchezza, ma non abbastanza da risparmiare frecciate salaci alle passanti che li liquidano con taglienti repliche in dialetto, fra scrosci di risate.
Ma ce n'è una che tira dritto. È
avvolta in un mantello scuro e non è giovanissima. Va di fretta, scortata solo da una serva con una grossa cesta. Sicuramente è una popolana. Le veneziane delle classi agiate vivono quasi in clausura ed escono soltanto in occasione del Carnevale. Con quel look dimesso non può essere neppure una cortigiana. Non potrebbe camminare così svelta se portasse le civettuole scarpine col tacco tipiche delle puttane d'alto bordo! Ma questa donna le conosce bene, le cortigiane di Venezia. E anche le borghesi, le aristocratiche e le donne del popolo. Il suo mestiere è aiutarle in quello che per ogni donna è il momento di massimo dolore e della massima gioia, quando dà la vita e, spesso, rischia la morte.
Gli operai la riconoscono e la lasciano passare con rispetto. Quella donna si chiama Regina Salvi. Professione, levatrice. Sta correndo al capezzale di una delle quattordici veneziane che, ogni giorno, entrano in travaglio. Ha 17 anni e abita in Calle delle Mùneghe, nel sestiere San Samuele, la zona dei teatri. È
una primipara, ci sarà da lavorare.
«Oh, Màriavergine, finalmente, siora Regina benedeta, - l'accoglie la domestica. Che, mentre la levatrice si rifocilla con un bicchiere di vino e prepara i ferri del mestiere, l'aggiorna sui fatti di casa. Sente come grida, la povera Zanetta? Ah, ma lei lo sapeva che succedeva oggi. L'altra sera c'è stata luna piena e ieri all'improvviso le è venuta voglia di gamberi. E di solito non li può vedere, i gamberi!… Gaetano, il marito, è corso a Rialto a cercarglieli, li ha pagati uno sproposito. Di soldi ne girano pochi, loro abitano qui, a casa della suocera, la siora Marzia, perché non possono permettersene una tutta loro… Ma per essere un attore, Gaetano Casanova è un brav'uomo, via… diceva che i Casanova sono nobili, di origine spagnola, che lui si è dato al teatro solo per seguire un'attrice di cui si era invaghito da ragazzo, una certa Giovanna Calderoni detta «Fragoletta» per via di un neo sulla guancia… lei aveva 40 anni, lui 15, si immagina?…»
La levatrice guarda spazientita la domestica chiacchierona, interrompendola sul più bello.
«Oh, va bene, ho capito, siora Regina, vado a scaldare altra acqua! Màriavergine, gnanca sò ciacoe se pol far, ciò…».
Sono suonate da poco le campane dell'Ave Maria. Su Venezia è già scesa la sera quando Zanetta Farussi in Casanova dà alla luce Giacomo Girolamo Casanova.


Cioè io, cara lettrice e caro lettore.
Giacomo come il nonno del mio papà ufficiale, l'oriundo spagnolo (san Giacomo è il patrono ufficiale della Spagna, no?). Girolamo come quello materno, un calzolaio che odiava gli attori di cui aggiustava le scarpe.
Casanova come… Casanova, sinonimo universale di seduttore, rubacuori e gabbamondo. Cavaliere di Seingalt, come sceglierò di chiamarmi da adulto, assemblando qualche sillaba in un titolo totalmente inventato, geniale nella sua indefinitezza: sembra francese ma anche tedesco ma anche un po' inglese, perfetto per avere successo in tutta Europa. Sfido un copywriter di oggi a superarmi nel naming…

19 Settembre Set 2016 1711 19 settembre 2016
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