Sanremo 6
Sanremo 2017
Maria De Filippi

Isis, non ci fai paura: a Sanremo abbiamo Super Maria

L'Ariston è blindato: droni, barriere, polizia. Ma a proteggerci è la De Filippi, donna più potente del mondo. Altro che Merkel o Lagarde. E tra sicurezza, liti sui compensi e brutture, il Festival resta sempre il Festival.

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Scorte di polizia anche ai camion della spazzatura: d'accordo, da anni la qualità della musica e il look dei cantanti a Sanremo sono quelli che sono, ma fatte salve le esigenze di sicurezza che hanno trasformato il quadrilatero intorno al teatro Ariston in una cittadella fortificata, è difficile pensare che i terroristi islamici scambino un camion della spazzatura per il pullman delle Nuove proposte. Ma purtroppo siamo in un'epoca in cui l'impensabile tende puntualmente a diventare realtà, e quindi okay alla scorta armata per la monnezza sanremese. E alle barriere anti-camion, e ai droni, e ai militi che affollano le strade del centro, mettendo di buon umore la popolazione locale (età media 85 anni) che non vedeva in giro tanti soldati dal 1945.

JIHADISTI UN PO' TRONISTI. Anche se la misura di sicurezza più rassicurante è la presenza della donna più potente del mondo, fatta della stessa stoffa di Angela Merkel e Christine Lagarde: Maria De Filippi. È l'Isis a doverla temere, non il contrario: dove arriva lei non arrivano loro. Solo Maria, con la sua raucedine carismatica e autorevole, potrebbe redimere tanti sfigati senza futuro strappando dalla loro mente bacata folli progetti di stragi in nome di una fede distorta. Dietro a ogni pazzoide invasato e radicalizzato che si scaglia contro persone inermi c'è uno che, sotto sotto, non sognerebbe altro che fare il tronista a Uomini e donne. Ma Super Maria non è a Sanremo, bensì blindata a Bordighera, per sfuggire ai fan e ai giornalisti, che pare stiano stalkerando pure i suoi cagnolini. Oppure si tratta solo solo una delle 12 sosia di cui la regina di Mediaset, come ogni grande che si rispetti, si è dotata per confondere i potenziali aggressori.

Il drone che deve garantire la sicurezza dall'alto al Festival di Sanremo 2017.

Peraltro se gli integralisti islamici, notoriamente privi di ironia, leggessero quel che si è scritto su Sanremo da un trentennio a questa parte, si convincerebbero che c'è una fila lunga così di gente ansiosa di radere al suolo l'Ariston e zittire per sempre i cantanti: critici musicali, corsivisti, linguacce da social e, ovviamente, altri cantanti. Il Festival è una Croce rossa su cui sparare a zero è sempre stato non solo lecito e divertente, ma morbosamente necessario. Un rito odiato e amato, una valvola di sfogo, uno specchio in cui l'Italia sa benissimo che si vedrà ancora più brutta, ridicola e provinciale di quel che crede di essere, vedendosi rappresentata da canzoni che dimostrano in media vent'anni in più di chi le canta (eccezion fatta per gente come Al Bano, Ron e Fiorella Mannoia, la Palmira della canzone italiana), ma in cui non può fare a meno di specchiarsi, per poi sputarci sopra. «Sanremo, scandaloso verdetto: tutti assolti!», tuonava Cuore, quando ancora sul palco andavano Morandi, Jovanotti, Califano, mica Clementino e Lodovica Comello, che comunque, state sicuri, fra vent'anni verranno rimpianti.

UNA FIERA-SALVAGENTE. Non ci siamo fatti mancare nemmeno nel 2017 gli altri tormentoni sanremesi, le intemerate sui compensi dei conduttori, sempre «uno schiaffo in faccia a tanta gente», cioè terremotati, disoccupati eccetera (categorie presenti ininterrottamente in Italia dal terremoto di Messina del 1908 e dalla crisi del primo Dopoguerra), e l'immancabile risposta Rai sul fantastiliardario ritorno economico del Festival, che però nei bilanci appare sempre piuttosto nebuloso. Anche sotto questo aspetto, Maria è immacolata: parteciperà senza compenso. L'ha rifiutato perché ritiene che quello che farà nelle cinque serate di Sanremo non sia un vero lavoro. Che è, purtroppo, quel che l'italiano medio pensa sotto sotto di tutto ciò che si fa su un palcoscenico: quello non è lavoro vero, dignitoso, degno di essere pagato, a farlo siamo buoni tutti. Ecco perché lo show-business in Italia è messo com'è messo, ecco perché Sanremo, pur tanto disprezzato, è la fiera-salvagente di cui tanti artisti non possono fare a meno per esistere. Speriamo che l'Isis lo capisca, e, pietosamente, si tenga alla larga. Anche dai camion della monnezza.

7 Febbraio Feb 2017 1023 07 febbraio 2017
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