Sanremo 6
Sanremo 2017
Sanremo: Gabbani vince il Festival
Cultura e Spettacolo
12 Febbraio Feb 2017 0058 12 febbraio 2017

Sanremo 2017, le pagelle finali del Festival

Si salvano i vincitori e i comici. Ma resta l'edizione di Maria De Filippi. Senza identità. Con giovani inesistenti. Ascolti gonfiati da zero concorrenza. Che fanno tutti felici mentre gli unici a protestare sono i lavoratori della Tim.

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È difficile dire cosa sia oggi il Festival di Sanremo: in compenso, appare piuttosto chiaro cosa non sia, cosa non voglia: non pretende più d'essere un polmone musicale, la missione canora originaria è stata palesemente cancellata a favore dello spettacolo televisivo. Già, ma quale? Dietro la formula dell'intrattenimento generalista non c'è alcuna identità perché l'imperativo categorico è razzolare una totalità di ascolti. Per cui l'ultracentenaria non più compos sui si affianca ad Alvaro Soler, il Commissario Montalbano canta Vita Spericolata e l'Ostetrica di 92 anni annuncia i ragazzini dei talent, in un frullatore del tempo. In Rai esibiscono numeri muscolari, ma non tutti quelli che vanno a messa credono in Dio. La questione è se ci sia una via d'uscita per questa vaghezza stagnante. "Tutti dicono che qualcosa è impossibile" diceva Einstein "poi un bel giorno arriva uno e la fa". Ecco, qui sembra che nessuno abbia voglia di spostare l'asticella dell'impossibile, preferendo assecondare gli eventi anziché determinarli. Con l'effetto di maturare puntualmente cambiamenti già superati. Voto alla filosofia: 5

La concezione

È stato il festival per Maria di Mediaset: costruito attorno a lei, come nella pubblicità di una famosa banca. Solo che, a realizzarlo così, è stata la Rai, che in cambio ha ricevuto il buio sulla concorrenza. Una manna per i comici, così tutti si sono divertiti. Dire Maria significa dire una certa idea di format che tutti conoscono (e che sta invecchiando) e che a Sanremo è stata puntualmente rispettata: dagli artisti (molti provenienti dai suoi programmi, sotto il suo controllo), alle ambientazioni, ai tempi televisivi, alla scenografia, perfino agli effetti speciali (gente come Al Bano, la Mannoia e d'Alessio annunciata da quei rombi, quelle scie di luci, faceva uno strano effetto). Vedi caso, tra i giovani ha vinto un figlio di Maria, Lele, che per prima cosa le è corso in grembo. Vedi caso, anche tra i big... Vedi caso, ha trionfato Maria di Mediaset. Voto: 4

Carlo Conti, Rita Pavone e Maria De Filippi


I giovani

Praticamente inesistenti, nessuna promessa, nessuna sorpresa. L'unico che spiccava per qualche velleità musicale, per una incoraggiante disponibilità di vedute, Braschi, è stato chirurgicamente segato, ma che misteriose queste giurie di qualità, popolari, della stampa, della strada, della vita, di youtube che premiano i cuccioli allevati in batteria e radiocomandati fino in bagno. Si è imposto questo Lele, con una canzonetta che, così come decenni fa si definiva "sanremese", oggi si potrebbe chiamare "talentese". Nel senso dello show. Fidanzata di Lele è... Voto: 3

I big

... tale Elodie, egualmente imposta dalla dittatura dei talent, di youtube, dei social e dei like. Sono quelli "molto cliccati", come si usa dire, anche se non si sa bene da chi. E più sono cliccati, e meno sono proponibili: c'è questo Michele Bravi, che è un ragazzino di quelli che fanno la casa partendo dal tetto. E questo è per l'appunto essere figli di Maria a prescindere dal talent specifico: non è questione di Amici "piuttosto che" X Factor, è lei ad avere plasmato un certo modello di non-artista, dai limiti agghiaccianti, che però a forza di clic e di costruzioni pubblicitarie può esordire nella massima rassegna televisiva e addirittura tra i campioni dalla carriera al lumicino: poi ci pensano quelli come Mika e Alvaro Soler, in funzione di ospiti, a sponsorizzali per conto dei talent che li hanno fatti nascere. Quest'anno il parterre era modesto, i senatori in disarmo in strampalato connubio con sconosciuti palesemente sprezzati. E uno come Zucchero, in conferenza stampa, poteva dire: "Io di nuovo in gara? Ma no, a me, a Vasco qui ci segherebbero subito un'altra volta, chi ce lo fa fare?". Voto: 5-

La musica

Tracce, di tanto in tanto. Proposte generalmente poco plausibili e, per apparente paradosso, le più fuori moda stavano proprio in bocca ai giovani. Perché la romanza di Al Bano o il post neomelodico di d'Alessio almeno sono fuori dal tempo, sono autoreferenziali. E poi, quanti brani-fotocopia, algoritmi che impostano giri armonici! Che ci vuole a dire che i pochi autori validi rimasti al Festival non ci finiscono, e così una come Paola Turci deve cantare la sua radiosa mezza età su una base di coretti talent? Che una Mannoia porta un pezzo di maniera e gli emuli celentaneschi come Gabbani al secondo disco sono già cloni di loro stessi? Carlo Conti non perde occasione per rimarcare il suo passato radiofonico, ma che venga a parlare di "grandi brani, che avranno grande successo in radio", la dice lunga sulla preparazione specifica. Voto: 4 (media)

L'annuncio dei tre finalisti sul palco dell'Ariston

Le giurie

Tante, per tutti i gusti, sommamente qualificate. Nella giuria di qualità, Greta Menchi, 21 anni, "star di youtube", vittima di bullismo ma non è certo per questo che l'hanno presa: "Io di musica ne so un sacco, da bambina cantavo nel coro della chiesa". Voto: 10 e lode

I conduttori

Due droni. Carlo Conti il Contabile appena deve uscire dal seminato s'incarta su una tragedia storica come quella delle foibe. La de Filippi sarà anche la padreterna che tutti dicono ma in una settimana non ha tirato fuori una sola frase con una sostanza, un contenuto culturale, tutto un gorgoglio di "evabè", "ebè" da ringhiera, di potere ma sempre ringhiera. Lei stessa ha confessato in conferenza stampa di non conoscere i nomi di alcuni concorrenti pur avendoli gestiti ad "Amici": evidentemente, la fama di "grande professionista" basta e avanza. Lodi e gloria perché "Non ha voluto cachet", ma che avrebbe vinto in mille altri modi lo sapeva lei, lo sapevamo noi, lo sapevano tutti. Voto: 5 + 5

Il bacio tra Crozza-Razzi e Maria De Filippi

I comici

L'agente più importante d'Italia, l'ex sindacalista Beppe Caschetto che ha creato un impero trasversale dei vip, ha plasmato anche Sanremo e così si può capire una scelta bizzarra dalla Rai, lasciare a Crozza facoltà di esibirsi dal salotto di casa sua, massimo ingaggio con (discutibile) minimo sforzo. Tranne l'ultima sera, dove vedi caso ha funzionato meglio (unico a permettersi qualche irriverenza con Maria di Mediaset). Anche lui, ricordiamolo, frutto di una "larga intesa" tra la Rai e Discovery, cui è legato (il vecchio Montesano però gli dà una pista). Resta la curiosa situazione della produzione principe della Rai, affidata a due esterni su tre. Voto: 6

La stampa

Sanremo è una occasione imperdibile per capire a cosa serva davvero l'Ordine dei Giornalisti, coi suoi corsi di Formazione, le Carte, i papiri deontologici che invitano a serietà e decoro. Altro che decoro! Qui era molto diffuso un cameratismo che in molte occasioni si è proteso nella venerazione. Ma davvero i giornalisti possono fare la fila per gli autografi di quelli che dovrebbero criticare? Ma come ci si può rivolgere a "Maria" dicendole "Tu rappresenti tutte noi donne?". La droga più micidiale è quella dell'adulazione e qui la maggioranza, neanche tanto relativa, pareva senza controllo: "Siete voi - dicevano gli intrepidi reporter ai conduttori - a tenere unito il Paese, siete fantastici". E non si capiva se fosse una conferenza stampa o la "prova dell'urlo" per Alvaro Soler. Voto: N.C.

Le polemiche

Quando gli ascolti vanno bene tutti sono felici e nessuno si sogna di rompere l'idillio. Unico refolo, in zona Cesarini, quello dei lavoratori della Tim, sponsor ufficiale: "Il Festival lo abbiamo pagato noi". Sarà stato l'esogeno affaire della patata grillina, che ha spento anche qui ogni voglia residua di litigare. E poi, quando un Festival si farcisce di valori, di appelli, di nipoti che salvano i nonni, di canuti dipendenti modello, di corpi sociali e di polizia in soccorso delle popolazioni, di campagne solidali per tutto e il contrario di tutto, a cosa ti attacchi? L'unica non tutelata è Sandra Milo, ridotta dalla terribile Virginia a una decrepita ninfomane. Ma quella è satira e la satira, come noto, non ha padroni (al massimo, agenti). Voto: N.P.

I vincitori

Detto dell'assurdo quarto posto di un inconsistente Michele Bravi, l'affermazione di due giovani leve su tre, Ermal Meta e Francesco Gabbani, sembra confermare la voglia di mandare un segnale di cambiamento; quanto alla Mannoia, doveva per forza centrare un podio ma rappresenta anche il bilanciamento della tradizione. Un palco del genere testimonia peraltro che la colonizzazione da parte di social, clic, youtube e talent show non è ancora compiuta e irreversibile: sono stati premiati tre esponenti della canzone considerata d'autore, sia pure con implicazioni e sensibilità diverse; qualcosa di più avrebbero meritato Marco Masini e Paola Turci, ma c'era poco spazio, questa volta, per artisti di lungo corso. Qui è circolata anche qualche voce (e qualche messaggio) secondo la quale, nel corso delle prime prove in teatro, sarebbe apparsa per sbaglio una schermata, prontamente rimossa, coi nomi di alcuni eliminandi: nomi che, per combinazione, si sarebbero poi rivelati chirurgicamente precisi. Ma questo possibile incidente noi lo riportiamo giusto per dovere di firma, perché si sarà indubitabilmente trattato di una coincidenza... Voto: 6

Al Bano

Il momento più toccante lo ha regalato lui, suo malgrado: la camicia slacciata, niente cravatta per poter rifiatare, il volto mal rasato, la figlia che lo guarda tremante d'amore e di pianto e quella serenità triste negli occhi che non mente. La vita di Al Bano si avviluppa nell'ultima romanza, patetica, fuori tempo ma dall'immenso orgoglio. Dicono che la bocciatura di venerdì sia stata provvidenziale, che non fosse il caso di imporgli lo stress della finale. A tradimento è sceso il sipario su un artista. Ci sono tanti modi di morire a Sanremo.

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