Albero Di Natale
Cultura e Spettacolo
21 Dicembre Dic 2017 1348 21 dicembre 2017

Alberi di Natale naturali o artificiali? Istruzioni per acquisto e uso

L'88% degli italiani ha un abete nel salotto. Ma meglio vero o finto? Quelli di plastica inquinano di più. E impiegano 200 anni per degradarsi. Mentre gli esemplari "vivi" aiutano l'ambiente. Il decalogo di Coldiretti.

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Albero o presepe? È la domanda più frequente che sentirete porre sotto Natale. E se scegliete l'albero: ecologico oppure vero? Quesito molto più pragmatico dato che c'è in ballo il rispetto dell'ambiente. Difficile, infatti, entrare nello spirito delle feste con la consapevolezza che si sta uccidendo un abete oppure con il timore di avere contribuito a disboscare una foresta.

TUTTA UN'ALTRA ATMOSFERA? Ma è davvero così? Anche perché è innegabile che quelli vivi costano meno e regalano al proprio salotto tutta un'altra atmosfera. E poi c'è chi sostiene che i soli nemici della natura siano quelli in plastica... Difficile orientarsi. Gli italiani che fanno?

1. C'è un albero di Natale in 9 case su 10: spesa media 35 euro

Proprio in queste ore l'88% degli italiani sta addobbando un abete nel proprio salotto, vero o ecologico che sia. È quanto emerge da un sondaggio Ixé per Coldiretti secondo cui la tradizione natalizia dell'abete non solo tiene ma si diffonde: l'albero entrerà infatti nella quasi totalità degli alloggi italiani: 9 case su 10.

PINO VERO SCELTO DA 3,8 MILIONI. Insomma, 21 milioni di famiglie hanno già risposto al quesito se sia meglio l'albero o il presepio. Ma come si comportano di fronte alla domanda: “sintetico oppure vegetale?”. Sempre la stessa indagine dice che 3,8 milioni di nuclei familiari per il Natale 2017 opteranno per il pino vero, segnando così un aumento del 3%, in netta controtendenza rispetto al passato.

LA MAGGIOR PARTE È SINTETICA. La spesa media sarà di 35 euro per albero. Il 62%, però, spolvererà quello in plastica che passa buona parte dell'anno in cantina o in soffitta. La maggior parte degli italiani, dunque, è per il sintetico. E a quanto pare sbaglia...

2. Coldiretti: «Quello in plastica impiega 200 anni per degradarsi»

Alla domanda se sia meglio scegliere l'abete vivo o il suo simulacro artificiale, Coldiretti non ha dubbi: «Gli alberi naturali sono coltivati soprattutto nelle zone montane e collinari in terreni marginali altrimenti destinati all’abbandono e contribuiscono a migliorare l’assetto idrogeologico delle colline e a combattere l’erosione e gli incendi. Quelli di plastica arrivano molto spesso dalla Cina e non solo consumano petrolio e liberano gas a effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto, ma impiegano oltre 200 anni prima di degradarsi».

AIUTIAMO ECONOMIA E AMBIENTE. Insomma, propendere per l'alberello vero aiuterebbe non solo l'ambiente, ma soprattutto l'economia, sostenendo le aziende che coltivano pini e abeti destinati alla vendita.

3. Abeti vivi promossi anche dalle Università: foreste non danneggiate

Del medesimo avviso è il dipartimento di Gestione dei sistemi agrari, alimentari e forestali (Gesaaf) dell'Università di Firenze, che tenta di rincuorare anche gli ambientalisti più diffidenti: «Nessuna foresta viene danneggiata se compriamo un albero di Natale. Severi regolamenti dettano le norme sulla loro coltivazione e il Corpo forestale dello Stato vigila con attenzione sul loro rispetto».

SI COMBATTE L'EFFETTO SERRA. Duplice è il contributo all'ambiente: «In commercio», spiegano dal Gesaaf, «se ne trovano due tipi: quelli con radici e “pane di terra” non vengono da boschi, ma da apposite piantagioni. Esattamente come ogni altra coltivazione agricola. Acquistando questi abeti si combatte l’effetto serra visto che durante la loro crescita hanno assimilato la CO2 atmosferica».

SPACCIATI MA ALMENO ADDOBBATI. D'altro canto quelli senza radici, i “cimali”, «sono alberi tagliati per fare dei diradamenti, sempre nel rispetto di severe norme su cui vigila il Corpo forestale dello Stato. Hanno scarso valore, vengono lasciati a terra in bosco o triturato per produrre il pellet che brucia nelle stufe». Insomma, sarebbero comunque spacciati, tanto vale fare trascorrere loro gli ultimi giorni addobbati.

4. Se vero, meglio certificato Pefc: garantisce trasparenza e tracciabilità

Si è parlato di controlli. Nel caso vogliate acquistare un abete vivo, accertatevi che rechi il tagliando “Pefc”. Il Pefc è una specie di consorzio internazionale basato su una larga intesa delle parti interessate all’implementazione della gestione forestale sostenibile a livello nazionale e regionale. Racchiude i rappresentanti dei proprietari forestali, dei consumatori finali, dei liberi professionisti e del mondo dell’industria del legno e dell’artigianato.

LEGNI COMUNQUE RIUTILIZZATI. Il marchio garantisce trasparenza e tracciabilità del prodotto e della cultura, rafforzando un circolo virtuoso. Sono targati Pefc molti degli alberi esposti nei grandi Comuni italiani, come l'abete proveniente dalla Repubblica Ceca di 25 metri di altezza e 7,2 tonnellate che adorna Piazza San Pietro, in Vaticano. Passato il periodo natalizio, alcuni diverranno combustibile per stufe, altri rivivranno sotto forma di panchine ecologiche; il legno del maestoso albero donato al papa sarà utilizzato come da tradizione per creare giocattoli.

5. Quelli finti sono davvero ecologici? Solo a determinate condizioni

Se le tesi espresse finora non vi hanno convinto, nessun problema. Non è detto infatti che l'abete in plastica danneggi necessariamente la natura. Certo, l'inquinamento dovuto alla sua produzione ormai è nell'atmosfera, ma sta a voi evitare di peggiorare ancora la situazione: non buttatelo via prima di qualche anno.

SERVONO MATERIALI DI QUALITÀ. Secondo alcuni studi, dovreste tenerlo almeno due o tre decadi per non immettere nell'ambiente un surplus di plastica. Perderà gli aghi, diventerà spelacchiato, inizierà a ingobbirsi, le giunture scricchioleranno, ma provate a conservarlo il più a lungo possibile. Ecco perché, al momento dell'acquisto, dovreste accertarvi che sia fatto con materiali di qualità, robusti e stabili (molti si accorgono che l'alberello traballa solo arrivati a casa).

ATTENZIONE ALLO SMALTIMENTO. Difficile suggerire di evitare quelli prodotti in Cina, su cui si hanno dubbi sui materiali usati e sulla loro tossicità, perché di fatto sono ovunque, a volte in commercio con certificazioni contraffatte. Perciò, quando ve ne libererete, abbiate cura di farlo seguendo le istruzioni per lo smaltimento riportate sulla confezione.

6. Il decalogo Coldiretti per l'albero di Natale vero: non addobbatelo subito

Se invece avete intenzione di comprare un abete vivo, abbiate cura di seguire il decalogo di Coldiretti:

  1. Al momento dell’acquisto preferire un albero italiano: se è a chilometro zero non ha inquinato per il trasporto.

  2. Non andare alla ricerca di un albero perfetto perché ogni esemplare tende ad avere un lato (quello non esposto al sole) meno ricco di rami. È la asimmetria a renderli naturali.

  3. Tutte le conifere tendono a perdere gli aghi nella parte interna dei rami, ma ciò non significa che l’albero sia vecchio. Scuotetelo prima di addobbarlo, magari fatelo fare al vivaista.

  4. Una volta a casa, sistemate l'abete in un luogo luminoso, fresco, lontano da fonti di calore, come stufe e termosifoni e al riparo da correnti d’aria.

  5. Non addobbatelo subito. Lasciate alla pianta qualche giorno di tempo per abituarsi al nuovo ambiente e alle nuove temperature.

  6. È bene evitare addobbi pesanti per non spezzare i rami e non spruzzare neve sintetica e spray colorati perché l’albero è vivo e respira.

  7. Mantenete la terra umida, ma non eccessivamente bagnata. Se nella stanza non circola l'aria, c'è il rischio che le radici vengano aggredite da muffe e funghi. Meglio servirsi di un nebulizzatore anche per rinfrescare i rami, se non sono agghindati con luminarie elettriche.

  8. Se ha radici, mettetelo a dimora nel vostro giardino subito dopo le feste. Prima lo riporterete all'esterno, più possibilità avrà di sopravvivere.

  9. Meglio non piantarlo nei boschi. Se non siete sicuri che provenga dall'Italia, si rischiano contaminazioni genetiche.

  10. Se invece si è seccato, non buttatelo nell'indifferenziato, ma nella raccolta per il compost, così da riciclarlo nella sua interezza facendone concimi preziosi per le piante che verranno.

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