Woody Allen a Dylan, mai molestato
19 Gennaio Gen 2018 1513 19 gennaio 2018

Cinema, a Hollywood è corsa a scaricare Woody Allen

Le accuse della figlia fanno il vuoto attorno al regista. L'ultimo in ordine di tempo è Colin Firth. E per qualcuno la sua carriera potrebbe già essere al capolinea.

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Le accuse rivolte a Woody Allen dalla figlia Dylan Farrow rischiano davvero di porre fine alla carriera di uno dei mostri sacri di Hollywood? È questo l'interrogativo che si pongono diversi quotidiani anglosassoni, sulla scia delle ultime prese di posizione da parte dello star system contro il regista. La più recente è quella di Colin Firth, che si è unito alla folta schiera di attori e attrici determinati a tagliare i ponti con il regista americano.

FIRTH: «NON LAVORERÒ PIÙ CON LUI». «Non lavorerò più con lui», ha annunciato al Guardian l'attore premio Oscar per Il discorso del re. Per Firth la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata proprio l'intervista di Dylan: per la prima volta la giovane donna è andata in televisione a denunciare molestie subite da bambina. Allen, che aveva negato le accuse 25 anni fa, è tornato a smentire ancora una volta.

COMPENSI DONATIA TIME'S UP. Firth si è accodato ad altri colleghi, tra cui Rebecca Hall, Timothee Chalamet, Mira Sorvino, Rachel Brosnahan, Natalie Portman e Greta Gerwig che si sono dissociati dal regista. La Hall e Chalamet si sono impegnati a donare i compensi di A rainy day in New York a organizzazioni come Time's up nate sulla scia delle accuse di molestie e stupri contro l'ex produttore Harvey Weinstein.

FONDI SEMPRE PIÙ A RISCHIO. A Hollywood avere attori famosi nel cast dei propri film è la garanzia di riuscire a finanziare i propri progetti e tuttavia, secondo l'Atlantic, potrebbe essere difficile d'ora in poi per Woody assicurarsi negli Usa e in Europa i fondi necessari a mantenere il prolifico ritmo di un film all'anno. Il Guardian ipotizza che proprio A rainy day in New York potrebbe essere per Allen il canto del cigno, «se mai troverà un distributore». Le accuse «minano la sua legacy», scrive il quotidiano londinese secondo cui, a fronte dei fan più sfegatati che non gli faranno mai mancare l'appoggio, molti vip di Hollywood si sono convinti che il regista non è piu' intoccabile: prendere le sue parti, come fece l'ex compagna Diane Keaton nel 2014 quando ad Allen fu conferito il Golden Globe alla carriera, potrebbe essere poco opportuno nel nuovo clima creato dopo le accuse di decine di donne a Weinstein e ad altri divi. «È un momento straordinario. Lavorare con Woody Allen non è più prestigioso. Penso che per lui sia finita. Sarebbe dovuta finire molto tempo fa», ha detto Melissa Silverstein, fondatrice di Women in Hollywood, una iniziativa per la parità di genere nel mondo del cinema. Mentre Danny Deraney, un pr di Los Angeles che consiglia celebrità in momenti di crisi, ha detto che sconsiglierà ai suoi clienti di lavorare con Allen in questa congiuntura: «È estremamente tossico. Perché vorresti mettere te stesso e la tua carriera a rischio con conseguenze potenzialmente pericolose?»

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