Fondazione Feltrinelli
4 Febbraio Feb 2018 1300 04 febbraio 2018

Polemica a sinistra: «Fuori la nuova destra dalla Fondazione Feltrinelli»

Lettera aperta degli accademici per dire no agli incontri con l'ideologo della Nouvelle Droite e l'ex braccio destro di Marine Le Pen. La replica: ascoltiamo le ragioni dell'avversario.

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Uno è l'artefice della dédiabiolisation del Front National di Marine Le Pen, con cui però ha rotto dopo la débâcle delle Presidenziali. L'altro è il padre della Nouvelle Droite, teorico della fine della distinzione tra destra e sinistra, ideatore negli Anni 70 del gramscismo di destra e guardato con più di una simpatia in Italia dal filosofo Diego Fusaro, ma anche da politici come Matteo Salvini, con cui partecipò a un convegno nel 2013.

DUE INCONTRI RAVVICINATI. È polemica culturale a sinistra per la decisione della Fondazione Feltrinelli di ospitare nella nuova sede a Milano di Via Pasubio due uomini chiave della “nuova destra” francese come Florian Philippot e Alain de Benoist, in due incontri a poche settimane dalle elezioni (quello con Florian Philippot c'è già stato il 30 gennaio 2018).

In virtù dei nostri lavori, non possiamo che essere indignate e indignati dalla vostra cecità politica

La lettera degli accademici alla Fondazione Feltrinelli

In una lettera aperta rivolta al comitato scientifico della Fondazione e al presidente Carlo, editore e figlio di Giangiacomo, un gruppo di accademici si dice «sorpreso» dalla scelta della Fondazione, lamentando il rischio di normalizzare così fenomeni e personaggi che abitano il campo dei movimenti anti-democratici.

«PROTESTIAMO VIVAMENTE». «Riconoscendo pienamente alla Fondazione Feltrinelli il suo ruolo di attrice culturale, teniamo a protestare vivamente contro la legittimazione delle posizioni politiche dei vostri due invitati. Ci risponderete che voi siete una fondazione di ricerca e non un gruppo politico. Vi risponderemo che anche noi facciamo ricerca. E proprio in virtù dei nostri lavori, non possiamo che essere indignate e indignati dalla vostra cecità politica».

Marine Le Pen e Florian Philippot.

La Fondazione ha subito risposto alla lettera invitando i firmatari al confronto e ricordando le proprie radici antirazziste e antifasciste ma rimanendo anche ferma nella sua intenzione di «promuovere l’incontro di opinioni diverse». Nel Comitato scientifico figurano alcuni nomi di spicco della cultura italiana, tra cui Giuseppe Berta, Michele Salvati, Nadia Urbinati. Tra i promotori della lettera ci sono molti giovani studiosi impegnati nelle università di tutta Europa nello studio della destra (qui la lettera con l'elenco dei nomi).

L'UOMO DELLA SVOLTA NEL FN. Philippot e Benoist sono uomini complessi, sfaccettati. Philippot in particolare è l'artefice della svolta sociale di Fn che ha portato il partito di Marie Le Pen nelle ultime elezioni a spostarsi verso l'antieuropeismo e il sostegno alle classi popolari come centrali nel suo programma. Gay dichiarato, pro-aborto, è lontano mille miglia dalla destra più tradizionale e per questo è stato duramente attaccato dalla vecchia guardia negli anni della sua vicepresidenza. Adesso è uscito dal partito, di cui era vicepresidente, è europarlamentare e ha fondato un suo movimento, Les Patriotes.

Benoist ha un profilo molto più caratterizzato sul piano culturale ed è una figura centrale della destra anti-globalista in tutta Europa, fautrice delle piccole patrie, contro l'immigrazione, il multiculturalismo e il liberismo. Tra gli ispiratori del suo pensiero, anche Julius Evola e Oswald Spengler. «In Italia come in Europa, le idee di de Benoist informano la linea di attori di estrema destra diversi e con diverse potenzialità, tra cui la Lega o la più marginale CasaPound, la cui comune ambizione è parlare a un pubblico più largo dei soli nostalgici fascisti», scrivono i promotori della lettera.

ESPONENTI DEL "NATIVISMO". Aggiungendo poi che quello che condividono i due ospiti è il nativismo secondo cui «gli Stati dovrebbero essere abitati solo da “nativi” e, dunque, ogni persona (o idea) diversa sarebbe problematica per la sopravvivenza delle comunità nazionali. Una visione così omogenea ed escludente della società è in contraddizione con il pluralismo che caratterizza la democrazia».

«VOGLIAMO OPINIONI DIVERSE». Alla lettera ha risposto il segretario generale della Fondazione, Massimo Tarantino, spiegando che «fa parte dello scopo che abbiamo dato alla nostra istituzione, e in realtà appartiene a pieno titolo alla nostra cultura, la promozione di un confronto plurale e la creazione di uno spazio che non assecondi una tesi ma si impegni nella promozione della conoscenza e dell’informazione utili per promuovere capacità critica. Rispettiamo la vostra posizione ma riteniamo che la peculiarità del nostro ruolo, in Italia e in Europa, sia proprio quello di contribuire a fondare la società del futuro, da una parte esaltando le radici dell’antifascismo, che trovano ampio spazio nei nostri archivi e nelle nostre ricerche, ma dall’altra anche promuovendo l’incontro di opinioni diverse e l’ascolto delle ragioni degli avversari, che di un contesto propriamente democratico sono il fondamento».

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