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RASSEGNA
9 Febbraio Feb 2018 1137 09 febbraio 2018

Sanremo visto dall'estero: il Festival che ipnotizza gli italiani

I romeni lo usano per raccontare la politica nostrana. I francesi ci danno degli snob. Ed Euronews dedica un articolo alla versione russa. Breve rassegna dai siti stranieri.

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Donald Trump twitta e bombarda, a Macerata sono sconsigliate le manifestazioni antifasciste ma non i comizi di CasaPound, e mentre la stampa estera cerca di capire come un aruspice che sarà in Italia dopo il 4 marzo noi rispondiamo in coro: «Sarà, saràààà quel che sarà», ché adesso c’è Sanremo e non abbiamo tempo da perdere. Vista dall’estero, l’Italia, con i suoi giornali colmi di Sanremo, le tivù traboccanti di Sanremo, i social tracimanti di Sanremo, sembra una nazione un po’ folle, immobilizzata davanti alla tivù per una settimana, finalmente alleggerita, leggera, stordita. Da fuori l’interesse per questo carrozzone di televisione e musica si concentra nel pubblico di appassionati: il portale dell’Eurovision Song Contest, obviously, ci dedica articoli e aggiornamenti - «è stato svelato il palco», «ecco le canzoni in gara» e tutto l’armamentario del caso. E non solo nelle pagine ufficiali, ma anche nel blog dedicato all'Austria, che metti caso preferiscano Claudio Baglioni a Maria Elena Boschi...

Anche Euronews, il polo di informazione europea in 30 lingue e con base in Francia, dedica un articolo al Festival, ma solo nella sua edizione russa. Del resto, come fai a non farglielo ai russi orfani di Albano? E poi, ovviamente, ci sono i migranti, non quelli sporchi e cattivi, quelli italiani. Vuoi che i parenti italiani emigrati in Australia non guardino Sanremo? Don't worry. Grazie alla versione inglese dell’Ansa, anche siti come il Globo.au possono avere il loro lancio di agenzia sul Festival. E alla fine i più interessati sono i tanto bistrattati cugini francesi, che forse il nostro nazionalismo si vede su Sanremo e il loro su come mangiano la baguette la mattina fino alle parate militari sugli Champs Elysees per impressionare anche gli ospiti a stelle e strisce. Il Petit journal, per esempio, ricorda che Sanremo, nato nel 1951, è servito «da modello all'Eurovision» (1956). E che «molto fedeli al "loro Sanremo" gli italiani hanno per questo snobbato l'Eurovision per tanti anni. Facendovi ritorno solo nel 2011».

IN FRANCIA SI RIPASSANO I SUCCESSI. Ma il "santo" ligure - che santo non è - è più efficiente del Gennaro napoletano: il miracolo si ripete ogni anno e così il quotidiano francese, prima di proporre un grande ripasso dei successi sanremesi nei diversi decenni - da Gigliola Cinguetti a Elisa -, puntualizza che quando c'è il Festival noi, di qua, si sta per giorni «incollati allo schermo televisivo».

Anche la free press 20minutes ha provato a tradurre questo fenomeno a suo modo grandioso, questa curiosa ipnosi collettiva, parlando di un «Eurovision prima dell'Eurovision», con tanto di omaggio alla romanità «diamo a Cesare quel che è di Cesare». Con una differenza originale, però, e cioè che in Italia contribuisce al voto anche «un panel rappresentativo della popolazione». Dopo aver omaggiato Dalida e Luigi Tenco, il sito tenta di spiegare ai citoyens che è Sanremo la fucina di successi conosciuti anche Oltralpe: «Bobby Solo, Adriano Celentano, Toto Cutugno, Eros Ramazotti, Andrea Bocelli, Umberto Tozzi, Richard Cocciante… hanno superato le frontiere». Si citano titoli come Una lacrima sul viso, Sarà perché ti amo, L’Italiano, La solitudine, Nel blu dipinto di blu: il segno, argomenta, che Sanremo «è anche un po' della nostra (francese, ndr) memoria collettiva». Insomma, «sebbene solo 55 chilometri separino Sanremo da Nizza, l'evento, alla sua 68esima edizione, è poco, vedi per nulla, conosciuto dal nostro lato delle Alpi. Eppure, ne sapete senza dubbio più di quello che pensiate».

E se questo vale per i vicini di casa, poi ci sono i vicini di lingua; le comunità sono fatte di linguaggi, e infatti il quotidiano romeno Cutidianu, fondato all’inizio degli Anni 90, è il più informato e aggiornato su tutto ciò che riguarda Sanremo. Ma non solo sulle canzoni («ne sono state ascoltate di straordinarie nel corso degli anni, ma a volte anche pezzi insignificanti»), non solo sugli artisti («un mix eterogeneo di geni della musica, dilettanti, vecchie glorie e giovani talentuosi»), non solo sulla storia (da Claudio Villa a Francesco Gabbani), non solo sullo show televisivo («il Festival di Baglioni è il primo Festival di Fiorello [...] che gli ruba la scena»), non solo sulla scenografia («l'aiuto di due spirali video che salgono in un'ascesa elicoidale ha aiutato la musica a raggiungere nuovi orizzonti») e non solo su gli stilisti indossati da tutti quelli che sono saliti sul palco, anche per sbaglio, in questa «atmosfera “glamour"», in questo «mix perfetto di bellezza e sobrietà». Il quotidiano romeno è, a quanto pare, il più informato pure sui risvolti politici del Festival.

PAR CONDICIO ALLA ROMENA. Baglioni che parla sempre d’amore non è un cantante politico, argomenta il cronista di Cutidianu, Michelle Hunziker «viene da Mediaset e quindi da destra» e invece Pierfrancesco Favino «è un attore presumibilmente di sinistra». Par condicio alla romena. «Quest'anno Sanremo ha un grosso problema: tra meno di un mese ci saranno le elezioni. Per questo motivo, tutte le vecchie riserve della Democrazia cristiana sono state mobilitate nella prudenza di Rai Uno», rivela l'articolo. E poi però aggiunge: «Sanremo è, tuttavia, un Festival che ha sempre perseguito e addirittura anticipato l'evoluzione della politica nazionale». Che gli amici romeni si riferiscano alla grande coalizione dell’anno scorso?

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