Morometa
10 Febbraio Feb 2018 2152 10 febbraio 2018

Sanremo, vincono Ermal Meta e Fabrizio Moro

Dal rischio squalifica alla conquista del televoto: il duo di Non mi avete fatto niente trionfa nel Festival dei record di ascolti. Lo Stato Sociale secondo. Annalisa terza. La Pausini canta tra la folla fuori dall'Ariston. Favino commuove la platea con un monologo sui migranti.

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Accusati di plagio, scongelati e alla fine vincitori. Dal rischio squalifica alla conquista del televoto: Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno vinto il 68esimo Festival di Sanremo con Non mi avete fatto niente, brano scritto dopo l’attentato al concerto di Ariana Grande a Manchester. Una ballata forse un po' troppo simile a Silenzio, interpretato da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali e presentato alle selezioni di Sanremo Giovani 2016 (anche perché scritta da uno degli autori della canzone vincitrice). Dal Bataclan a Nizza,«dall'Asia all'Inghilterra» l'inedito duo canta per esorcizzare la paura del terrorismo e la voglia di non cristallizzare la propria vita davanti a un futuro incerto. E alla fine il loro messaggio di speranza convince anche l'Ariston.
Secondo classificato il brano Una vita in vacanza, inno amaro a un'esistenza senza certezze del gruppo indie bolognese Lo Stato Sociale. Terza, un po' a sorpresa la mariadefilippiana Annalisa Scarrone con Il mondo prima di te.

MECCANISMI OLIATI E FIORELLO AL TELEFONO. La finale fila liscia danzando su meccanismi ben oliati dalle quattro serate precedenti: la dinamica Hunziker-Favino funziona sempre meglio e il "juke box umano" Baglioni ha ormai conquistato una posizione credibile nel suo ruolo di finto comprimario che in realtà tutto vede e tutto dirige. In platea - finalmente inquadrabile vista l'assenza di politici - e in galleria è tutto un battere le mani a tempo, un regalare standing ovation, un partecipare alla celebrazione nazionalpopolare del bel canto all'italiana.
Sarà dura per i prossimi conduttori replicare il successo del trio di quest'anno, scherza Fiorello in collegamento telefonico: «Solo due persone sarebbero all'altezza: Papa Bergoglio-Melania Trump».

PAUSINI E IL «KARAOKE» FUORI DALL'ARISTON. Il «momento karaoke» stavolta tocca al superospite Laura Pausini: addio laringite, sul palco del Festival che l’aveva vista debuttare nel 1993 con La solitudine, presenta in anteprima mondiale il nuovo singolo e poi commuove cantando in coppia con Baglioni sulle note di quell'Avrai che è diventata la più bella lettera d’amore in musica scritta da un genitore a un figlio. E poi tira fuori la semplicità della ragazza di Solarolo che ha conquistato il mondo quando esce dall’Ariston e va a incontrare il pubblico assiepato fuori dal teatro, con cui intona Come se non fosse stato mai amore.

STANDING OVATION PER LA VANONI. Una delle indiscusse regine di questa edizione è Ornella Vanoni: la sua Imparare ad amarsi è un invito a godere ogni momento, perché nel panta rei che sono le storie d’amore, sapere come lasciarsi è fondamentale almeno tanto quanto conoscere le regole dell’innamorarsi. Una voce unica e il suo non mandarle a dire - ha bacchettato tutti, dalla Hunziker ai giornalisti - si guadagnano una standing ovation più che meritata.

CARRELLATA SUL PALCO. Sul palco si susseguono Ron con Almeno pensami firmata Lucio Dalla, Ermal Meta e Fabrizio Moro, applauditissimi, Avitabile-Servillo, Red Canzian, i Decibel, Facchinetti-Fogli, Noemi, Elio e le Storie tese (ormai con la lingua di fuori, e ultimi nella classifica finale), Mario Biondi, Nina Zilli. Renzo Rubino si emoziona al punto che non riesce a dire che quei due signori che ballano sul palco mentre canta sono i suoi nonni. Il bacio più romantico di tutto il festival.

IL TOCCANTE MONOLOGO SUI MIGRANTI DI FAVINO. Il finale è un climax. La voce di Fiorella Mannoia con Mio fratello che guardi il mondo (di Ivano Fossati) chiude un toccante monologo di Favino, che nel giorno in cui l'Italia sfila contro il razzismo, commuove e si commuove interpretando con accento nordafricano la disperazione di un migrante "cittadino di nessun luogo". Una storia di estraneità ed esclusione tratta da La notte poco prima della foresta (scritto da Bernard-Marie Koltés): 4 minuti e mezzo - senza l'alito di una pausa per prendere fiato - di rara intensità. E prima della proclamazione della classifica finale Baglioni imbraccia di nuovo la chitarra e saluta la platea dell'Ariston intonando Strada facendo insieme con Nek, Francesco Renga e Max Pezzali e chiude una rassegna da record, sempre oltre il 50% di share e 10 milioni di spettatori.

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