Trio Sanremo
Sanremo 2018
FIORI
IL GUASTAFESTIVAL
10 Febbraio Feb 2018 1105 10 febbraio 2018

Sanremo 2018, le pagelle della quarta serata

La vittoria di Ultimo è avvilente. Con Mirkoeilcane si premia l'enfasi. Tra i big (in duetto) Rubino resta il grande mistero: perché è in gara? L'operazione MetaMoro salvata da Cristicchi, i Decibel si riscoprono rock. E Ron meriterebbe il primo posto. I voti.

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In questo Sanremo dei reduci, si fa un grande spreco evocativo del 68. Età del Festival, ricorrenza dell'anno rivoluzionario, ma per finta. Baglioni, che per i 68 ci va, li raggiunge l'anno prossimo, per non farsi mancar niente ha lanciato un «festival flower power» che nessuno capisce cosa sia, tanto più che i fiori, da queste parti, non sono mai mancati. Almeno quelli. In realtà, questa ineluttabilità sessantottina ha molto il sapore di un pretesto, perfino di un vezzo: esclusi i comprimari Favino e Hunziker, nati addirittura dopo, che non hanno nessuna idea di cosa fosse quel gran casino ludico e feroce, la sensazione è che quelli che c'erano, che l'hanno attraversato, se ne distanzino mentre lo evocano, come a dire: avete visto, ci siamo passati da ragazzini ma ne siamo usciti bene noi, non siamo rimasti invischiati nel nostalgismo perdente, a volte tragico, avevamo capito tutto per tempo e siamo usciti fuori dalla massa, adorati, ricchi il giusto, e adesso possiamo permetterci di scomodarlo così, in tono affatato e improbabile, una pennellata affidata alla valletta zvizzera.

I VECCHI RAGAZZI. Così i Baglioni, i Morandi, i Pooh in libera uscita, mai passati per la fase artistica politica, loro col loro '68 personale, privato, sentimentale, cauto. Ma scomodare fantasmi barricaderi a Sanremo paga sempre, garantisce un seppur etereo impegno, non sono solo canzonette, non siamo così disimpegnati, noi al mondo più giusto e più eguale ci avevamo creduto e non ce ne dimentichiamo, anche con la nostra polvere di stelle, i nostri ponti d'oro in banca o dentari scintillanti, i nostri lifting che ci affanniamo a smentire. E adesso siamo qui, chi più chi meno ancora in sella, possiamo perfino permetterci di fare Heidi rock, noi che, prima, abbiamo più o meno fatto il '68 e adesso lo spalmiamo su Sanremo che ci lascia per strada, ci sfianca, ma da vincenti, da superstiti. Che vuoi di più da noi vecchi ragazzi?

ANCORA RECORD DI ASCOLTI. Intanto è ancora boom di ascolti. La quarta serata, dedicata ai duetti e al vincitore delle Nuove Proposte Ultimo, è stata seguita in media da 10 milioni e 108 mila telespettatori con il 51,1% di share. L'anno scorso la quarta serata del festival aveva ottenuto in media 9 milioni 886 mila telespettatori pari al 47,05% di share (leggi anche la cronaca della quarta serata).

Ultimo, una vittoria avvilente

Il trionfo di Ultimo.

Leonardo Monteiro: 4. Come lo sento, mi vien voglia di andare al night. Ma perché non ci va lui?

Mirkoeilcane: 5/6. Enfasi, che non si fa per te. Mettiamola così: il premio della critica (e figurati), gli basta, sì??

Alice Caioli: 3. Non ci hai rotto solo gli specchi, Alì.

Ultimo: 2-. No, no, no. Non è possibile. Qui non c'è niente. Proprio niente. Meno di niente. Scandalosa, vergognosa, inqualificabile, avvilente vittoria. Ho un ballo di certezze. Ma non le scrivo.

Giulia Casieri: 3. «Come stai?». Male, perdio. Ma fra 3'07” passa.

Mudimbi: 6--. L'hanno scritta in 45, una riga per uno, un trionfo poi non è, però, via, è il più simpatico. Contentiamoci.

Eva: 3. Oh mia piccola Eva, io capisco che tutti alla tua età debbono sognare, ma non sta scritto da nessuna parte che il tuo sogno diventi il mio incubo.

Lorenzo Baglioni: 4. Tutti 'sti Gabbanini hanno sufficientemente rotto i cabbasisi, o no? Altro che congiuntivo, manco la condizionale ti meriti.

Ron con quella goccia di Lucio meriterebbe la vittoria

Renzo Rubino e Serena Rossi.

Renzo Rubino (con Serena Rossi): 2. Nessuno è riuscito a capire perché questo Rubino stia qui, per giunta tra i campioni. Poi subentra questa Serena Rossi, e uno si scopre a rimpiangere perfino il trottolino amoroso e gli casca la vita addosso.

Le Vibrazioni (con Skin): 3--. Ora, si dovrebbe arrivare a capire che urlare come pescivendoli, non è sinonimo di rock: l'energia è un'altra cosa. Il contributo della Skin, questa ormai signora Cecioni della telemusica è un'aggravante.

Noemi (con Paola Turci): 3. La canzone è bruttissima, muffosa, e forse è per questo che la cantano così male. L'inutilità fatta duetto.

Mario Biondi (con Ana Carolina e Daniel Jobim): 5-. Musica trombina, stasera più che mai. Carolina però tiene la tonalità di Marione e fatica. Coiuts stroncatus.

Annalisa (con Michele Bravi): 4. Questa dovrebbe funzionare molto bene nei supermercati, però io non è che “voglio capire chi sono”, io voglio capire perché Michele Bravi. È due anni, due Sanremi che ci provo.

Lo Stato Sociale (con Paolo Rossi e il Piccolo coro dell'Antoniano): 4. Rossi, smettila di fare lo Jannacci in sedicesimo, che la situazione qua è già abbastanza grave.

Max Gazzè (con Rita Marcotulli e Roberto Gatto): 5/6. Sindrome da “quanto siamo musicalmente colti noi”. Quel genere che tutti, uscendo, dicono: molto raffinato. Poi corrono in macchina e mettono i Righeira.

Decibel (con Midge Ure): 6+. Siamo a un passo dal Grande Freddo, eppure questa sera - sarà Midge, il bancario pensionando - c'è qualcosa di più. E si chiama rock.

Ornella Vanoni, Bungaro, Pacifico (con Alessandro Preziosi): 5 ½. Bòn, Preziosi è ornamentale come un ficus. Solo che il ficus, non cantando, ci fa più bella figura. De ceteribus, siam sempre lì: quo vadis? Cui prodest?

Diodato e Roy Paci (con Ghemon): 5. Questa canzoncina da talent che la tromba non nobilita pare sia piuttosto quotata. Potenza della suggestione. Ne riparliamo tra un mese, se ce ne ricorderermo ancora. Poi, sempre 'sta mania di infilarci “il rap”, un po' come il peperoncino...

Ron e Alice.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli (con Giusy Ferreri): 4-. I Pooh hanno deciso di suicidarsi anche vocalmente. Non c'è altra spiegazione per Giusy Ferreri. E soprattutto non c'è condono.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo (con Avion Travel e Daby Tourè): 5/6. Il messaggio è il medium. Tipico caso in cui una canzone mediocre, farcita di luoghi comuni del genere etno, finisce per brillare più del lecito.

Ermal Meta e Fabrizio Moro (con Simone Cristicchi): 6 ½. Mettiamola così: la canzone è ruffiana, il messaggio insidioso, il testo retorico e questi due sono stati assemblati per aver successo, insomma sono qui per i soldi. Nessun dubbio su questo. Ma neppure sul fatto che Cristicchi stasera li abbia mandati in orbita. Lui si è votato al teatro, e qui lo ha portato stasera. Ma qui deve tornare, anche come poeta in musica. Fattene una ragione, Simone.

Giovanni Caccamo (con Arisa): 4/5. Ecco un duetto azzeccato: nel senso che la purezza cristallina del timbro di Arisa (lascia perdere, poi, tutti gli annessi e i connessi) copre, rattoppa, fin che può, la atroce insussitenza di un altro che, chissà perché, si ostina a – ugh - cantare.

Ron (con Alice): 6 ½. Ormai ha preso le misure a questo fiore così triste, così delicato. E Alice lo aiuta a ricamare affetto. Chi mi siede vicino, piange. Si commuove. Io questa goccia di Lucio, la farei vincere. Ma come si fa?

Elio e le Storie tese con i Neri per caso.

Red Canzian (con Marco Masini): 4. Sì, d'accordo, «ognuno ha il suo racconto». Ma perché gridate tanto?

The Kolors (con Tullio de Piscopo e Enrico Nigiotti): 3-. Tutto mi sarei aspettato nella vita, mai di vedere De Piscopo con 'sti giovani ciucci. Quanto all'inspiegabile Nigiotti, uno che da 10 anni deve ancora cominciare, è roba di Nostra Signora del Vacaghèr, Mara Maionchi. Sbronza, la vita.

Luca Barbarossa (con Anna Foglietta): 6-. Ennio Flaiano: «Amore? Forse, con il tempo, conoscendosi peggio». Oppure passandosi er sale.

Nina Zilli (con Sergio Cammariere): 5. Praticamente, è Cammariere che suona con Nina che gli fa da corista. Saggia scelta. Ma non sufficiente.

Elio e le Storie Tese (coi Neri per Caso): 5--. Ottima interpretazione. Nobilitata dalle ugole per caso. Davvero riuscita. Soprattutto pensando che è la penultima in assoluto, poi se Dio vuole è finita davvero.

Claudio Baglioni: 6. Con tutto quello che canta, solo di Siae si fa su un castello. Ma quanta fatica, a star dietro a quel gobbo.

Michelle Hunziker: 4. A forza di sentirla ripetere “quanta energia”, sono sfibrato.

Pierfrancesco Favino: 6. È che uno, nella vita, si abitua a tutto, anche a Favino presentatore.

Gianna Nannini: 4. Questa è la serata degli equivoci: comincia la Nannini, misteriosamente ritenuta rock. Forse per quella posa da strascinata, da sconvoltina. Ma se è di famiglia patrizia senese!

Piero Pelù: S.V. «La barba non fa il filosofo», diceva Plutarco. E il tamarro non fa il rock. A sentirlo fare quello che fa a Il tempo di morire, uno vorrebbe chiamare il sor Brega. Con la cinghia. Pure per Baglioni, pure per Baglioni.

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