Sanremo
LA MODA CHE CAMBIA
11 Febbraio Feb 2018 0900 11 febbraio 2018

Il merito di Sanremo? Aver abbassato i decibel del Paese

Da Uomini e Donne a Maldamore: in nessuna parte come in Italia si ama la sceneggiata. Mentre quest’anno al Festival di Baglioni hanno vinto le proposte e non le urla.

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Il festival è finito e c’è un fatto inedito da segnalare. Fra Max Gazzé e Luca Barbarossa, James Taylor e Giorgia (che meraviglia di performance, fra l’altro, anche se del bellone che faceva smaniare Carly Simon è rimasto giusto l’esoscheletro), quest’anno a Sanremo si è strillato meno del solito. E non stiamo parlando di qualità delle canzoni, ma di puri decibel.

MENO EFFETTO TALENT, MENO DECIBEL. Meno effetto talent show e Amici, meno polmoni e più stile interpretativo. Fra i meriti del direttore artistico Claudio Baglioni bisogna ascrivere anche questo: una minore rincorsa dell'effettaccio e del «anvedi che voce questo», un maggiore investimento nella proposta di un varietà complessivamente efficace, attento a mescolare toni diversi. Nonostante il gran mulinare di braccia e le espressioni di forzata allegria di Michelle Hunziker, carina e brava benché sempre sull’orlo di una gag, in questa edizione del «festival della canzone italiana» il livello complessivo dell’emissione sonora, fosse di battute, presentazioni o, appunto, melodie, è stato inferiore a quello di un qualunque programma del pomeriggio di Canale 5 o della domenica mattina di RaiDue.

"Forse non ve ne sarete accorti, ma quanto si urla, ci si agita e si produce reazioni sopra le righe sulla tivù italiana non accade da nessun’altra parte"

LA TV URLATA: COME IN ITALIA DA NESSUN ALTRA PARTE. Forse non ve ne sarete accorti, ma quanto si urla, ci si agita, ci si produce in reazioni eccessive e sopra le righe sulla televisione italiana non accade da nessun’altra parte. Forse neanche nella vita reale, anzi sicuramente non in questa, sebbene si possa nutrire il ragionevole sospetto che tutto questo costante accapigliarsi televisivo qualche influenza nefasta su chi regola la propria vita sui comportamenti visti sui social e sui media ce l’abbia. Non pensate però che la rissa e gli atteggiamenti eccessivi riguardino solo i programmi di Barbara d’Urso, dove si litiga a suon di schiaffoni e si rivendicano a gran voce comportamenti da confessionale (vero, non del Grande Fratello). Per quanto becera e vajassa possa essere la sua televisione, per quanto possa risultare incomprensibile il livello dell’insulto medio che si scambiano i protagonisti di Uomini e Donne (non sono mai riuscita a guardarlo per più di un minuto, dunque la mia analisi non può che essere parziale, sebbene credo che segua sempre il modello della gazzarra concordata: ogni volta che mi ci sono imbattuta c’era una donna che ne insultava un’altra, o un ragazzotto che accusava la fidanzata di una qualche infedeltà con toni tali da augurarsi che l’avesse fatto davvero, con un tipo più frequentabile), il dato nuovo è che si litiga per solenni scemenze, ci si strappa i capelli e si strabuzzano gli occhi perfino nei serial e nelle commediole della domenica sera, quelle che avrebbero il compito di traghettarci verso un lunedì che, per definizione, è intollerabile.

ATTORI E REGISTI SEMPRE SOPRA LE RIGHE. Una volta c’era il nonno del Medico in famiglia a lenire e sopire. Ora il borbottìo una massa di Erinni più o meno Immature e di cialtroni che alzano la voce con la fidanzata per un caffé. Sul serio: quanta gente conoscete che butta la valigia, il cuscino e gli occhiali del fidanzato fedifrago dalla finestra? Eppure, se aveste visto domenica scorsa su RaUno la replica di Maldamore (sottotitolo: commedia romantica del 2014), non avreste avuto requie per un’ora e mezza. Persino un ottimo attore come Luca Zingaretti ne usciva come un dilettante esagitato. Mai uno scambio di battute normale, fosse pure per chiedere il banalissimo «passami il sale» che ora Barbarossa ha trasformato in una ballata sull’amore della quotidianità e di una vita insieme. Era tutto un «passami il saleeee perdìo», uno strabuzzare d’occhi, una smorfia, uno stracciarsi le vesti per totali idiozie risolvibili con un «grazie...prego...scusa». La recitazione dei nostri attori, la guida dei nostri registi è sempre sopra le righe: c'è sempre una Anna Magnani che tenta di fare capolino, un Raffaello Matarazzo che spunta dietro la macchina da presa, una Clara Calamai pronta a restare a seno nudo per l’impeto di rabbia dell’amante, una Leda Gys attaccata alle tende, una Eleonora Duse con i capelli scarmigliati.

COME CI PAICE LA SCENEGGIATA! Siamo sempre lì, altalenanti fra il palcoscenico e il cortile: il paese che i viaggiatori dell’Ottocento trovavano irresistibile proprio per il tasso di violenza esibita e di passioni vissute senza freni (Avete presente Camera con vista di E.M. Forster?). Poi ci domandiamo perché ci prendano poco sul serio. Perché sul serio, come le persone «normali» del Paese «normale» di una campagna politica di neanche troppi anni fa, non sappiamo prenderci neanche noi. Ci piace troppo la sceneggiata. Per vedere come si possa trattare con totale e spietata maestria cinematografica una storiaccia di avidità, ricatti e potere, bisogna acquistare un biglietto per The Post. Se invece si vuole scoprire come, per un nonnulla, una donna rischi di finire giù da una scogliera, si può aspettare l'uscita dell'ultimo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene. Certamente.

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