Folco Quilici
24 Febbraio Feb 2018 1307 24 febbraio 2018

È morto Folco Quilici: il grande documentarista aveva 87 anni

Spirato all'ospedale di Orvieto. Era originario di Ferrara. I suoi documentari avevano ottenuto candidature agli Oscar e vinto un David di Donatello. Centrale nella sua opera il rapporto con il mare e l'amore per la natura italiana. 

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Avrebbe compiuto 88 anni il 7 aprile, il grande documentarista Folco Quilici. Se n'è andato la mattina del 24 febbraio, all'ospedale di Oriveto. I suoi documentari erano arrivati fino a Hollywood. Aveva ottenuto una nomination agli Oscar con Toscana - L'Italia vista dal cielo, nel 1971. Mentre con Oceano, in cui usava le riprese sottomarine di cui era uno specialista, ha vinto un David di Donatello. Tutta la sua carriera si è dispiegata nel rapporto tra uomo e natura, in particolare tra uomo e mare.

FRANCESCHINI: «UN ITALIANO INNAMORATO DELLA PROPRIA TERRA». «Se ne va una delle figure più importanti del giornalismo, del documentarismo e della cultura italiana», ha commentato il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che con Quilici condivide le radici ferraresi. «Un pioniere in tutti i progetti che ha avviato, sempre anni avanti rispetto agli altri, un italiano innamorato del proprio paese e un ferrarese innamorato della propria terra in cui era l'erede della grande tradizione giornalistica del padre Nello».

MOLTISSIMI DOCUMENTARI TELEVISIVI. Quilici è autore di decine e decine di documentari televisivi, da Malimba a L'alba dell'uomo, da Mediterraneo ad Arcipelaghi e ha curato per Rai3 negli Anni 70 la rubrica Geo, opere che lo hanno reso popolare a livello internazionale, tanto che la prestigiosa rivista Forbes lo inserì nel 2006 tra le cento firme più influenti al mondo per il suo lavoro sull'ambiente.

IL FILM PREMIATO DALL'UNESCO. È anche autore di un film affascinante e poetico sulla perdita dell'armonia della natura con l'avanzare della civiltà, Ti Koyo e il suo pescecane (Premio Unesco per la Cultura nel 1961), sull'incontro tra un ragazzino polinesiano e un piccolo squalo che si ritroveranno da adulti e collaboreranno nella pesca di ostriche perlifere, finché tutto non sarà rovinato dall'invidia degli altri.

IL SUCCESSO CON SESTO CONTINENTE. Il primo lavoro di successo di Quilici fu Sesto continente (Premio Speciale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1954), grande documentario subacqueo sul mondo del mare girato in 130 giorni lungo le coste dell'Africa, che attirò l'attenzione per il suo rigore scientifico guidato da una curiosità senza sensazionalismi e banalizzazioni disneyane, ma unito a un senso dell'avventura e della scoperta.

LE COLLABORAZIONI CON CALVINO E SOLDATI. Figlio del giornalista Nello Quilici e dalla pittrice Emma Buzzacchi, Folco crebbe appassionandosi al cinema in modo amatoriale, finendo per specializzarsi proprio nelle riprese sottomarine. È in questo settore che la sua fama crescerà non solo in Italia, ma anche all'estero. Nel suo lavoro ha cercato di avere accanto nomi di studiosi e scrittori di alto profilo, dallo storico Fernand Braudel all'antropologo Levi Strauss, mentre in altre occasioni ha chiesto commenti per le proprie immagini a Cesare Brandi, Italo Calvino, Guido Piovene, Ignazio Silone o Mario Soldati.

L'IMPEGNO PER L'AMBIENTE. Quilici, che aveva girato tutto il mondo immergendosi negli abissi come levandosi in volo per documentare da punti di vista nuovi la bellezza del nostro pianeta, se la prendeva con chi «pretende di salvare la Terra standosene comodamente seduto in poltrona e senza interrogarsi circa i propri consumi». A proposito del suo lavoro sosteneva che era «importante stingere rapporti con le persone che gravitano attorno alla storia che si intende raccontare, parlare con loro, costruire magari delle amicizie. Perché da queste persone ti arrivano punti di vista diversi sui fatti, sulla storia, sui personaggi, che possono essere spunti interessanti, materiale vivo che interessa prima te e poi lo spettatore».

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