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25 Febbraio Feb 2018 1600 25 febbraio 2018

"Figlia mia" al cinema: trailer e recensione del film

Una bimba contesa fra due madri, Valeria Golino e Alba Rohrwacher. Tre storie femminili che s'intrecciano. Con una forte carica emotiva. E la Sardegna sullo sfondo. Perché vedere l'ultimo lavoro di Laura Bispuri.

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Laura Bispuri, dopo Vergine giurata, è ritornata al Festival di Berlino per presentare Figlia Mia, un'intensa riflessione sul significato della maternità e sulla ricerca della propria identità compiuta attraverso la storia di tre donne.

NEMICHE PER L'AMORE DI VITTORIA. Al centro della storia c'è la piccola Vittoria (Sara Casu) che, dopo aver compiuto 10 anni, vede modificarsi completamente la sua vita che, fino a quel momento, la vedeva in totale simbiosi con la donna che l'ha allevata, Tina (Valeria Golino). L'equilibrio si spezza con l'entrata in scena dell'istintiva e fragile Angelica (Alba Rohrwacher), la vera madre che aveva rinunciato alla figlia a causa di un'esistenza contraddistinta da caos e incertezza, affidandola alle amorevoli cure di Tina. Le due donne si ritroveranno quindi quasi nemiche nel cercare di ottenere l'amore di Vittoria, mentre la ragazzina sarà obbligata a porsi delle importanti domande.

LAVORO DI SENSIBILITÀ E TRASPORTO. La regista, che ha firmato la sceneggiatura assieme a Francesca Manieri, trova un interessante equilibrio nella rappresentazione delle tre figure femminili al centro della trama, seguendone il percorso di crescita con sensibilità e altrettanto trasporto. Figlia Mia, pur soffrendo in più tratti il peso della delineazione quasi stereotipata delle tre protagoniste, riesce a rendere la rappresentazione di due amori molto diversi un modo per parlare di identità e di come questa venga plasmata dalla nostra esistenza e dalla società in cui viviamo.

Alba Rohrwacher si è messa alla prova, superandola, con un ruolo un po' atipico rispetto a quelli che le sono stati affidati in passato

La tematica della maternità viene affrontata senza pregiudizi nel seguire Vittoria e il legame diverso che la lega alle due madri, sfruttando bene le interpretazioni convincenti di Valeria Golino e soprattutto di Alba Rohrwacher, che si è messa alla prova, superandola, con un ruolo un po' atipico rispetto a quelli che le sono stati affidati in passato, portando così sullo schermo un personaggio che affronta i suoi problemi consapevole che le è impossibile tenere un po' di oscurità - o, come viene detto in una scena, «sporcizia» - lontano da lei, avvicinandosi così al mondo con una prospettiva realistica e cupa.

SPLENDIDA FOTOGRAFIA DI RADOVIC. Le figure maschili in Figlia Mia rimangono un po' in ombra, tuttavia contribuiscono in modo discreto ed essenziale a costruire un contesto complesso e ricco di sfumature. La splendida fotografia di Vladan Radovic, inoltre, rende le location scelte per girare il film, in Sardegna, un tassello importante della narrazione, riflettendo dal punto di vista visivo le opposizioni ideate dal punto di vista personale. Figlia Mia convince, forse più dal punto di vista emotivo che narrativo, regalando tre ottime interpretazioni femminili che lasciano il segno.

In pillole

TI PIACERÀ SE. Ami le storie di donne che offrono spunti di riflessione personali.

DEVI EVITARLO SE. Non ti lasci coinvolgere dai film con al centro l'idea di maternità.

LA FRASE CULT. «Ogni colpo di tosse, ogni febbre, ogni goccia di sudore... conosco mia figlia. Lei sa sempre che ci sono, basta che si volti e io ci sono. Di questo ha bisogno».

CON CHI VEDERLO. Con la propria madre, per riflettere sul legame che avete stabilito nel corso degli anni.

PERCHÉ VEDERLO. La regia di Laura Bispuri è molto attenta e le performance delle protagoniste emozionanti e convincenti.

LA SCENA MEMORABILE. Angelica e Vittoria che si divertono sulle note di Questo amore non si tocca di Gianni Bella.

Regia: Laura Bispuri; genere: drammatico (Italia, 2018); attori: Valeria Golino, Alba Rohrwacher, Sara Casu, Michele Carboni, Udo Kier.

Scopriamo qualche curiosità sul film:

1. Parte su misura per Rohrwacher: ma molto diversa da Vergine Giurata

La regista ha svelato di aver creato il personaggio di Angelica pensando proprio ad Alba Rohrwacher, offrendole un ruolo completamente differente rispetto a quello che le aveva affidato in Vergine Giurata. La parte è stata quindi fin da subito delineata come «calda, esplosiva e trascinante».

Alba Rohrwacher nella parte dell'istintiva e fragile Angelica.

2. Lunga ricerca per trovare Vittoria: ha vinto una sarda atipica

Individuare la giusta attrice per affidarle il compito di interpretare la piccola Vittoria non è stato molto semplice: la produzione ha cercato in tutta la Sardegna una bambina adatta per la parte, anche dal punto di vista fisico, dovendo somigliare ad Alba Rohrwacher. La Bispuri ha svelato di aver scelto Sara Casu perché è rimasta conquistata dalla sua voce e dal fatto che esteticamente sia piuttosto lontana dall'immagine che abitualmente viene associata alle persone di origine sarda.

Sara Casu, la bambina sarda scelta per il film.

3. Debutto in lingua italiana: la prima volta di Udo Kier

L'attore Udo Kier, dopo 50 anni di esperienza in campo cinematografico, ha realizzato il suo primo film in lingua italiana proprio con Figlia Mia. La star ha rivelato che non è stata un'esperienza particolarmente semplice, nonostante abbia vissuto a lungo a Roma, ma di aver apprezzato il lavoro compiuto dalla regista fin da quando ha visto Vergine Giurata. Laura ha invece raccontato di aver creato la parte di Bruno, un uomo di origine tedesca che vive in Sardegna, per dare spazio alla presenza sull'isola di tanti stranieri che hanno deciso di trasferirsi da anni nella meravigliosa regione italiana.

4. Lavoro sulle location: scelta la Sardegna per un contesto credibile

Laura Bispuri ha spiegato di aver compiuto un accurato lavoro sui luoghi, sui paesaggi e sulle atmosfere che contraddistinguono la Sardegna per poter poi inserire i personaggi e gli eventi in un contesto reale e credibile. La regista ha sottolineato che si concentra sempre su come i protagonisti si muovono in relazione con uno spazio in cui ha, in qualche modo, vissuto, dando così forza alle scene senza risultare invadenti.

La regista Laura Bispuri.

5. Accento complicato: le difficoltà della Golino

Valeria Golino ha ammesso di aver avuto qualche problema ad addentrarsi nella lingua e musicalità sarda, non volendo rischiare di esagerare o usare l'accento in modo quasi caricaturale. Per riuscire a recitare nel modo più corretto e rispettoso, il cast ha quindo potuto affidarsi a un'attrice sarda che ha seguito il lavoro dei protagonisti con grande attenzione, aiutandoli a recitare in italiano con un accento leggero, ma riconoscibile.

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